Culto domenicale:
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Domenica, 30 Agosto 2020 15:41

Sermone di domenica 30 agosto 2020 (I Corinzi 3,9-17)

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Testo della predicazione: I Corinzi 3,9-17

Noi siamo infatti collaboratori di Dio, voi siete il campo di Dio, l'edificio di Dio. Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come esperto architetto, ho posto il fondamento; un altro vi costruisce sopra. Ma ciascuno badi a come vi costruisce sopra; poiché nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Cristo Gesù. Ora, se uno costruisce su questo fondamento con oro, argento, pietre di valore, legno, fieno, paglia, l'opera di ognuno sarà messa in luce; perché il giorno di Cristo la renderà visibile; poiché quel giorno apparirà come un fuoco; e il fuoco proverà quale sia l'opera di ciascuno. Se l'opera che uno ha costruita sul fondamento rimane, egli ne riceverà ricompensa; se l'opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco. Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui; poiché il tempio di Dio è santo; e questo tempio siete voi.

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, l’apostolo si esprime senza mezzi termini circa la nostra fede e quello che diventiamo attraverso il dono della grazia di Dio, dice: «Voi siete il campo di Dio… voi siete l’edificio di Dio… voi siete il Tempio di Dio».

Parla alla chiesa di Corinto, Paolo, l’ha fondata lui stesso, e si paragona a un architetto che pone le fondamenta sostenendo così che la chiesa deve poggiare su basi solide, essa stessa deve avere quella resistenza che non la farà crollare nelle difficili prove della vita. Possiamo pensare alla catastrofe che provocherebbe un terremoto se un edificio non fosse costruito con criteri antisismici. Anche questo Tempio è stato colpito da un terremoto di notevole forza (era il 1808), è stato lesionato, ma ha retto; potremmo dire che le sue fondamenta sono solide; tuttavia l’apostolo non ricorre all’immagine dei movimenti tellurici, ma a quella del fuoco che, nell’Antico Testamento, è simbolo del giudizio di Dio, ma anche della presenza dello Spirito: ricordate il pruno ardente, il carro di fuoco di Elia, e nel Nuovo Testamento le lingue di fuoco a Pentecoste.

Il messaggio è che quando accade un qualsiasi cataclisma attorno a noi, la solidità del nostro edificio, la chiesa, viene messo a dura prova, perciò deve avere la capacità di sopportare i venti, l’acqua, il fuoco, il terremoto affinché sia destinato a durare nel tempo.

L’apostolo afferma che è una manifestazione della grazia di Dio la cura della comunità: i vostri pastori e le vostre pastore, i vostri anziani ed anziane, e tutti coloro che sono impegnati in attività di governo della chiesa sono espressione della grazia del Signore della quale siamo chiamati a essere grati. Questo ci porta a dedurre due cose:

  • 1. che la grazia di Dio impegna pastori, anziani e via via tutti gli altri, a porre un fondamento che sia solido, e quello è uno solo: Gesù Cristo;
  • 2. che chiunque costruisce sopra, proseguendo il lavoro di altri, deve badare bene a ciò che fa; l’apostolo non tollererebbe una scadente rifinitura dell’edifici, della chiesa.

«Ma ciascuno badi»: è un monito rivolto a coloro che svolgono all’interno della comunità il ministero della predicazione e della cura d’anime, sì, ma anche quello dell’insegnamento rivolto ai più piccoli o hanno responsabilità di governo, o di ogni altra natura all’interno della chiesa: dalla musica alla cucina, al Ri-circolo, al teatro, alle torte, alle agapi, alla cura degli stabili, alla pulizia e alla manutenzione dei giardini, al canto, tutto deve essere fatto fondandosi sul fondamento solido che è Gesù Cristo, cioè a partire dalla fede nel Dio che ci permette di vivere nello spirito umile del servizio verso il prossimo e verso il Signore stesso.

Ciascuno badi a quello che costruisce. I nostri progetti, le nostre attività, la formazione dei più giovani come quella dei meno giovani, la nostra diaconia verso gli ultimi e i più deboli, la nostra testimonianza dell’amore di Dio, lo spirito con cui facciamo tutto questo, costruiscono qualcosa che si aggiunge all’opera che altri, prima di noi, hanno fatto. Questa è la chiesa, non è qualcosa che abbiamo ereditato e che dobbiamo conservare pura senza ulteriori modifiche, non è qualcosa per la quale aggiungendo del nostro ne tradiamo la bellezza o l’antichità, qui non c’è una soprintendenza che ci nega ogni intervento successivo per non rovinare ciò che è antico, ma esattamente il contrario: la chiesa è tradita nella sua essenza e nella sua anima se non si continua a costruire sopra ciò che altri hanno edificato, solo così potrà diventare più solida perché, in caso contrario, vacillerà per poi crollare sotto il peso di inevitabili conflitti, personalismi, egoismi, rancori, e tanto altro che si sostituisce allo spirito umile del servizio al Signore.

