Culto domenicale:
ore 9,00 sala degli Airali
ore 10,00 Tempio dei Bellonatti
nel periodo invernale il culto avrà luogo presso la sala Beckwith

Nuovo numero di telefono del presbiterio: 0121.30.28.50

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bellonatti

Il territorio di S. Giovanni, che fino al 1658 faceva parte del Comune di Luserna, residenza dei feudatari locali, fu totalmente escluso dai limiti dell'accordo di Cavour: quindi la numerosa comunità valdese ivi residente (che rappresentava la maggioranza della popolazione) fu costretta dalle leggi sabaude ad essere priva di un tempio e perfino di una sede pastorale. Per questo motivo gli abitanti di S. Giovanni si videro costretti a edificare un tempio sul territorio di Angrogna, detto il Ciabàs, a poche centinaia di metri dal confine.

Ma l'ubicazione dì questo tempio, situato in una località estremamente periferica, riusciva assai scomoda, specie per i fedeli provenienti da lontano (alcuni vi affluivano da Bibiana, Campigliene e Fenile); perciò i Valdesi residenti a S. Giovanni attesero un'occasione propizia che consentisse loro di aprire un luogo di culto più comodo.

L'occasione si presentò nel secondo decennio del 1600, durante le guerre del Monferrato, alle quali parteciparono le milizie valdesi, per cui Carlo Emanuele I inizialmente tollerò la costruzione di un tempio nella frazione Malan, in regione Malanot. La costruzione venne terminata nel 1619, ma già il 20 giugno 1620 un decreto imponeva ai Valdesi di «murare la porta della chiesa nuovamente fatta».

Riaperto poco dopo, venne subito rinnovato l'ordine di chiusura. Si conoscono almeno sei decreti, emessi tra il'1620 ed il 1640, che impongono la chiusura di questo tempio e l'asportazione della campana. Nel 1664 il tempio venne definitivamente demolito; più tardi l'area fu utilizzata per la costruzione del cimitero cattolico, come previsto da una delle clausole delle Patenti di Torino del 14 febbraio 1664, che imponevano, tra l'altro, il divieto di praticare pubblicamente il culto valdese su tutto il territorio di S. Giovanni.

Per breve tempo, dopo il rimpatrio e fino al 1717, fu di nuovo possibile utilizzare una cappella cattolica ai Bellonatti, ma questa liberalità durò poco ed i fedeli vennero nuovamente costretti a frequentare i culti nel tempio del Ciabàs.

bellonatti-incisione800Solo durante l'annessione all'Impero napoleonico, che concesse ai Valdesi un periodo di libertà, divenne possibile ottenere il permesso di costruire nuovi edifici di culto. Il Concistoro non si lasciò sfuggire l'occasione propizia e, nella seduta del 1806, deliberò la costruzione del nuovo tempio di S. Giovanni. Il terreno necessario fu ceduto gratuitamente dal membro di chiesa Davide Vola. Il 9 aprile 1806 il governo napoleonico approvò il progetto ed i lavori ebbero subito inizio.

Purtroppo manca una documentazione in merito, salvo un computo dei materiali a firma «Mr. Arbora», come esecutore dei disegni del progetto. Su un capitello esterno del lato sud si legge la scritta: «Ghigliani Architetto», ad indicazione di colui che diresse i lavori di costruzione.

La comunità, oltre ad offrire il lavoro volontario dei suoi membri di chiesa, dovette sottoporsi ad un enorme sforzo finanziario. Infatti il sottoprefetto di Pinerolo, il Valdese ex moderatore Pietro Geymet, con un ordine del 30 maggio, vietò al Comune di concorrere alle spese di costruzione del nuovo tempio, dando così una bella testimonianza di "laicità", nuova per l'epoca. Su un totale di 28.445 lire di spesa, 20.526 lire furono sottoscritte dai più diretti interessati, mentre la restante somma fu raccolta grazie a doni di amici, soprattutto stranieri.

La costruzione procedette celermente, anche per il grosso impegno di lavoro volontario dei membri della comunità, ed in sei mesi il tempio venne terminato nelle sue linee generali, tanto che nel mese di dicembre vi si celebravano già alcuni matrimoni. I lavori di completamento della parte interna procedettero invece più a rilento e furono conclusi solo l'anno seguente.

La solenne inaugurazione ebbe luogo il 20 dicembre 1807, alla presenza di un'enorme folla festante (si tratta del primo grande tempio costruito dai Valdesi fuori dal ghetto) con un culto tenuto dal pastore Giosuè Meille.

