Culto domenicale:
ore 9,00 sala degli Airali
ore 10,00 Tempio dei Bellonatti
nel periodo invernale il culto avrà luogo presso la sala Beckwith

Nuovo numero di telefono del presbiterio: 0121.30.28.50

Testo della predicazione: Michea 7,18-20

Quale Dio è come te, che perdoni l’iniquità e passi sopra alla colpa del resto della tua eredità? Egli non serba la sua ira per sempre, perché si compiace di usare misericordia. Egli tornerà ad avere pietà di noi, metterà sotto i suoi piedi le nostre colpe e getterà in fondo al mare tutti i nostri peccati. Tu mostrerai la tua fedeltà a Giacobbe, la tua misericordia ad Abraamo, come giurasti ai nostri padri, fin dai giorni antichi.

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, «Quale Dio è come te che perdona?» afferma il profeta. La domanda è retorica, e tutti noi abbiamo la risposta: «Non c’è nessuno come te», anzi «nessun dio è come te, che perdona gratuitamente, che offre la sua grazia senza chiedere nulla in cambio e che ama benché nessuno meriti il suo amore!».

In modo più approfondito, questo brano biblico esporrà, nella sua brevità, questa realtà di Dio e la nostra. Bisogna dire che il nostro brano ha un contesto liturgico all’interno del culto d’Israele.

Secondo gli studiosi della Bibbia, ci troviamo all’epoca in cui Israele sta per essere liberato dall’esilio babilonese dopo la distruzione delle città e la sua cattività avvenuta 50 anni prima. Tuttavia, la schiavitù in Babilonia era un’esperienza che stava per concludersi, la fiducia in Dio diventava sempre più forte e la gioia della liberazione sempre più vicina, malgrado tutto il popolo affermava di essere come delle «ossa secche» Ez. 37), senza forze per organizzare la propria liberazione e il ritorno in patria.

Sabato, 07 Marzo 2020 22:14

Culti sospesi

A causa delle misure precauzionali contro l'epidemia del virus Covid-2019, tutte le attività di culto sono sospese fino ad aprile.

Per sopperire al disagio, vi indichiamo modi alternativi per seguire i culti domenicali e le meditazioni, in collaborazione con RBE - Radio Beckwith Evangelica (Pagina Facebook).

L’ascolto che ci unisce, breve meditazione quotidiana radiofonica e video
Tutti i giorni alle 9,30 e 19,30

Studio biblico settimanale radiofonico e video 15 min. circa, il mercoledì alle 20,30.

Culto evangelico
Domenica alle 10 e in replica alle 19
Domenica 15 culto video alle 10,30
Da domenica 22 culto video alle 10 in contemporanea a quello radiofonico

Domenica 15 avrà quindi luogo un culto radiofonico alle ore 10,00 a cura di Michel Charbonnier e un culto video alle ore 10,30 a cura di Giuseppe Ficara e Marco Di Pasquale.

Da domenica 22, i due culti si uniscono in un unico prodotto.

RBE - Radio Beckwith Evangelica è raggiungibile su: Sito internet - Pagina Facebook - Canale YouTube

 

Nell'ambito dell'iniziativa #iorestoacasa, Riforma mette a disposizione gratuitamente l'ultimo numero in edizione digitale, basta collegarsi al sito internet e seguire il collegamento sulla destra della pagina.

Sabato, 29 Febbraio 2020 19:47

Culto sospeso domenica 1 marzo

A causa della proroga del decreto regionale inerente le misure precauzionali contro l'epidemia del virus Covid-2019, il culto è sospeso per domenica 1 marzo in tutti i luoghi di culto.

Per sopperire al disagio, vi indichiamo modi alternativi per seguire il culto di questa domenica, in collaborazione con RBE - Radio Beckwith Evangelica (Pagina Facebook).

  • Ore 10.00 culto radio a cura di Karola Stobaus
  • Ore 10.20 Culto in diretta video a cura di Gregorio Plescan, Michel Charbonnier, Stefano D'Amore.
  • Ore 10.45 Culto in diretta video da Roma, piazza Cavour, a cura di Marco Fornerone.

Testo della predicazione: Luca 18,31-34

Gesù prese con sé i dodici, e disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme, e saranno compiute riguardo al Figlio dell’uomo tutte le cose scritte dai profeti; perché egli sarà consegnato ai pagani, e sarà schernito e oltraggiato e gli sputeranno addosso; e, dopo averlo flagellato, lo uccideranno; ma il terzo giorno risusciterà». Ed essi non capirono nulla di tutto questo; quel discorso era per loro oscuro, e non capivano ciò che Gesù voleva dire.

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, Gesù è a pochi giorni da Gerusalemme, la città lo accoglierà festante, con ramoscelli di ulivo e di palme e dicendo: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore». Sarà la stessa città che diventerà il luogo della passione, della disfatta, della distruzione del corpo del Signore.

In questo brano accade una cosa insolita, vi è una descrizione dettagliata della passione di Gesù, mentre in genere, la Bibbia, negli annunci profetici, preferisce non scendere nei particolari, ma qui è spiegato che Gesù sarà consegnato ai pagani, cioè ai Romani, deriso, insultato, coperto di sputi, flagellato e ucciso.

Non è attrazione per il tragico quello che Luca sente, ma si tratta della necessità di ricordare ai suoi lettori che la Passione del Messia non è una parola vuota che va riempita dalla risurrezione, ma una parola con una rilevanza inimmaginabile che trova il suo luogo e il suo tempo: il Golgota nel tempo della Pasqua ebraica.

