Culto domenicale:
ore 9,00 sala degli Airali
ore 10,00 Tempio dei Bellonatti
nel periodo invernale il culto avrà luogo presso la sala Beckwith

Nuovo numero di telefono del presbiterio: 0121.30.28.50

Airali

Archivio dei sermoni domenicali

Testo della predicazione: Luca 6,27-38

«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici; fate del bene a quelli che vi odiano; benedite quelli che vi maledicono, pregate per quelli che vi oltraggiano. A chi ti percuote su una guancia, porgigli anche l’altra; e a chi ti toglie il mantello non impedire di prenderti anche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede; e a chi ti toglie il tuo, non glielo ridomandare. E come volete che gli uomini facciano a voi, fate voi pure a loro. Se amate quelli che vi amano, quale grazia ve ne viene? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a quelli che vi fanno del bene, quale grazia ve ne viene? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a quelli dai quali sperate di ricevere, qual grazia ne avete? Anche i peccatori prestano ai peccatori per riceverne altrettanto. Ma amate i vostri nemici, fate del bene, prestate senza sperarne nulla e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; poiché egli è buono verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro. Non giudicate, e non sarete giudicati; non condannate, e non sarete condannati; perdonate, e vi sarà perdonato. Date, e vi sarà dato; vi sarà versata in seno buona misura, pigiata, scossa, traboccante; perché con la misura con cui misurate, sarà rimisurato a voi.».

Sermone

            Care sorelle e cari fratelli, l’evangelista Luca colloca questo il discorso programmatico di Gesù su un pianoro, perché il pianoro rappresenta il luogo della riflessione e della preghiera. Come ricorderete, l’evangelista Matteo, invece, lo colloca su un Monte perché rappresenti il Sinai, dove Mosè ricevette le tavole della legge, affinché Gesù sia presentato come come il nuovo Mosè che annuncia la nuova legge di Dio, la legge dell’amore per la quale Dio non chiede nulla in cambio. Così in Luca troviamo lo stesso Gesù che ci parla dell’amore che permette di rasserenarci basandoci sulla sua Parola che ispira la nostra meditazione e la nostra preghiera.

         Il brano di Luca alla nostra attenzione parte dal comandamento dell’amore contenuto nel libro del Levitico che dice: «Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il prossimo tuo come te stesso» (Lev. 18,19). In questo brano, il prossimo è rappresentato, comunque, dai “figli del tuo popolo”, non certo i tuoi nemici che diventa invece una vera novità nella predicazione di Gesù.

Così il nostro brano esordisce affermando con forza: «Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, …pregate per quelli che vi oltraggiano» (v. 27). Quindi, Gesù va oltre il concetto dell’amore rivolto verso il prossimo che era ristretto e non includeva coloro che ci vogliono male, o addirittura annientare. Gesù afferma che è perfino vitale amarli, che fa parte della nostra fede.

Testo della predicazione: Giacomo 2,14-26

A che serve, fratelli miei, se uno dice di aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo? Se un fratello o una sorella non hanno vestiti e mancano del cibo quotidiano, e uno di voi dice loro: «Andate in pace, scaldatevi e saziatevi», ma non date loro le cose necessarie al corpo, a che cosa serve? Così è della fede; se non ha opere, è per se stessa morta. Anzi uno piuttosto dirà: «Tu hai la fede, e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le tue opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede». Tu credi che c’è un solo Dio, e fai bene; anche i demoni lo credono e tremano. Insensato! Vuoi renderti conto che la fede senza le opere non ha valore? Abraamo, nostro padre, non fu forse giustificato per le opere quando offrì suo figlio Isacco sull’altare? Tu vedi che la fede agiva insieme alle sue opere e che per le opere la fede fu resa completa; così fu adempiuta la Scrittura che dice: «Abraamo credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto come giustizia»; e fu chiamato amico di Dio. Dunque vedete che l’uomo è giustificato per opere, e non per fede soltanto. E così Raab, la prostituta, non fu anche lei giustificata per le opere quando accolse gli inviati e li fece ripartire per un’altra strada? Infatti, come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta.

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, l’autore della lettera di Giacomo non sta cercando di correggere la teologia dell’apostolo Paolo come alcuni hanno ritenuto nel passato. In effetti, noi protestanti siamo abituati a fondare la nostra teologia sulle affermazioni dell’apostolo che, in Galati 2,16, afferma:

«Sappiamo che l'uomo non è giustificato per le opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù … perché dalle opere della legge nessuno sarà giustificato».

