Culto domenicale:
ore 9,00 sala degli Airali
ore 10,00 Tempio dei Bellonatti
nel periodo invernale il culto avrà luogo presso la sala Beckwith

Nuovo numero di telefono del presbiterio: 0121.30.28.50

Airali

Archivio dei sermoni domenicali

Testo della predicazione: Isaia 43,1-7

Così parla il Signore, il tuo Creatore, o Giacobbe, colui che ti ha formato, o Israele! Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome; tu sei mio!
Quando dovrai attraversare le acque, io sarò con te; quando attraverserai i fiumi, essi non ti sommergeranno; quando camminerai nel fuoco non sarai bruciato e la fiamma non ti consumerà, perché io sono il Signore, il tuo Dio, il Santo d’Israele, il tuo salvatore; io ho dato l’Egitto come tuo riscatto, l’Etiopia e Seba al tuo posto.
Perché tu sei prezioso ai miei occhi, sei stimato e io ti amo, io do degli uomini al tuo posto, e dei popoli in cambio della tua vita. Non temere, perché io sono con te; io ricondurrò la tua discendenza da oriente, e ti raccoglierò da occidente. Dirò al settentrione: «Da’!» E al mezzogiorno: «Non trattenere»; fa’ venire i miei figli da lontano e le mie figlie dalle estremità della terra:tutti quelli cioè che portano il mio nome, che io ho creati per la mia gloria, che ho formati, che ho fatti.

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, il brano biblico del profeta Isaia che abbiamo ascoltato è in mezzo a due brani di giudizio e di condanna di Israele. Lì la relazione tra Dio e Israele appare in termini di ira e distruzione. Israele è descritto come cieco e sordo alla presenza di Dio.

Perché può succedere che in mezzo a una relazione così difficile con Dio ci possa essere un brano così rassicurante come quello che abbiamo ascoltato? Proprio perché il rapporto che Dio stabilisce con il suo popolo non poteva né doveva essere accolto con indifferenza o come l’occasione per pretendere privilegi speciali.

Quindi, una delle più dure espressioni di giudizio precede una delle più belle descrizioni dell’amore di Dio contenuta in tutta la Bibbia. Il messaggio è che la fede riconosce la presenza di Dio sia nel suo essere duro con i suoi figli, sia negli atti di liberazione che compie, perché in tutto ciò Dio è colui che esprime il suo amore.

Tutti sappiamo che l’amore può fiorire e consolidarsi quando la persona amata ricambia il sentimento. Perché l’amore non è mai una imposizione, ma una proposta, un invito alla reciprocità.

Nella Bibbia, anche le espressioni dell’ira di Dio, accompagnate sempre da affermazioni della sua fedeltà, rivelano continuamente l’impegno di Dio per un amore autentico e reciproco. All’opposto, tollerare l’arroganza umana non sarebbe affatto un gesto d’amore, ma di insensatezza.

Testo della predicazione: I Corinzi 4,1-5

«Così, ognuno ci consideri servitori di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. Del resto, quel che si richiede agli amministratori è che ciascuno sia trovato fedele. A me poi pochissimo importa di essere giudicato da voi o da un tribunale umano; anzi, non mi giudico neppure da me stesso. Infatti non ho coscienza di alcuna colpa; non per questo però sono giustificato; colui che mi giudica è il Signore. Perciò non giudicate nulla prima del tempo, finché sia venuto il Signore, il quale metterà in luce quello che è nascosto nelle tenebre e manifesterà i pensieri dei cuori; allora ciascuno avrà la sua lode da Dio».

Sermone

La prima pagina del romanzo di Pirandello, “Uno, nessuno e centomila” comincia così:

«”Che fai?”, mia moglie mi domandò vedendomi insolitamente indugiare davanti allo specchio. “Niente”, le risposi, “mi guardo qua, dentro il naso, in questa narice. Premendo, avverto un certo dolorino”. Mia moglie sorrise e disse: “Credevo ti guardassi da che parte ti pende”. Mi voltai come un cane a cui hanno pestato la coda: “Mi pende? A me? Il naso?”. “Ma sì, caro, guardatelo bene: ti pende verso destra”. Avevo ventotto anni e sempre fin allora avevo ritenuto il mio naso, se non proprio bello, almeno decente… Vide forse mia moglie più addentro di me?...

E che altro? Eh, altro, altro! Le mie sopracciglia parevano sugli occhi accenti circonflessi, le mie orecchie erano attaccate male… il mio dito mignolo… le gambe… non diedi alcuna importanza a quei lievi difetti, ma una grandissima e straordinaria al fatto che per tanti anni ero vissuto senza mai cambiar di naso, sempre quello, e con quelle sopracciglia, quelle orecchie, quelle mani, quelle gambe; e dovevo aspettare di prender moglie per aver conto che li avevo difettosi.

E non si sa, le mogli? Fatte apposta per scoprire i difetti del marito».

