Culto domenicale:
ore 9,00 sala degli Airali
ore 10,00 Tempio dei Bellonatti
nel periodo invernale il culto avrà luogo presso la sala Beckwith

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Domenica, 24 Novembre 2013 00:00

Sermone di domenica 24 novembre 2013 - Giornata contro la violenza sulle donne (II Samuele 13,1-22)

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Testo della predicazione: II Samuele 13,1-22

 

Dopo queste cose avvenne che Absalom, figlio di Davide, aveva una sorella di nome Tamar, che era bella; e Amnon, figlio di Davide, se ne innamorò. Amnon si appassionò a tal punto per Tamar sua sorella da diventarne malato; perché lei era vergine e pareva difficile ad Amnon di fare qualche tentativo con lei. Amnon aveva un amico, di nome Ionadab, figlio di Simea, fratello di Davide; Ionadab era un uomo molto accorto. Questi gli disse: «Come mai tu, figlio del re, sei ogni giorno più deperito? Non me lo vuoi dire?» Amnon gli rispose: «Sono innamorato di Tamar, sorella di mio fratello Absalom». Ionadab gli disse: «Mettiti a letto e fingiti malato. Quando tuo padre verrà a vederti digli: "Fa', ti prego, che mia sorella Tamar venga a darmi da mangiare e a preparare il cibo in mia presenza perché io lo veda e mangi quel che mi darà"». Amnon dunque si mise a letto e si finse ammalato; e quando il re lo venne a vedere, Amnon gli disse: «Fa', ti prego, che mia sorella Tamar venga e prepari un paio di frittelle in mia presenza; così mangerò quel che mi darà». Allora Davide mandò a dire a Tamar: «Va' a casa di Amnon, e preparagli qualcosa da mangiare». Tamar andò a casa di Amnon, suo fratello, che era a letto; prese della farina stemperata, l'intrise, preparò delle frittelle e le fece cuocere davanti a lui. Poi prese la padella, servì le frittelle e gliele mise davanti, ma egli rifiutò di mangiare e disse: «Fate uscire di qui tutta la gente». Tutti uscirono. Allora Amnon disse a Tamar: «Portami il cibo in camera e lo prenderò dalle tue mani». Tamar prese le frittelle che aveva fatte e le portò in camera ad Amnon suo fratello. Ma mentre gliele porgeva perché mangiasse, egli l'afferrò e le disse: «Vieni a unirti a me, sorella mia». Lei gli rispose: «No, fratello mio, non farmi violenza; questo non si fa in Israele; non commettere una tale infamia! Io dove potrei andare piena di vergogna? E quanto a te, tu saresti considerato un infame in Israele. Te ne prego, parlane piuttosto al re, egli non ti rifiuterà il permesso di sposarmi». Ma egli non volle darle ascolto e, essendo più forte di lei, la violentò e si unì a lei. Poi Amnon ebbe verso di lei un odio fortissimo; a tal punto che l'odio per lei fu maggiore dell'amore di cui l'aveva amata prima. Le disse: «Àlzati, vattene!» Lei gli rispose: «Non mi fare, cacciandomi, un torto maggiore di quello che mi hai già fatto». Ma egli non volle darle ascolto. Anzi, chiamato il servo che lo assisteva, gli disse: «Caccia via da me costei e chiudile dietro la porta!» Lei portava una tunica con le maniche, perché le figlie del re portavano simili vesti finché erano vergini. Il servo di Amnon dunque la mise fuori e le chiuse la porta dietro. E Tamar si sparse della cenere sulla testa, si stracciò di dosso la tunica con le maniche e mettendosi la mano sul capo, se ne andò gridando. Absalom, suo fratello, le disse: «Forse che Amnon, tuo fratello, è stato con te? Per ora taci, sorella mia; egli è tuo fratello; non tormentarti per questo». Tamar, desolata, rimase in casa di Absalom, suo fratello. Il re Davide udì tutte queste cose e si adirò molto. Absalom non disse una parola ad Amnon né in bene né in male; perché odiava Amnon per la violenza che aveva fatta a Tamar, sua sorella.


Tamar, la principessa violata

Lidia Maggi
Le donne di Dio (Claudiana) cap. 29.

È una storia come tante altre, quella di Tamar.

 

Una vicenda comune a molte vittime innocenti, vite segnate per sempre dallo stupro e dal disprezzo.
Gli abusi domestici sono tra le violenze più terribili, perché avvengono proprio nei contesti dove i più deboli dovrebbero essere tutelati, protetti e amati. Abusare di un familiare significa tradire un rapporto intimo di fiducia, approfittare della vulnerabilità della persona per i propri fini malvagi e scardinare per sempre la stima necessaria per affrontare la vita.