         In realtà, Paolo e Giacomo, nelle loro lettere, affrontano temi diversi: Paolo affronta il tema della circoncisione nelle chiese i cui membri provengono dal paganesimo e non dall’ebraismo, mentre Giacomo riflette sul rapporto tra la fede e l’obbedienza, ritenute tutte e due essenziali. Così può affermare che l’obbedienza è una conseguenza della fede, è lei che la genera, dunque la fede soltanto sarebbe inutile senza l’obbedienza alla Paola del Signore.

Testo della predicazione: Isaia 58,1-9a

Grida a piena gola, non ti trattenere, alza la tua voce come una tromba; dichiara al mio popolo le sue trasgressioni, alla casa di Giacobbe i suoi peccati. Mi cercano giorno dopo giorno, prendono piacere a conoscere le mie vie, come una nazione che avesse praticato la giustizia e non avesse abbandonato la legge del suo Dio; mi domandano dei giudizi giusti, prendono piacere ad accostarsi a Dio. «Perché», dicono essi, «quando abbiamo digiunato, non ci hai visti? Quando ci siamo umiliati, non lo hai notato?». Ecco, nel giorno del vostro digiuno voi fate i vostri affari ed esigete che siano fatti tutti i vostri lavori. Ecco, voi digiunate per litigare, per fare discussioni, e colpite con pugno malvagio; oggi, voi non digiunate in modo da far ascoltare la vostra voce in alto. È forse questo il digiuno di cui mi compiaccio, il giorno in cui l’uomo si umilia? Curvare la testa come un giunco, sdraiarsi sul sacco e sulla cenere, è dunque questo ciò che chiami digiuno, giorno gradito al Signore? Il digiuno che io gradisco non è forse questo: che si spezzino le catene della malvagità, che si sciolgano i legami del giogo, che si lascino liberi gli oppressi e che si spezzi ogni tipo di giogo? Non è forse questo: che tu divida il tuo pane con chi ha fame, che tu conduca a casa tua gli infelici privi di riparo, che quando vedi uno nudo tu lo copra e che tu non ti nasconda a colui che è carne della tua carne? Allora la tua luce spunterà come l’aurora, la tua guarigione germoglierà prontamente; la tua giustizia ti precederà, la gloria del Signore sarà la tua retroguardia. Allora chiamerai e il Signore ti risponderà; griderai, ed egli dirà: «Eccomi!».

Sermone

            Cari fratelli e care sorelle, è una promessa di salvezza che il profeta Isaia annuncia e la fa in un’epoca difficile, quando il popolo è reduce dall’esilio in terra straniera, Babilonia. Il re persiano Ciro nel 538 a.C. è vincitore su Babilonia ed emana un editto che pone fine all’esilio di Israele; così comincia il ritorno in patria dei profughi esiliati, e con difficoltà, si ripopolano le campagne, comincia una lenta ricostruzione di quanto era stato distrutto e raso al suolo, anche il tempio di Gerusalemme.

         Ma le ristrettezze economiche fanno vacillare quanti hanno compiuto questo atto di fede, spesso si fermano i lavori di ricostruzione, presto entra lo scoramento e la sfiducia, lo slancio di un nuovo inizio presto si affievolisce.

         È a questa gente che Isaia parla, gente che tuttavia si rivolge a Dio, e a lui domanda quale futuro si delinea davanti a loro. Il lamento che sale a Dio è collettivo. Il popolo si rivolge a Dio nel culto, rende a Lui sacrifici, pratica diversi riti e, in particolare, il digiuno.

Ma Dio se ne sta in silenzio.

Testo della predicazione: Giovanni 6,47-51

In verità, in verità vi dico: chi crede in me ha vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono. Questo è il pane che discende dal cielo, affinché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò per la vita del mondo è la mia carne.

Sermone

Il brano biblico di Giovanni che abbiamo ascoltato segue il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Il gesto della condivisione del cibo è per Gesù segno di una condivisione ancora più grande: la condivisione delle vite e delle esistenze umane. Gesù permette che la scarsezza di cibo diventi un’abbondanza tale che, dopo aver mangiato a sazietà, avanzino traboccanti ceste di pane.

Eppure sono solo pochi pani e pochi pesci che vengono messi a disposizione di tanti: cinquemila persone che attendono di essere sfamati. Per l’evangelista Giovanni, la condivisione del pane è anche condivisione del Cristo, del Cristo per tutti e non solo per pochi. Anche per noi oggi.

