Culto domenicale:
ore 9,00 sala degli Airali
ore 10,00 Tempio dei Bellonatti
nel periodo invernale il culto avrà luogo presso la sala Beckwith

Nuovo numero di telefono del presbiterio: 0121.30.28.50

Testo della predicazione: Ebrei 4,14-16

«Noi abbiamo un grande sommo sacerdote che ha attraversato i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, teniamoci saldi nella fede che professiamo. In effetti, non abbiamo un sommo sacerdote che non possa condividere le nostre debolezze, messo alla prova in ogni cosa come noi, ma senza peccato. Accostiamoci con piena fiducia, dunque, al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia per essere aiutati al momento opportuno».

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, l’autore della lettera agli Ebrei rivolge un lungo sermone ai suoi lettori per incoraggiarli a superare le difficoltà che vivevano come credenti cristiani nella società di allora. Questo predicatore cerca di spiegare il senso autentico delle Scritture in modo non letterale, ma spirituale, per cui quelle Scritture diventano la prefigurazione di un nuovo Patto che Dio fa con l’umanità.

Si tratta di una alleanza nuova, perfetta perché non è stata compiuta con il sangue di animali sacrificati sull’altare del Tempio di Gerusalemme, ma con il sangue di Cristo, che è la Parola vivente di Dio, Dio stesso che si offre all’umanità. Si tratta di una nuova alleanza che dura per sempre: non servono, dunque, altri olocausti, altre offerte a Dio, ma è accaduto una volta per tutte che Cristo è morto sulla croce.

Questa spiegazione conforta i lettori della lettera, perché Gesù non è rimasto una vittima sacrificale, prigioniero della distruzione, della tomba, della devastazione, dell’annullamento, ma ha vinto l’insufficienza umana, la sua parzialità, il suo peccato, il suo dolore, la sua sofferenza.

Non abbiamo nulla da temere, dunque, perché siamo in buone mani. Siamo tutti partecipi della decisione di Dio di stringere con noi un patto di grazia e di salvezza, malgrado noi non lo meritassimo affatto: è solo una scelta di Dio, unilaterale.

Testo della predicazione: Luca 14,15-24

Uno degli invitati, appena udì queste parole di Gesù, esclamò: “Beato chi potrà partecipare al banchetto nel regno di Dio!”. Gesù allora gli raccontò un’altra parabola: «Un uomo fece una volta un grande banchetto e invitò molta gente. All’ora del pranzo mandò uno dei suoi servi a dire agli invitati: Tutto è pronto, venite! Ma, uno dopo l’altro, gli invitati cominciarono a scusarsi. Uno gli disse: “Ho comprato un terreno e devo andare a vederlo. Ti prego di scusarmi”. Un altro gli disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e sto andando a provarli. Ti prego di scusarmi”. Un terzo invitato gli disse: “Mi sono sposato da poco e perciò non posso venire”. Quel servo tornò dal suo padrone e gli riferì tutto. Il padrone di casa allora, pieno di sdegno, ordinò al suo servo: Esci subito e va per le piazze e per le vie della città e fa’ venire qui, al mio banchetto, i poveri e gli storpi, i ciechi e gli zoppi. Più tardi il servo tornò dal padrone per dirgli: “Signore, ho eseguito il tuo ordine, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: Esci di nuovo e va’ per i sentieri di campagna e lungo le siepi e spingi la gente a venire. Voglio che la mia casa sia piena di gente. Nessuno di quelli che ho invitato per primi parteciperà al mio banchetto: ve lo assicuro!».

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, l’argomento della parabola è aperto da una persona che siede a tavola con Gesù, dice: «Beato chi potrà partecipare al banchetto nel Regno di Dio». Questa beatitudine vuole semplicemente indicare che il futuro Regno di Dio, all'epoca di Gesù, era immaginato come un grande convito, un banchetto, un sedere alla stessa tavola e condividere lo stesso pane. E non si trattava semplicemente di mangiare insieme, ma di qualcosa di più dal momento che nella mentalità orientale il sedere alla stessa mensa implicava una compartecipazione e una condivisione non soltanto del cibo, ma anche degli stessi propositi, delle stesse aspirazioni, speranze, scelte, direzioni da percorrere.

Condividere la mensa con altri, significava compromettersi reciprocamente, accogliere ed essere accolti, significava diventare come l'altro, stringere forti legami di amicizia e di fraternità. Per questo i giudei non potevano sedere a tavola con i peccatori e i pagani, perché, mangiando con loro, avrebbero partecipato al loro peccato.