«Mi proposi di non sapere altro fra voi, fuorché Gesù Cristo e lui crocifisso» (I Cor. 2,2) riferisce l’apostolo al cap. 2 di questa lettera ai Corinzi, per sottolineare che alla base della nostra opera vi è l’annuncio di Cristo che non è un fatto privato che agisce a partire dai propri gusti personali.

L’apostolo è determinato in questo, e sostiene pure che l’opera di ciascuno sarà sottoposta all’approvazione di Dio o al suo disappunto: è qui che parla del fuoco purificatore che va inserito all’interno della giustizia che Dio instaura quando il malgoverno, e quindi l’ingiustizia, si sostituiscono ad essa. Gli elementi usati per costruire e che l’apostolo elenca, già portano in sé questo senso: l’oro, l’argento e le pietre di valore con cui si costruisce la chiesa sono materiale ignifugo, mentre il legno, il fieno e la paglia, sono materiale infiammabile. A voi ogni deduzione logica e la domanda: «Con che cosa sto costruendo io con il mio contributo? Costruisco con paglia o con pietre?». La paglia permetterà facilmente lo scoppio di un incendio, le pietre no, anzi, renderanno più saldo e duraturo l’edificio.

Abbiamo capito che l’apostolo ha a cuore l’edificio “Chiesa” perché, ai suoi tempi, il cristianesimo era ancora una piccola entità che testimoniava la propria fede in un mondo ostile. Ma questa entità non è qualcosa di astratto, e non è un edificio immaginario, e neppure un Tempio fatto di vere pietre, mattoni, cemento, pilastri, vetrate, pulpiti e panche.

L’apostolo sa che lo Spirito di Dio è presente nella comunità e questa è il luogo della presenza di Dio, non un edificio sacro, ma i singoli credenti che si incontrano diventano il luogo della presenza di Dio, il luogo nel quale Dio stabilisce la sua residenza. Il Tempio di Dio.

Sorelle, fratelli, «Non sapete che voi siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? (...) Il Tempio di Dio è santo e questo Tempio siete voi». “Santo” perché davvero lo Spirito di Dio abita in voi e vi impegna a vivere come credenti autentici nel mondo: sì, con i vostri limiti, le vostre contraddizioni, ma con la vostra determinatezza e consapevolezza che il Signore, vi accompagna sempre in ogni circostanza della vita e in ogni annuncio del suo amore per tutte le creature. Dio ha scelto voi, credenti, suo Tempio, per essere presente nel mondo. L’apostolo vi chiama ad avere questa consapevolezza, e vi dice che Dio si rivela al mondo attraverso l’unità e l’armonia della comunità.

Non è facile, vero? Tuttavia si tratta di un appello che va accolto, con estrema serietà, ma anche con immensa gioia perché l’impegno non ci è dato lasciandoci soli con le nostre incapacità, ma con la promessa che saremo sostenuti sempre dalla guida del Signore, dalla sua forza e dalla sua presenza instancabile.

Voi siete il Tempio di Dio, il luogo attraverso il quale Dio si manifesta, opera e interviene nel mondo. Questa è la chiesa, un progetto di Dio, non nostro, non un nostro affare o il luogo dove esercitarci per le nostre esibizioni. Le nostre mansioni nella chiesa, a partire dalla nostra presenza ai culti, al sorriso più semplice, alla telefonata per essere vicini agli altri, alla parola di incoraggiamento, fino a ogni mansione, piccola o grande, nella chiesa, sono compiti che Dio ci affida in ogni campo di attività della comunità che mai diventerà proprietà privata. È Dio al comando!

Voi siete il Tempio di Dio. Una parola carica di promesse: promessa di perdono, promessa di grazia, di aiuto, di sostegno nella condivisione e nella solidarietà, ma è anche una parola di impegno nella capacità che ci è data di amare, di perdonare, di camminare insieme, di essere uniti.

Voi siete il Tempio di Dio: l’apostolo ci fa vedere un orizzonte nuovo, vasto, lontano e allo stesso tempo vicino, e ci chiede di uscire dall’angustia dei nostri limiti umani per lasciare spazio all’opera efficace di Dio fra noi e nel mondo. Amen!

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

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