Ma un destino sfavorevole sembrava accanirsi contro i Valdesi di S. Giovanni. Pochi mesi dopo, il nuovo tempio fu gravemente lesionato dal terremoto. Nel pomeriggio del 2 aprile 1808 si avverti un improvviso eccezionale soffio di vento, seguito da una forte scossa di terremoto che danneggiò o fece crollare molti edifici. Verso le 21 un boato spaventoso precedette una seconda scossa, ancora più disastrosa della prima. Le scosse sismiche, che avevano il loro duplice epicentro a Luserna e a S. Germano, continuarono con inusitata frequenza, più o meno forti, per diversi mesi fino a raggiungere - ci informa un cronista del tempo - il numero davvero impressionante di 15 o 16 mila!

II tempio dei Bellonatti risultò seriamente lesionato ed il 10 dello stesso mese il culto con Santa Cena venne celebrato nei campi a ponente del tempio. In seguito, per alcuni mesi, fino alla fine di luglio, il culto dovette nuovamente essere trasferito al vecchio Ciabàs. I lavori di restauro e di consolidamento durarono a lungo e vennero completati solo nel 1811.

Nel 1814 il re Vittorio Emanuele I, appena ritornato nei suoi domini continentali, con l'editto del 21 maggio, annullò tutte le concessioni istituite dalla Repubblica e dall'Impero francesi. Venne così riconfermato ai Valdesi il divieto di costruire templi al di fuori dei territori indicati nell'accordo di Cavour (1561) e dall'editto del 1730. Caddero automaticamente le Concistoriali valdesi volute da Napoleone e si ritornò alla situazione del 1798.

bellonatti-rostanIl 3 novembre 1814 Vittorio Emanuele I firmava l'ingiunzione di chiudere il tempio abusivo di S. Giovanni e la chiusura venne effettuata alla fine di novembre.

Ma il tempio fu ancora riaperto il 12 maggio 1816, in seguito alle reiterate proteste dei Valdesi presso le autorità e grazie all'intervento del residente inglese, ammiraglio Bentinck, che, nel 1814, aveva scortato il re da Cagliari a Torino, acquistandosi perenne gratitudine.

Naturalmente il clero locale colse l'occasione per lamentarsi che il tempio era troppo vicino alla chiesa cattolica e ne disturbava le funzioni. Il giudice Motto e l'intendente Grotti furono incaricati di condurre un'inchiesta, in seguito alla quale stesero una relazione favorevole ai Valdesi.

La distanza tra il tempio e la chiesa era inferiore a Villar, ad Angrogna, a S. Bartolomeo, a S. Germano e a Massello, senza che questo fatto avesse mai causato il minimo incidente. D'altronde gli stessi cattolici di S. Giovanni dichiararono di non ravvisare alcun inconveniente nella vicinanza dei due luoghi di culto.

Per ovviare ai disguidi che potevano derivare dal fatto che il suono delle due campane fosse troppo simile, la comunità valdese di S. Giovanni provvide a far aggiungere dalla fonderia Biolley di Torino una certa quantità di argento al bronzo della propria campana, affinché il suo suono si differenziasse chiaramente da quello della campana della chiesa cattolica che, peraltro, risultò essere di proprietà del Comune.

Al fine di addivenire ad un compromesso tra le parti, l'intendente Grotti propose la messa a dimora di una triplice fila di alberi, affinché nulla potesse turbare il culto cattolico. Ma il parroco, col pretesto che il canto dei Salmi disturbava il raccoglimento delle sue pecorelle (in tutto una quarantina), ottenne che ai Valdesi venisse imposta «l'elevazione di uno steccato di tavole di legno dell'altezza di trabucchi uno e mezzo [poco meno di cinque metri] e quello mantenuto in perpetuità, acciocché non venisse creato il menomo disturbo all'esercizio del culto cattolico».

ciabas-coloratoPoiché all'epoca della costruzione del tempio non si era provveduto a richiedere l'autorizzazione a che il pastore risiedesse a S. Giovanni, la sua residenza rimase relegata in posizione periferica, nella frazione Stalliat, sul territorio di Angrogna, poco a monte del tempio del Ciabàs.

Si cercò di porvi rimedio attorno al 1820 con la richiesta di poter costruire un nuovo presbiterio più vicino al tempio dei Bellonatti. Malgrado l'interessamento e le pressioni del conte Waldburg Truchsess, plenipotenziario prussiano, la pratica dovette seguire un lungo e defatigante iter burocratico ed impiegò ben quattro anni per essere completata. Finalmente giunse l'autorizzazione, a condizione che il nuovo edificio fosse costruito dietro al tempio, dal lato opposto alla chiesa cattolica. I lavori relativi poterono finalmente avere inizio nel 1825, su progetto dell'architetto Ghigliani, che già aveva diretto i lavori di costruzione del tempio annesso. Terminato il nuovo presbiterio, venne messo in vendita quello degli Stalliat, in ottemperanza alla legge che non consentiva di aumentarne il numero.