Piccola principessa violata, sapevi che non sarebbe bastato il tuo status regale a proteggerti? Sapevi che il pericolo più grande, il nemico da temere, non veniva dall'esterno ma abitava con te, aveva il tuo stesso sangue, era parte della tua stessa genealogia?
Tuo fratello, Tamar, tuo fratello! Si era invaghito di te, di una passione insana, un'ossessione malata. Amnon, il primogenito del re, l'erede al trono, per te rifiutava il cibo. Di te aveva fatto la sua malattia. Possibile che nessuno in casa notasse quanto stava accadendo?
«Sono innamorato di Tamar, la sorella di mio fratello Assalonne» (II Sam. 13,4), aveva confessato al cugino Jonadab. Fu quest'ultimo a suggerirgli quel folle piano: «Mettiti a letto e fingiti malato. Quando tuo padre verrà a trovarti digli: se venisse mia sorella Tamar a farmi da mangiare e vedessi con i miei occhi quel che prepara, mangerei volentieri il cibo dalle sue mani» (v. 6).
Tuo padre, il re, venuto a conoscenza dello stupro, si è molto indignato senza però intervenire. Ma come ha potuto essere così cieco, non accorgersi di quella passione perversa, dell'ambiguità della richiesta fatta, che tu e solo tu cucinassi e lo nutrissi con le tue mani?
Il re ti ha «consegnato» al tuo carnefice, quando ti ha ordinato di andare ad accudire tuo fratello malato. Anche lui è responsabile: non ti ha protetta come avrebbe dovuto.
Questa storia squallida sarebbe rimasta nascosta, sepolta nei segreti di famiglia, se tu non avessi urlato il tuo dolore, strappandoti le vesti e reclamando visibilità. Il narratore biblico, e con lui Israele, ha osato rompere il silenzio, raccogliendo la tua storia e denunciando l'abuso subito. Tu, invece, non hai potuto narrare la tua vicenda. Sei stata condannata al silenzio e alla desolazione, relegata in casa di Absalom, figlio della tua stessa madre. Anche lui ha abusato di te quando ti ha costretta a tacere e ha usato la tua tragedia come pretesto per uccidere il primogenito tanto odiato.
La tua storia, tuttavia, è giunta ugualmente fino a noi. La coscienza di Israele ha osato raccontare, fare memoria. Non c'erano testimoni nella camera dove avvenne l'abuso: sei stata lasciata sola nelle mani del tuo aguzzino.

Ma la voce narrante di Israele forza i lettori di ogni generazione a entrare in quella stanza. E il coraggio della Bibbia, la quale racconta e riflette anche sulle ombre di una storia della salvezza che troppo spesso appare irredenta. Il narratore dà così, voce alle grida inascoltate e conduce nel luogo dove la vittima è stata lasciata sola.

Piccola principessa violata, chi legge è forzato ad ascoltare come Amnon ti abbia afferrata, come ti abbia chiesto di giacere con lui. Insieme udiamo la tua voce saggia. Lo esorti a non commettere un'infamia così grande. Suggerisci anche una soluzione pratica: che lui ti chieda in sposa. All'erede al trono non si nega nulla! Ma lui non ti ascolta, è più forte di te e ti afferra; poi… la lotta: lui ti butta sul letto e ti stupra.
Siamo ancora lì, in quella stanza, costretti a osservare come tuo fratello, dopo averti violentata, ti abbia scacciata. Prova ora un odio più forte della passione che prima l'aveva mosso. Ora ricevi da lui disprezzo e disgusto, piccola principessa violata. Ancora una volta udiamo le tue sagge parole. Gli chiedi di non aggravare ulteriormente la situazione, cacciandoti e facendoti un torto maggiore di quello già subito. Lui, per tutta risposta, chiama un servo e ti sbatte fuori.
La violenza subita da Dina, figlia di Isacco, violentata dal principe Sikem, non arrivò a tanto. Dopo l'abuso, Sikem scoprì di amarla e cercò in tutti i modi di riparare al torto commesso, chiedendola in sposa e cercando le giuste parole per parlare al cuore ferito della giovane vittima.
Tu, invece, hai conosciuto il disprezzo; sei stata usata e gettata via.
Piccola principessa violata, eccoti urlante nei corridoi regali.

«E Tamar si strappò la tunica, si sparse polvere sul capo, e con le mani nei capelli andò via urlando» (v. 20).

Il tuo grido oggi giunge fino a noi, e dà voce a tante altre grida di vittime innocenti abusate, umiliate, disprezzate nel segreto delle mura domestiche. La fede di Israele fa memoria delle tue parole, della tua storia per denunciare e condannare gli abusi in famiglia, anche se questi dovessero riguardare i potenti: i prìncipi e il re.

Meno coraggiose sono state le chiese. Non hanno denunciato con altrettanto vigore gli abusi sessuali. Si sono comportate piuttosto come Davide, Assalonne, Amnon, tutti uniti in un assordante silenzio. Amen!

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

Indirizzo: Via Beckwith 49, Luserna San Giovanni (TO), 10062, ITALIA

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