Culto domenicale:
ore 9,00 sala degli Airali
ore 10,00 Tempio dei Bellonatti
nel periodo invernale il culto avrà luogo presso la sala Beckwith

Nuovo numero di telefono del presbiterio: 0121.30.28.50

Testo della predicazione: Marco 4,35-40

Giunse la sera e Gesù disse ai discepoli: «Passiamo all'altra riva». I discepoli, congedata la folla, lo presero, così com'era, nella barca. C'erano delle altre barche con lui. Ed ecco levarsi una gran bufera di vento che gettava le onde nella barca, tanto che questa già si riempiva. Egli stava dormendo sul guanciale a poppa. I discepoli lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che noi moriamo?» Egli, svegliatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!» Il vento cessò e si fece gran bonaccia. Egli disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?». Ed essi furono presi da gran timore e si dicevano gli uni gli altri: «Chi è dunque costui, al quale persino il vento e il mare ubbidiscono?».

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, tutti gli studiosi della Bibbia ritengono che il racconto della tempesta sedata abbia molte somiglianze con l’episodio di Giona che scappa nella direzione opposta a quella indicatagli da Dio verso cui andare per predicare il giudizio di Dio sulla città di Ninive:

Il Signore scatenò un gran vento sul mare, e vi fu sul mare una tempesta così forte che la nave era sul punto di sfasciarsi. I marinai ebbero paura e invocarono ciascuno il proprio dio e gettarono a mare il carico di bordo, per alleggerire la nave. Giona, invece, era sceso in fondo alla nave, si era coricato e dormiva profondamente. Il capitano gli si avvicinò e gli disse: «Che fai qui? Dormi? Alzati, invoca il tuo dio! Forse egli si darà pensiero di noi e non periremo».

Così accade anche nel nostro racconto. Gesù dorme durante la tempesta e i discepoli, disperati e pieni di paura, lo svegliano. Sappiamo tutti bene che la Bibbia propone l’immagine delle acque e delle tempeste per designare le paure, le avversità della vita, le insicurezze sociali…

Testo della predicazione: Deuteronomio 16,11-12.18-20

Andrete nel luogo che il Signore avrà scelto come sede della sua Abitazione e, davanti a lui, farete festa voi, i vostri figli e le figlie, i vostri schiavi e le schiave, i leviti che abiteranno nelle vostre città, i forestieri, gli orfani e le vedove che saranno in mezzo a voi. Non dimenticate che siete stati schiavi in Egitto: osserverete e metterete in pratica queste leggi. In tutte le città che il Signore, vostro Dio, sta per darvi, nominerete giudici e magistrati per ogni tribù. Essi amministreranno la giustizia per il popolo in modo imparziale. Non deviate il corso della giustizia e non fate preferenze. Non accettate regali, perché il regalo rende ciechi i sapienti e corrompe le decisioni dei giusti. Cercate di essere veramente giusti e così resterete in vita e possederete la terra che il Signore, vostro Dio, sta per darvi.

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, oggi vi propongo una riflessione legata alla Settimana di Preghiera per l’unità dei Cristiani 2019 conclusasi il 25 gennaio, e che ha proposto il testo biblico del Deuteronomio che abbiamo ascoltato. Il libro dedica lunghi brani al tema dell’amore per il prossimo e per l’umanità. Così, nei capitoli attorno al nostro cap. 16 troviamo una serie di leggi da mettere in pratica al settimo giorno oppure al settimo anno o al cinquantesimo anno: è detto periodo sabbatico perché si fonda sulla memoria del settimo giorno, quello in cui Dio si riposò dopo aver creato il mondo. Così è ritenuto giusto che anche le persone che abitano la terra abbiamo riposo e soprattutto liberazione dai pesanti oneri della vita quando essi rendono schiavi e negano la dignità umana.

Qui si parla della libertà che Dio ha donato al momento della creazione e della possibilità che tutti la ricevano. Dio, infatti, dona la terra a Israele come libertà da esercitare in un territorio, in uno spazio, mentre dona il sabato come libertà da esercitare nel tempo.

La Bibbia parla di libertà per tutti, non solo per alcuni ed esorta a viverla e a offrirla a chi non ha libertà, pace ed è vittima dell’ingiustizia. Il Deuteronomio parla di compassione per i più deboli, i poveri e gli emarginati perché insegna a ricordare: «anche voi foste schiavi in terra d’Egitto» (Dt. 15,15).