Testo della predicazione: Ebrei 4,14-16

«Noi abbiamo un grande sommo sacerdote che ha attraversato i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, teniamoci saldi nella fede che professiamo. In effetti, non abbiamo un sommo sacerdote che non possa condividere le nostre debolezze, messo alla prova in ogni cosa come noi, ma senza peccato. Accostiamoci con piena fiducia, dunque, al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia per essere aiutati al momento opportuno».

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, l’autore della lettera agli Ebrei rivolge un lungo sermone ai suoi lettori per incoraggiarli a superare le difficoltà che vivevano come credenti cristiani nella società di allora. Questo predicatore cerca di spiegare il senso autentico delle Scritture in modo non letterale, ma spirituale, per cui quelle Scritture diventano la prefigurazione di un nuovo Patto che Dio fa con l’umanità.

Si tratta di una alleanza nuova, perfetta perché non è stata compiuta con il sangue di animali sacrificati sull’altare del Tempio di Gerusalemme, ma con il sangue di Cristo, che è la Parola vivente di Dio, Dio stesso che si offre all’umanità. Si tratta di una nuova alleanza che dura per sempre: non servono, dunque, altri olocausti, altre offerte a Dio, ma è accaduto una volta per tutte che Cristo è morto sulla croce.

Questa spiegazione conforta i lettori della lettera, perché Gesù non è rimasto una vittima sacrificale, prigioniero della distruzione, della tomba, della devastazione, dell’annullamento, ma ha vinto l’insufficienza umana, la sua parzialità, il suo peccato, il suo dolore, la sua sofferenza.

Non abbiamo nulla da temere, dunque, perché siamo in buone mani. Siamo tutti partecipi della decisione di Dio di stringere con noi un patto di grazia e di salvezza, malgrado noi non lo meritassimo affatto: è solo una scelta di Dio, unilaterale.

Testo della predicazione: Deuteronomio 16,11-12.18-20

Andrete nel luogo che il Signore avrà scelto come sede della sua Abitazione e, davanti a lui, farete festa voi, i vostri figli e le figlie, i vostri schiavi e le schiave, i leviti che abiteranno nelle vostre città, i forestieri, gli orfani e le vedove che saranno in mezzo a voi. Non dimenticate che siete stati schiavi in Egitto: osserverete e metterete in pratica queste leggi. In tutte le città che il Signore, vostro Dio, sta per darvi, nominerete giudici e magistrati per ogni tribù. Essi amministreranno la giustizia per il popolo in modo imparziale. Non deviate il corso della giustizia e non fate preferenze. Non accettate regali, perché il regalo rende ciechi i sapienti e corrompe le decisioni dei giusti. Cercate di essere veramente giusti e così resterete in vita e possederete la terra che il Signore, vostro Dio, sta per darvi.

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, oggi vi propongo una riflessione legata alla Settimana di Preghiera per l’unità dei Cristiani 2019 conclusasi il 25 gennaio, e che ha proposto il testo biblico del Deuteronomio che abbiamo ascoltato. Il libro dedica lunghi brani al tema dell’amore per il prossimo e per l’umanità. Così, nei capitoli attorno al nostro cap. 16 troviamo una serie di leggi da mettere in pratica al settimo giorno oppure al settimo anno o al cinquantesimo anno: è detto periodo sabbatico perché si fonda sulla memoria del settimo giorno, quello in cui Dio si riposò dopo aver creato il mondo. Così è ritenuto giusto che anche le persone che abitano la terra abbiamo riposo e soprattutto liberazione dai pesanti oneri della vita quando essi rendono schiavi e negano la dignità umana.

Qui si parla della libertà che Dio ha donato al momento della creazione e della possibilità che tutti la ricevano. Dio, infatti, dona la terra a Israele come libertà da esercitare in un territorio, in uno spazio, mentre dona il sabato come libertà da esercitare nel tempo.

La Bibbia parla di libertà per tutti, non solo per alcuni ed esorta a viverla e a offrirla a chi non ha libertà, pace ed è vittima dell’ingiustizia. Il Deuteronomio parla di compassione per i più deboli, i poveri e gli emarginati perché insegna a ricordare: «anche voi foste schiavi in terra d’Egitto» (Dt. 15,15).

In questo contesto è detto: «Non vi sarà nessun povero in mezzo a voi… se ubbidisci alla voce del Signore» (Dt. 15,4-6), ma così non è, siamo davvero tutti lontani dall’ascoltare quella Parola che ci restituisce a noi stessi nella dignità e nella giustizia, perciò è necessario un atto di remissione, come quello sabbatico.

