Culto domenicale:
ore 9,00 sala degli Airali
ore 10,00 Tempio dei Bellonatti
nel periodo invernale il culto avrà luogo presso la sala Beckwith

Nuovo numero di telefono del presbiterio: 0121.30.28.50

Airali

Archivio dei sermoni domenicali

Testo della predicazione: II Samuele 13,1-22

 

Dopo queste cose avvenne che Absalom, figlio di Davide, aveva una sorella di nome Tamar, che era bella; e Amnon, figlio di Davide, se ne innamorò. Amnon si appassionò a tal punto per Tamar sua sorella da diventarne malato; perché lei era vergine e pareva difficile ad Amnon di fare qualche tentativo con lei. Amnon aveva un amico, di nome Ionadab, figlio di Simea, fratello di Davide; Ionadab era un uomo molto accorto. Questi gli disse: «Come mai tu, figlio del re, sei ogni giorno più deperito? Non me lo vuoi dire?» Amnon gli rispose: «Sono innamorato di Tamar, sorella di mio fratello Absalom». Ionadab gli disse: «Mettiti a letto e fingiti malato. Quando tuo padre verrà a vederti digli: "Fa', ti prego, che mia sorella Tamar venga a darmi da mangiare e a preparare il cibo in mia presenza perché io lo veda e mangi quel che mi darà"». Amnon dunque si mise a letto e si finse ammalato; e quando il re lo venne a vedere, Amnon gli disse: «Fa', ti prego, che mia sorella Tamar venga e prepari un paio di frittelle in mia presenza; così mangerò quel che mi darà». Allora Davide mandò a dire a Tamar: «Va' a casa di Amnon, e preparagli qualcosa da mangiare». Tamar andò a casa di Amnon, suo fratello, che era a letto; prese della farina stemperata, l'intrise, preparò delle frittelle e le fece cuocere davanti a lui. Poi prese la padella, servì le frittelle e gliele mise davanti, ma egli rifiutò di mangiare e disse: «Fate uscire di qui tutta la gente». Tutti uscirono. Allora Amnon disse a Tamar: «Portami il cibo in camera e lo prenderò dalle tue mani». Tamar prese le frittelle che aveva fatte e le portò in camera ad Amnon suo fratello. Ma mentre gliele porgeva perché mangiasse, egli l'afferrò e le disse: «Vieni a unirti a me, sorella mia». Lei gli rispose: «No, fratello mio, non farmi violenza; questo non si fa in Israele; non commettere una tale infamia! Io dove potrei andare piena di vergogna? E quanto a te, tu saresti considerato un infame in Israele. Te ne prego, parlane piuttosto al re, egli non ti rifiuterà il permesso di sposarmi». Ma egli non volle darle ascolto e, essendo più forte di lei, la violentò e si unì a lei. Poi Amnon ebbe verso di lei un odio fortissimo; a tal punto che l'odio per lei fu maggiore dell'amore di cui l'aveva amata prima. Le disse: «Àlzati, vattene!» Lei gli rispose: «Non mi fare, cacciandomi, un torto maggiore di quello che mi hai già fatto». Ma egli non volle darle ascolto. Anzi, chiamato il servo che lo assisteva, gli disse: «Caccia via da me costei e chiudile dietro la porta!» Lei portava una tunica con le maniche, perché le figlie del re portavano simili vesti finché erano vergini. Il servo di Amnon dunque la mise fuori e le chiuse la porta dietro. E Tamar si sparse della cenere sulla testa, si stracciò di dosso la tunica con le maniche e mettendosi la mano sul capo, se ne andò gridando. Absalom, suo fratello, le disse: «Forse che Amnon, tuo fratello, è stato con te? Per ora taci, sorella mia; egli è tuo fratello; non tormentarti per questo». Tamar, desolata, rimase in casa di Absalom, suo fratello. Il re Davide udì tutte queste cose e si adirò molto. Absalom non disse una parola ad Amnon né in bene né in male; perché odiava Amnon per la violenza che aveva fatta a Tamar, sua sorella.


Tamar, la principessa violata

Lidia Maggi
Le donne di Dio (Claudiana) cap. 29.

 

È una storia come tante altre, quella di Tamar.


Una vicenda comune a molte vittime innocenti, vite segnate per sempre dallo stupro e dal disprezzo.
Gli abusi domestici sono tra le violenze più terribili, perché avvengono proprio nei contesti dove i più deboli dovrebbero essere tutelati, protetti e amati. Abusare di un familiare significa tradire un rapporto intimo di fiducia, approfittare della vulnerabilità della persona per i propri fini malvagi e scardinare per sempre la stima necessaria per affrontare la vita.

Piccola principessa violata, sapevi che non sarebbe bastato il tuo status regale a proteggerti? Sapevi che il pericolo più grande, il nemico da temere, non veniva dall'esterno ma abitava con te, aveva il tuo stesso sangue, era parte della tua stessa genealogia?
Tuo fratello, Tamar, tuo fratello! Si era invaghito di te, di una passione insana, un'ossessione malata. Amnon, il primogenito del re, l'erede al trono, per te rifiutava il cibo. Di te aveva fatto la sua malattia. Possibile che nessuno in casa notasse quanto stava accadendo?
«Sono innamorato di Tamar, la sorella di mio fratello Assalonne» (II Sam. 13,4), aveva confessato al cugino Jonadab. Fu quest'ultimo a suggerirgli quel folle piano: «Mettiti a letto e fingiti malato. Quando tuo padre verrà a trovarti digli: se venisse mia sorella Tamar a farmi da mangiare e vedessi con i miei occhi quel che prepara, mangerei volentieri il cibo dalle sue mani» (v. 6).
Tuo padre, il re, venuto a conoscenza dello stupro, si è molto indignato senza però intervenire. Ma come ha potuto essere così cieco, non accorgersi di quella passione perversa, dell'ambiguità della richiesta fatta, che tu e solo tu cucinassi e lo nutrissi con le tue mani?

Testo della predicazione: Giovanni 15,9-17

«Come il Padre mi ha amato, così anch'io ho amato voi; dimorate nel mio amore. Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore; come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore. Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa. «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi.». 

Sermone

Il nostro brano del Vangelo di Giovanni riflette sul versetto del cap. 13 che dice: «Io vi do un comandamento nuovo» (v. 34). In realtà, il comandamento dell’amore non è certo nuovo perché le parole “Amerai il prossimo tuo come te stesso” sono già contenute nell’Antico Testamento (Lev. 19,18). Ma è nuovo perché riflette la rivelazione con cui Dio si presenta al mondo in Gesù, suo Figlio.

Gesù, dunque, si presenta a noi come uno spazio nuovo nel quale possiamo vivere concretamente la nostra realtà di fede e di cittadini del mondo. Il legame tra il Padre e Gesù, suo Figlio, è un legame d’amore, la relazione tra il Padre e il Figlio è caratterizzata dall’amore. Così questo legame può determinare anche le relazioni tra i credenti che vivono dell’amore di cui Gesù li ama.

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