Sempre nel 1825 il pulpito di S. Giovanni - come quelli di S. Germano e Torre - ebbe occasione di ospitare il giovane predicatore Félix Neff, invitato da Antonio Blanc, che lo aveva conosciuto l'anno precedente in occasione dell'inaugurazione del nuovo tempio riformato di Dourmillouse in Val Freyssinière (Delfìnato).

L'impressione di Neff sui Valdesi fu piuttosto negativa; tuttavia le sue prediche, ed una lunga serie di riunioni tenute in zona, segnarono l'inizio del movimento del Risveglio che portò alla ricerca di una più sentita interiorità religiosa e di una vitalità spirituale più feconda ed impegnata.

Nel 1829 il rev. W.S. Gilly visitò il tempio dei Bellonatti che definì: «forse il più bello e solido delle Valli». Lamentava, tuttavia, la cattiva acustica interna.

Nel mese di luglio del 1833 un evento funesto colpì la popolazione di S. Giovanni: sette ragazzi, saliti sul campanile del tempio a caccia di nidi di passeri, proprio durante un furioso temporale abbattutosi sulla zona, furono uccisi da un fulmine. Il fatto è riportato anche dal Beattie che visitò il tempio l'anno seguente.

Lo steccato di cui abbiamo detto nelle pagine precedenti rimase in piedi per una decina d'anni, suscitando inevitabile stupore ed indignazione nei visitatori. Ma la perpetuità del legname non può essere garantita dagli editti reali e quando, nel 1834, le intemperie ridussero in sfasciume lo steccato, finché venne abbattuto dal vento, fu il sollecito vescovo Andrea Charvaz di Pinerolo - già precettore dei prìncipi di casa reale - a reclamare la sostituzione della palizzata con un muro definitivo, rivolgendosi direttamente al re Carlo Alberto.

Ma i tempi stavano mutando e, nonostante le sue proteste, la funzione di paravento, dietro cui doveva essere «celato il santuario dell'eresia», venne affidata a due semplici ippocastani messi a dimora solo nel 1842.

In luogo del muro di cinta fu costruita una bussola interna alla porta centrale, al fine di attenuare il «disturbo» alle funzioni cattoliche.
Nell'inverno 1889 il pulpito, prima addossato alla parete nord, a destra dell'entrata, venne trasferito in fondo al tempio e sistemato su una tribuna.
Nel 1906, in occasione del primo centenario, furono eseguiti alcuni lavori di restauro ed al di sopra della porta d'entrata venne costruita la galleria, destinata ad ospitare l'organo ed i membri della corale, cui si accede mediante due scale in pietra poste nei vani laterali alla porta d'entrata, sulla facciata principale.

meridianaL'ultimo restauro, con rifacimento del manto di copertura e ritinteggiatura della facciata, fu eseguito negli anni 1981-82 a cura dell'architetto Marco De Bettini.
In occasione di questi restauri, sulla parete sud è stata ripristinata una meridiana con vivaci colori rosso e giallo.

 

Tratto da: “I Templi delle Valli Valdesi”, di Renzo Bounous e Massimo Lecchi ed. Claudiana 1988

 

Negli anni '90, il cedimento di due capriate in legno costituenti la grande orditura, ha fatto sì che il grande tetto ricoperto in pietra cominciasse ad abbassarsi andando pericolosamente ad appoggiarsi sulla sottile volta sottostante. Nella volta comparvero delle crepe causate anche dal suo naturale assestamento sulle murature perimetrali d'appoggio, che tendevano ad allargarsi sotto la sua spinta, e che si erano ulteriormente accentuate con la spinta del tetto.

Si decise, quindi, di intervenire in più direzioni:

  • creando una cintura di contenimento alla base della grande volta ellittica (come già si cercò di fare nel 1811 con la cintura di ferro)
  • gettando un cordolo continuo di cemento armato e ripristinando il sistema di travature originario,
  • rinforzando i giunti che avevano ceduto e con la sostituzione delle parti degradate
  • gettando un ulteriore cordolo continuo in cemento armato su tutto il bordo sommitale della muratura ellittica su cui poggiano le grandi travi.

Questi interventi erano mirati a contenere definitivamente le spinte della volta, e ad annullare le spinte tangenziali delle travi del tetto che poggiano sulla muratura, bloccando così quel processo che aveva causato le maggiori crepe nella muratura perimetrale del tempio.

Dopo aver acquisito i pareri favorevoli al progetto da parte della Sovraintendenza ai Monumenti e ai Beni Architettonici della Regione Piemonte e da parte del Comune di Luserna San Giovanni, i lavori iniziarono nel mese di aprile 1996, con la rimozione della copertura in pietra nella parte absidale del tempio e terminarono nel marzo 1997.

Infine, nell'ottobre 2005, si pose mano al restauro dell'affresco sulla facciata, che dopo più di vent'anni non era più perfettamente visibile nei particolari.

 

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