Il Deuteronomio insiste molto sull’atteggiamento del cuore e della mente, perché Compassione e apertura del cuore sono nel­l’ordine di Dio, sono azioni della mano e del cuore che si aprono con premura verso il prossimo, non lo sono, invece, l’inimicizia il disprezzo, il giudizio, la negligenza, l’indifferenza.

Ma la compassione di cui ci parla la Bibbia non è fine a se stessa, non è semplice “buonismo”, ma mira a rendere libere le persone, è quell’impegno di ognuno che mette in pratica con i propri mezzi e con le proprie risorse, affinché i poveri e gli schiavi ricevano i mezzi necessari per ritrovare dignità e il proprio posto nella società.

Testo della predicazione: Giosuè 3,5-11. 17

Giosuè disse al popolo: «Santificatevi, poiché domani il Signore farà meraviglie in mezzo a voi». Poi Giosuè disse ai sacerdoti: «Prendete in spalla l’arca del patto e passate davanti al popolo». Ed essi presero in spalla l’arca del patto e camminarono davanti al popolo. Il Signore disse a Giosuè: «Oggi comincerò a renderti grande agli occhi di tutto Israele, affinché riconoscano che come fui con Mosè così sarò con te. Tu darai ai sacerdoti, che portano l’arca del patto, quest’ordine: “Quando sarete giunti alla riva delle acque del Giordano, vi fermerete nel Giordano”». Giosuè disse ai figli d’Israele: «Avvicinatevi e ascoltate le parole del Signore vostro Dio». Poi Giosuè disse: «Da questo riconoscerete che il Dio vivente è in mezzo a voi, e che egli scaccerà certamente davanti a voi i Cananei, gli Ittiti, gli Ivvei, i Ferezei, i Ghirgasei, gli Amorei e i Gebusei: ecco, l’arca del patto del Signore di tutta la terra sta per passare davanti a voi per entrare nel Giordano». I sacerdoti che portavano l’arca del patto del Signore stettero fermi sull’asciutto, in mezzo al Giordano, mentre tutto Israele passava all’asciutto, finché tutta la nazione ebbe finito di oltrepassare il Giordano.

Sermone

         Care sorelle e fratelli, questo racconto del passaggio del fiume Giordano vuole richiamare alla mente il miracolo del passaggio del mar Rosso; questo racconto vuole creare una memoria sul­l’attraversamento del Giordano, ma vuole anche istruire le generazioni future riguardo alla sua importanza sulla storia e sul Dio d’Israele. Si tratta di una sorta di catechismo per giovani.

         Un verbo molto importante, che è ripetuto per 22 volte nei capitoli 3 e 4 del libro di Giosuè, è il verbo “attraversare” ('ābar), che richiama il grande piano di Dio che comincia con Abramo che si mette in marcia e prosegue con Isacco, Giacobbe e con tutta la sua famiglia che si trasferirà in Egitto, e poi con il cammino del popolo che esce dall’Egitto, dal paese della schiavitù, per attraversare il Mar Rosso e giungere alla terra promessa da Dio ad Abramo. Il significato del­l’attraversare è che il Signore, nella sua grazia, guida il suo popolo verso un nuovo inizio.

Ciò che riveste una grande importanza nel cammino del popolo e nell’attraversamento del fiume Giordano è l’arca dell’Alleanza che contiene la legge di Dio, i suoi comandamenti, la Parola di Dio stesso. Quando l'arca viene portata, significa che il Signore è in azione.

         L’Arca dà il via alla partenza del popolo, indica che è Dio ad agire, non l’essere umano. Il passaggio dell’Arca rappresenta la presenza di Dio, la sua potenza. Successivamente l’Arca sarà sottratta a Israele che però continuerà a credere nella presenza del Dio vivente attraverso la Parola scritta e la memoria delle opere di Dio che la scrittura contiene. 

Nel nostro brano, Dio è presentato come “Signore di tutta la terra”, che sta per passare davanti a voi. Il brano ci dice che Dio è dunque anche il nostro Signore. I sette popoli che sono menzionati rappresentano la totalità dei popoli di tutta la terra presso i quali Dio si presenta come il Dio che libera e che permette sempre una nuova svolta, un nuovo inizio quando tutto sembra perduto.