Tante volte Gesù lo faceva e per questo era accusato di mangiare coi peccatori e le prostitute.

Testo della predicazione: Marco 4,35-40

Giunse la sera e Gesù disse ai discepoli: «Passiamo all'altra riva». I discepoli, congedata la folla, lo presero, così com'era, nella barca. C'erano delle altre barche con lui. Ed ecco levarsi una gran bufera di vento che gettava le onde nella barca, tanto che questa già si riempiva. Egli stava dormendo sul guanciale a poppa. I discepoli lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che noi moriamo?» Egli, svegliatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!» Il vento cessò e si fece gran bonaccia. Egli disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?». Ed essi furono presi da gran timore e si dicevano gli uni gli altri: «Chi è dunque costui, al quale persino il vento e il mare ubbidiscono?».

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, tutti gli studiosi della Bibbia ritengono che il racconto della tempesta sedata abbia molte somiglianze con l’episodio di Giona che scappa nella direzione opposta a quella indicatagli da Dio verso cui andare per predicare il giudizio di Dio sulla città di Ninive:

Il Signore scatenò un gran vento sul mare, e vi fu sul mare una tempesta così forte che la nave era sul punto di sfasciarsi. I marinai ebbero paura e invocarono ciascuno il proprio dio e gettarono a mare il carico di bordo, per alleggerire la nave. Giona, invece, era sceso in fondo alla nave, si era coricato e dormiva profondamente. Il capitano gli si avvicinò e gli disse: «Che fai qui? Dormi? Alzati, invoca il tuo dio! Forse egli si darà pensiero di noi e non periremo».

Così accade anche nel nostro racconto. Gesù dorme durante la tempesta e i discepoli, disperati e pieni di paura, lo svegliano. Sappiamo tutti bene che la Bibbia propone l’immagine delle acque e delle tempeste per designare le paure, le avversità della vita, le insicurezze sociali…

Testo della predicazione: Deuteronomio 16,11-12.18-20

Andrete nel luogo che il Signore avrà scelto come sede della sua Abitazione e, davanti a lui, farete festa voi, i vostri figli e le figlie, i vostri schiavi e le schiave, i leviti che abiteranno nelle vostre città, i forestieri, gli orfani e le vedove che saranno in mezzo a voi. Non dimenticate che siete stati schiavi in Egitto: osserverete e metterete in pratica queste leggi. In tutte le città che il Signore, vostro Dio, sta per darvi, nominerete giudici e magistrati per ogni tribù. Essi amministreranno la giustizia per il popolo in modo imparziale. Non deviate il corso della giustizia e non fate preferenze. Non accettate regali, perché il regalo rende ciechi i sapienti e corrompe le decisioni dei giusti. Cercate di essere veramente giusti e così resterete in vita e possederete la terra che il Signore, vostro Dio, sta per darvi.

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, oggi vi propongo una riflessione legata alla Settimana di Preghiera per l’unità dei Cristiani 2019 conclusasi il 25 gennaio, e che ha proposto il testo biblico del Deuteronomio che abbiamo ascoltato. Il libro dedica lunghi brani al tema dell’amore per il prossimo e per l’umanità. Così, nei capitoli attorno al nostro cap. 16 troviamo una serie di leggi da mettere in pratica al settimo giorno oppure al settimo anno o al cinquantesimo anno: è detto periodo sabbatico perché si fonda sulla memoria del settimo giorno, quello in cui Dio si riposò dopo aver creato il mondo. Così è ritenuto giusto che anche le persone che abitano la terra abbiamo riposo e soprattutto liberazione dai pesanti oneri della vita quando essi rendono schiavi e negano la dignità umana.

Qui si parla della libertà che Dio ha donato al momento della creazione e della possibilità che tutti la ricevano. Dio, infatti, dona la terra a Israele come libertà da esercitare in un territorio, in uno spazio, mentre dona il sabato come libertà da esercitare nel tempo.

La Bibbia parla di libertà per tutti, non solo per alcuni ed esorta a viverla e a offrirla a chi non ha libertà, pace ed è vittima dell’ingiustizia. Il Deuteronomio parla di compassione per i più deboli, i poveri e gli emarginati perché insegna a ricordare: «anche voi foste schiavi in terra d’Egitto» (Dt. 15,15).