In questo contesto è detto: «Non vi sarà nessun povero in mezzo a voi… se ubbidisci alla voce del Signore» (Dt. 15,4-6), ma così non è, siamo davvero tutti lontani dall’ascoltare quella Parola che ci restituisce a noi stessi nella dignità e nella giustizia, perciò è necessario un atto di remissione, come quello sabbatico.

Il Deuteronomio insiste molto sull’atteggiamento del cuore e della mente, perché Compassione e apertura del cuore sono nel­l’ordine di Dio, sono azioni della mano e del cuore che si aprono con premura verso il prossimo, non lo sono, invece, l’inimicizia il disprezzo, il giudizio, la negligenza, l’indifferenza.

Ma la compassione di cui ci parla la Bibbia non è fine a se stessa, non è semplice “buonismo”, ma mira a rendere libere le persone, è quell’impegno di ognuno che mette in pratica con i propri mezzi e con le proprie risorse, affinché i poveri e gli schiavi ricevano i mezzi necessari per ritrovare dignità e il proprio posto nella società.

Testo della predicazione: Giosuè 3,5-11. 17

Giosuè disse al popolo: «Santificatevi, poiché domani il Signore farà meraviglie in mezzo a voi». Poi Giosuè disse ai sacerdoti: «Prendete in spalla l’arca del patto e passate davanti al popolo». Ed essi presero in spalla l’arca del patto e camminarono davanti al popolo. Il Signore disse a Giosuè: «Oggi comincerò a renderti grande agli occhi di tutto Israele, affinché riconoscano che come fui con Mosè così sarò con te. Tu darai ai sacerdoti, che portano l’arca del patto, quest’ordine: “Quando sarete giunti alla riva delle acque del Giordano, vi fermerete nel Giordano”». Giosuè disse ai figli d’Israele: «Avvicinatevi e ascoltate le parole del Signore vostro Dio». Poi Giosuè disse: «Da questo riconoscerete che il Dio vivente è in mezzo a voi, e che egli scaccerà certamente davanti a voi i Cananei, gli Ittiti, gli Ivvei, i Ferezei, i Ghirgasei, gli Amorei e i Gebusei: ecco, l’arca del patto del Signore di tutta la terra sta per passare davanti a voi per entrare nel Giordano». I sacerdoti che portavano l’arca del patto del Signore stettero fermi sull’asciutto, in mezzo al Giordano, mentre tutto Israele passava all’asciutto, finché tutta la nazione ebbe finito di oltrepassare il Giordano.

Sermone

         Care sorelle e fratelli, questo racconto del passaggio del fiume Giordano vuole richiamare alla mente il miracolo del passaggio del mar Rosso; questo racconto vuole creare una memoria sul­l’attraversamento del Giordano, ma vuole anche istruire le generazioni future riguardo alla sua importanza sulla storia e sul Dio d’Israele. Si tratta di una sorta di catechismo per giovani.

         Un verbo molto importante, che è ripetuto per 22 volte nei capitoli 3 e 4 del libro di Giosuè, è il verbo “attraversare” ('ābar), che richiama il grande piano di Dio che comincia con Abramo che si mette in marcia e prosegue con Isacco, Giacobbe e con tutta la sua famiglia che si trasferirà in Egitto, e poi con il cammino del popolo che esce dall’Egitto, dal paese della schiavitù, per attraversare il Mar Rosso e giungere alla terra promessa da Dio ad Abramo. Il significato del­l’attraversare è che il Signore, nella sua grazia, guida il suo popolo verso un nuovo inizio.

Ciò che riveste una grande importanza nel cammino del popolo e nell’attraversamento del fiume Giordano è l’arca dell’Alleanza che contiene la legge di Dio, i suoi comandamenti, la Parola di Dio stesso. Quando l'arca viene portata, significa che il Signore è in azione.

         L’Arca dà il via alla partenza del popolo, indica che è Dio ad agire, non l’essere umano. Il passaggio dell’Arca rappresenta la presenza di Dio, la sua potenza. Successivamente l’Arca sarà sottratta a Israele che però continuerà a credere nella presenza del Dio vivente attraverso la Parola scritta e la memoria delle opere di Dio che la scrittura contiene. 