Testo della predicazione: Luca 1,67-79

Zaccaria fu pieno di Spirito Santo e profetizzò, dicendo: «Benedetto sia il Signore, il Dio d’Israele, perché ha visitato e riscattato il suo popolo, e ci ha suscitato un potente Salvatore nella casa di Davide suo servo, come aveva promesso da tempo per bocca dei suoi profeti; uno che ci salverà dai nostri nemici e dalle mani di tutti quelli che ci odiano. Egli usa così misericordia verso i nostri padri e si ricorda del suo santo patto, del giuramento che fece ad Abraamo nostro padre, di concederci che, liberati dalla mano dei nostri nemici, lo serviamo senza paura, in santità e giustizia, alla sua presenza, tutti i giorni della nostra vita. E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo, perché andrai davanti al Signore per preparare le sue vie, per dare al suo popolo conoscenza della salvezza mediante il perdono dei loro peccati, grazie ai sentimenti di misericordia del nostro Dio; per i quali l’Aurora dall’alto ci visiterà per risplendere su quelli che giacciono in tenebre e in ombra di morte, per guidare i nostri passi verso la via della pace.

Sermone

     Cari fratelli e sorelle, l’evangelista Luca ci fa visitare un vecchio sacerdote, Zaccaria. Mentre è nel Tempio per le sue funzioni, Zaccaria riceve l’annuncio da parte di un angelo che avrebbe avuto un figlio. Zaccaria e la moglie Elisabetta sono ormai vecchi, hanno smesso di sperare di avere un figlio, soprattutto perché Elisabetta è sterile.

Così, Zaccaria resta incredulo e come segno della verità della promessa di Dio, Zaccaria resta muto per tutto il tempo della gravidanza di Elisabetta, resta muto fin tanto che non giunge il figlio promesso, in risposta alla sua incredulità.

Zaccaria è reso muto, non soltanto perché l’opera di Dio che si adempie ci lascia ammutoliti e senza parole, ma proprio perché non è con la nostra parola che si realizza la promessa, ma con la Parola di Dio stesso. Noi la riceviamo ed essa si adempie per noi, senza la nostra partecipazione attiva, senza il nostro parere, senza il nostro intervento. Noi restiamo muti, mentre Dio fa tutto per noi, nel suo amore e nella sua misericordia.

Così, quando arriva il figlio, Giovanni, Zaccaria può di nuovo parlare, gli si scioglie la lingua, per benedire il Dio e la sua opera di salvezza: Zaccaria pronuncia un cantico, il cosiddetto “Benedictus” perché in latino inizia con questa parola, come il “Magnificat” di Maria, la madre di Gesù.

Testo della predicazione: Apocalisse 2,8-11

All'angelo della chiesa di Smirne scrivi: queste cose dice il primo e l’ultimo, che fu morto e tornò in vita: Io conosco la tua tribolazione, la tua povertà (tuttavia sei ricco) e le calunnie lanciate da quelli che dicono di essere Giudei e non lo sono, ma sono una sinagoga di Satana. Non temere quello che avrai da soffrire; ecco, il diavolo sta per cacciare alcuni di voi in prigione, per mettervi alla prova, e avrete una tribolazione per dieci giorni. Sii fedele fino alla morte e io ti darò la corona della vita. Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. Chi vince non sarà colpito dalla morte seconda”.

Sermone

Care sorelle e fratelli, i testi apocalittici sono un genere letterario che aveva lo scopo di dare una parola di consolazione a quei credenti che subivano prove e persecuzioni, momenti che, nella vita anche dei credenti, generavano domande esistenziali sulla presenza di Dio nel mondo e nella storia.

Anche l’Apocalisse di Giovanni, da cui abbiamo ascoltato la lettera alla chiesa di Smirne, fu composta durante le persecuzioni dell’imperatore Domiziano alla fine del primo secolo dopo Cristo.

Per capire meglio il nostro testo biblico, bisogna ricordare che la città di Smirne era rinata dalle macerie dopo una distruzione totale nel 600 a.C., rinasce proprio nel primo secolo della nostra èra e diventa una splendida città, moderna e produttiva, con un magnifico porto situato in un vasto golfo. Aristide paragona la bellezza di Smirne a una corona di stelle.

     Ecco, la storia di questa città, rinata dalle macerie e divenuta splendida come una corona di stelle, è tenuta presente all’interno del nostro brano, per questo Gesù si presenta come Colui che è tornato in vita, contrapponendosi alla rinascita della città, e come colui che prepara per i suoi fedeli una corona che però non dura fin tanto che la città sarà distrutta ancora una volta (come in effetti accadrà a causa di un terremoto) ma che dura per sempre, infatti la corona è chiamata “corona della vita”.

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