In questo contesto è detto: «Non vi sarà nessun povero in mezzo a voi… se ubbidisci alla voce del Signore» (Dt. 15,4-6), ma così non è, siamo davvero tutti lontani dall’ascoltare quella Parola che ci restituisce a noi stessi nella dignità e nella giustizia, perciò è necessario un atto di remissione, come quello sabbatico.

Il Deuteronomio insiste molto sull’atteggiamento del cuore e della mente, perché Compassione e apertura del cuore sono nel­l’ordine di Dio, sono azioni della mano e del cuore che si aprono con premura verso il prossimo, non lo sono, invece, l’inimicizia il disprezzo, il giudizio, la negligenza, l’indifferenza.

Ma la compassione di cui ci parla la Bibbia non è fine a se stessa, non è semplice “buonismo”, ma mira a rendere libere le persone, è quell’impegno di ognuno che mette in pratica con i propri mezzi e con le proprie risorse, affinché i poveri e gli schiavi ricevano i mezzi necessari per ritrovare dignità e il proprio posto nella società.

Testo della predicazione: Giosuè 3,5-11. 17

Giosuè disse al popolo: «Santificatevi, poiché domani il Signore farà meraviglie in mezzo a voi». Poi Giosuè disse ai sacerdoti: «Prendete in spalla l’arca del patto e passate davanti al popolo». Ed essi presero in spalla l’arca del patto e camminarono davanti al popolo. Il Signore disse a Giosuè: «Oggi comincerò a renderti grande agli occhi di tutto Israele, affinché riconoscano che come fui con Mosè così sarò con te. Tu darai ai sacerdoti, che portano l’arca del patto, quest’ordine: “Quando sarete giunti alla riva delle acque del Giordano, vi fermerete nel Giordano”». Giosuè disse ai figli d’Israele: «Avvicinatevi e ascoltate le parole del Signore vostro Dio». Poi Giosuè disse: «Da questo riconoscerete che il Dio vivente è in mezzo a voi, e che egli scaccerà certamente davanti a voi i Cananei, gli Ittiti, gli Ivvei, i Ferezei, i Ghirgasei, gli Amorei e i Gebusei: ecco, l’arca del patto del Signore di tutta la terra sta per passare davanti a voi per entrare nel Giordano». I sacerdoti che portavano l’arca del patto del Signore stettero fermi sull’asciutto, in mezzo al Giordano, mentre tutto Israele passava all’asciutto, finché tutta la nazione ebbe finito di oltrepassare il Giordano.

Sermone

         Care sorelle e fratelli, questo racconto del passaggio del fiume Giordano vuole richiamare alla mente il miracolo del passaggio del mar Rosso; questo racconto vuole creare una memoria sul­l’attraversamento del Giordano, ma vuole anche istruire le generazioni future riguardo alla sua importanza sulla storia e sul Dio d’Israele. Si tratta di una sorta di catechismo per giovani.

         Un verbo molto importante, che è ripetuto per 22 volte nei capitoli 3 e 4 del libro di Giosuè, è il verbo “attraversare” ('ābar), che richiama il grande piano di Dio che comincia con Abramo che si mette in marcia e prosegue con Isacco, Giacobbe e con tutta la sua famiglia che si trasferirà in Egitto, e poi con il cammino del popolo che esce dall’Egitto, dal paese della schiavitù, per attraversare il Mar Rosso e giungere alla terra promessa da Dio ad Abramo. Il significato del­l’attraversare è che il Signore, nella sua grazia, guida il suo popolo verso un nuovo inizio.

Ciò che riveste una grande importanza nel cammino del popolo e nell’attraversamento del fiume Giordano è l’arca dell’Alleanza che contiene la legge di Dio, i suoi comandamenti, la Parola di Dio stesso. Quando l'arca viene portata, significa che il Signore è in azione.

         L’Arca dà il via alla partenza del popolo, indica che è Dio ad agire, non l’essere umano. Il passaggio dell’Arca rappresenta la presenza di Dio, la sua potenza. Successivamente l’Arca sarà sottratta a Israele che però continuerà a credere nella presenza del Dio vivente attraverso la Parola scritta e la memoria delle opere di Dio che la scrittura contiene. 

Nel nostro brano, Dio è presentato come “Signore di tutta la terra”, che sta per passare davanti a voi. Il brano ci dice che Dio è dunque anche il nostro Signore. I sette popoli che sono menzionati rappresentano la totalità dei popoli di tutta la terra presso i quali Dio si presenta come il Dio che libera e che permette sempre una nuova svolta, un nuovo inizio quando tutto sembra perduto.