Nel nostro brano, Dio è presentato come “Signore di tutta la terra”, che sta per passare davanti a voi. Il brano ci dice che Dio è dunque anche il nostro Signore. I sette popoli che sono menzionati rappresentano la totalità dei popoli di tutta la terra presso i quali Dio si presenta come il Dio che libera e che permette sempre una nuova svolta, un nuovo inizio quando tutto sembra perduto.

Testo della predicazione: Giovanni 12,44-50

Gesù esclamò ad alta voce: «Chi crede in me, crede non in me, ma in colui che mi ha mandato; e chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se uno ode le mie parole e non le osserva, io non lo giudico; perché io non sono venuto a giudicare il mondo, ma a salvare il mondo. Chi mi respinge e non riceve le mie parole, ha chi lo giudica; la parola che ho annunciata è quella che lo giudicherà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato di mio; ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha comandato lui quello che devo dire e di cui devo parlare; e so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre me le ha dette».

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, l’evangelista Giovanni cerca di rispondere alla domanda: «Chi è Gesù?» e fa in modo che una risposta sorga dentro ciascuno di noi. Gesù stesso ha domandato ai suoi discepoli: «Chi dite voi che io sia?» (Matt. 16,15).

A Natale abbiamo tutti riflettuto sull’evento storico del Messia Gesù che nasce, che viene nel mondo e partecipa alla nostra umanità, ma oggi ci viene posta una domanda: Chi è questo Gesù che viene nel mondo? Che partecipa alla nostra fragilità, alla nostra provvisorietà, alla nostra debolezza umana?

Sono sicuro che ognuno di voi, a partire da quello che ha imparato a catechismo, risponderà che Gesù è il “Figlio di Dio”. Giusto, questa è una risposta teologica. Ma si possono dare diverse risposte: di tipo filosofiche, o teologiche, appunto, o spirituali, o dettate dall’anima o dalla passione della fede, quindi calate nella nostra esperienza di credenti. Qualcuno potrebbe rispondere: «per me Gesù è tutto»; un’altra persona: «un amico», oppure «una guida»un «sostegno», «il Salvatore», «il Redentore», «il Messia», ecc… Un catecumeno, una volta, mia ha risposto: «Un compagno di viaggio».

E per voi? Proviamo a riflettere un po’. Insieme.

Testo della predicazione: Michea 5,1-4

Da te, o Betlemme, Efrata, piccola per essere tra le migliaia di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele, le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni. Perciò egli li darà in mano ai loro nemici, fino al tempo in cui colei che deve partorire partorirà; e il resto dei suoi fratelli tornerà a raggiungere i figli d’Israele». Egli starà là e pascolerà il suo gregge con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore, suo Dio. E quelli abiteranno in pace, perché allora egli sarà grande fino all’estremità della terra. Sarà lui che porterà la pace.

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, un proverbio ebraico dice così: «Non sprezzare alcun uomo e non svilire alcun oggetto, poiché non vi è uomo che non abbia la sua ora e non vi è cosa che non trovi il suo posto» (Trattato dei princìpi). Betlemme era un villaggio tanto insignificante e così privo di importanza che quando i profeti dell'Antico Testamento lo nominavano, la gente si domandava: «Ma cosa può venire di buono da Betlemme? Cosa c'è di tanto significativo a Betlemme?». Perché il profeta pone l'accento sull’insignificanza del luogo da cui sarebbe venuto un re tanto importante che avrebbe cambiato le sorti del mondo?

     Facciamo un piccolo passo indietro di 2700 anni, e andiamo al 720 a.C. Israele vive sotto l'incubo dell'invasione degli Assiri, il Regno del Nord, Israele appunto, è già caduto nel 722 sotto i pesanti colpi inferti dall'Assiria; «A chi toccherà adesso?», si domandava con inquietudine il popolo.

«Toccherà a noi del regno di Giuda», risponde il profeta Michea, proclamando il giudizio di Dio e il suo duro castigo. Toccherà ad Israele che non pratica più il diritto e la giustizia! «I suoi Capi giudicano per ottenere regalie (3,11); opprimono le famiglie…» (2,1); E altrove: «Voi capi e magistrati del popolo: non dovreste occuparvi della giustizia? Ma voi odiate quel che è bene e amate quel che è male, spellate la gente, anzi le strappate la carne dalle ossa. Voi divorate il mio popolo… lo fate a pezzi… come se fosse carne da buttare nella pentola» (2,8-9; 3,1-3).