Testo della predicazione: Deuteronomio 30:15-20

«Vedi, io metto oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male; poiché io ti comando oggi di amare il Signore, il tuo Dio, di camminare nelle sue vie, di osservare i suoi comandamenti, le sue leggi e le sue prescrizioni, affinché tu viva e ti moltiplichi, e il Signore, il tuo Dio, ti benedica nel paese dove stai per entrare per prenderne possesso. Ma se il tuo cuore si volta indietro, e se tu non ubbidisci ma ti lasci trascinare a prostrarti davanti ad altri dèi e a servirli, io vi dichiaro oggi che certamente perirete, e non prolungherete i vostri giorni nel paese del quale state per entrare in possesso passando il Giordano. Io prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra, che io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, affinché tu viva, tu e la tua discendenza, amando il Signore, il tuo Dio, ubbidendo alla sua voce e tenendoti stretto a lui, poiché egli è la tua vita e colui che prolunga i tuoi giorni. Così tu potrai abitare sul suolo che il Signore giurò di dare ai tuoi padri Abraamo, Isacco e Giacobbe».

Sermone

«Un patto per la vita» potrebbe essere il titolo del testo biblico oggi alla nostra attenzione, afferma: «Scegli la vita affinché tu viva, tu e la tua discendenza».

Il messaggio biblico ci insegna che Dio dà a ogni essere umano la possibilità di scegliere, anzi il diritto/dovere di scegliere, di decidere nella libertà. Questo non significa «Se vuoi hai la possibilità di decidere», ma più corretto sarebbe intendere: «Nessuno può sce­gliere per te, a nessuno puoi delegare quello che è un tuo diritto, un tuo dovere, una tua responsabilità».

La Bibbia non è il libro delle risposte chiare e precise alle nostre domande sul da farsi circa i problemi cui andiamo incontro che siano esistenziali o etici o di altra natura. Certo, sarebbe più semplice avere delle certezze dogmatiche cui crede­re, delle risposte preconfezionate cui ubbidire. Ma la Bibbia non è un manuale da consultare nel momento del bisogno, e neppure una raccolta di articoli che ci indicano come dobbiamo comportarci caso per caso. Per questo, neppure noi, come chiesa valdese, siamo la chiesa delle risposte.

Testo della predicazione: Matteo 20,1-16

Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa, che uscì presto di mattina ad assumere dei lavoratori per la sua vigna. Giunto a un accordo con i lavoratori per un denaro al giorno, li mandò alla sua vigna. Uscito poi verso la terza ora, vide altri che stavano in piazza disoccupati e disse loro: “Andate anche voi alla vigna e vi darò ciò che è giusto”. Ed essi andarono. Poi, uscito ancora verso la sesta e la nona ora, fece lo stesso. Uscito verso l’undicesima, ne trovò altri che stavano là e disse loro: “Perché siete state qui tutto il giorno senza lavorare?” Essi gli dissero: “Perché nessuno ci ha assunti”. Rispose loro: “Andate anche voi alla vigna”. Fattosi sera, il padrone della vigna disse al suo custode: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, cominciando dagli ultimi fino ai primi”.  Allora vennero quelli dell’undicesima ora e ricevettero un denaro ciascuno. Arrivati i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più di più; ma anche loro presero un denaro ciascuno. Perciò, nel riceverlo, parlarono contro il padrone di casa dicendo: “Questi che sono arrivati per ultimi hanno lavorato un’ora sola e tu li hai equiparati a noi che ci siamo fatti carico della fatica della giornata e del sole cocente”. Ma egli, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, non ti faccio alcun torto; non ti sei accordato con me per un denaro? Prendi il tuo e va’. Voglio, però, dare a quello che è arrivato per ultimo quanto a te. Non mi è permesso fare ciò che voglio con ciò che è mio? O mi guardi tu di cattivo occhio perché sono buono?” Perciò gli ultimi saranno primi e i primi ultimi.

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, la parabola dei lavoratori che vengono assunti dal padrone della vigna in diverse ore della giornata percependo tutti lo stesso salario, ha sempre suscitato un senso di disagio perché appare evidente che il padrone non tratti gli operai con equità e non si tratta certo di una le­zione sulla giustizia sociale. Qui, a parità di lavoro, c’è chi è pagato di più e chi è pagato di meno. Oggi noi siamo tutti contro quegli stipendi delle donne che, a parità di ore e di rendimento, sono pagate meno rispetto agli uomini.

Ma allora qual è il messaggio di questa parabola? Esaminiamola insieme.

Il padrone di una vigna al tempo della vendemmia, all’alba, verso le sei del mattino, si reca in piazza per ingaggiare degli operai a giornata. Si accorda con loro e pattuisce la pagaun denaro. Quegli uomini avrebbero lavorato fino al tramonto, per circa 12 ore. Ma verso le nove, all’ora del mercato, il padrone torna in paese e, in piazza, vede altri disoc­cupati che manda a lavorare alla sua vigna: anche questi lavoreranno fino al tramonto per circa nove ore. Ma con questi non pattuisce la paga di un denaro, ma dice loro: «Vi darò ciò che è giusto». Torna in piazza a mezzogiorno, poi alle tre e alle cinque, un’ora prima del tramonto, trova ancora dei disoccupati che nessuno ha preso a giornata, e li manda a vendem­miare nella sua vigna.