Pirandello, nel suo romanzo, cerca di riflettere sull’identità di ciascuno, come ognuno si vede e si giudica e come lo vedono e lo giudicano, invece, gli altri. Qual è la verità? Ma la domanda che emerge è: conosci te stesso? Chi sei veramente? Cosa credi di essere…. In fondo si tratta di un mistero da cui non ne verremo mai fuori se non avendo la forte coscienza che ogni giudizio, nostro e degli altri su noi stessi, è comunque e sempre un giudizio relativo.

Testo della predicazione: Marco 6,32-44

Partirono dunque con la barca per andare in un luogo solitario in disparte. Molti li videro partire e li riconobbero; e da tutte le città accorsero a piedi e giunsero là prima di loro. Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose.
Essendo già tardi, i discepoli gli si accostarono e gli dissero: «Questo luogo è deserto ed è già tardi; lasciali andare, affinché vadano per le campagne e per i villaggi dei dintorni e si comprino qualcosa da mangiare». Ma egli rispose: «Date loro voi da mangiare». Ed essi a lui: «Andremo noi a comprare del pane per duecento denari e daremo loro da mangiare?» Egli domandò loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Essi si accertarono e risposero: «Cinque, e due pesci». Allora egli comandò loro di farli accomodare a gruppi sull’erba verde; e si sedettero per gruppi di cento e di cinquanta.
Poi Gesù prese i cinque pani e i due pesci, e, alzati gli occhi verso il cielo, benedisse e spezzò i pani, e li dava ai discepoli, affinché li distribuissero alla gente; e divise pure i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono e furono sazi, e si portarono via dodici ceste piene di pezzi di pane, ed anche i resti dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila persone.

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, l’evangelista Marco ci racconta che dopo aver chiamato i suoi discepoli, Gesù opera miracoli: comincia a guarire, a insegnare e a predicare, le tre attività di Gesù: terapeutica, didascalica e kerigmatica. Prima della moltiplicazione dei pani e dei pesci, Gesù compie diversi miracoli in presenza dei suoi discepoli che, addirittura, avevano assistito alla risurrezione della figlia di Iairo, oltre a ciò avevano udito i suoi insegnamenti, la sua predicazione, eppure, qui nel nostro racconto, i discepoli sembrano increduli e incapaci di affrontare un pro­blema.

Qui la loro natura umana emerge in tutta la sua spontaneità, perciò quando Gesù dirà loro: “da­te loro voi da mangiare” essi rispondono che è una cosa impossibile, perché non hanno 200 denari per comperare cibo per tutti: 200 denari era la paga annua di un lavoratore! Ai discepoli non mancava la disponibilità, ma certamente mancavano i mezzi. Le loro forze, davanti al problema di sfamare tante gente, erano esigue, insignificanti.

I discepoli avevano, forse, ciò che era appena sufficiente per loro stessi, e per nulla abbondante. Ma da lì a poco assisteranno a qualcosa di grandioso che non è la moltiplicazione dei cinque pani e dei due pesci in sé, ma qualcosa che vi sta dietro, qualcosa che ha permesso che quel poco bastasse per tutti.

C’è chi in questo miracolo sottolinea lo sbalordimento dei disce­poli, o magari del Dio che sbalordisce e che si mostra onnipotente contro la piccolezza e l’insensatezza umane; altri sottolineano la capacità miracolistica di Gesù per conferirgli la giusta autorità e il giusto ruolo di Messia.

Testo della predicazione: Deuteronomio 28,1-8

«Se tu ubbidisci diligentemente alla voce del Signore tuo Dio, avendo cura di mettere in pratica tutti i suoi comandamenti che oggi ti do, il Signore, il tuo Dio, ti metterà al di sopra di tutte le nazioni della terra; e tutte queste benedizioni verranno su di te e si compiranno per te, se darai ascolto alla voce del Signore tuo Dio. Sarai benedetto nella città e sarai benedetto nella campagna. Benedetto sarà il frutto del tuo seno, il frutto della tua terra e il frutto del tuo bestiame; benedetti i parti delle tue vacche e delle tue pecore. Benedetti saranno il tuo paniere e la tua madia. Sarai benedetto al tuo entrare e benedetto al tuo uscire. Il Signore farà sì che i tuoi nemici, quando si alzeranno contro di te, siano sconfitti davanti a te; usciranno contro di te per una via e per sette vie fuggiranno davanti a te. Il Signore ordinerà, e la benedizione verrà su di te, sui tuoi granai e su tutte le tue imprese; ti benedirà nel paese che il Signore, il tuo Dio, ti dà».

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, il testo biblico alla nostra attenzione, parla di benedizioni per coloro che si attengono alla Parola di Dio e non si allontanano da essa: «Se ubbidisci diligentemente alla voce del Signore… se gli darai ascolto» allora sarai benedetto: “Sarai benedetto in ogni luogo tu ti trovi, sarà benedetto il frutto del tuo seno, i tuoi animali, la tua terra, il tuo paniere pieno di frutta, la tua madia piena di pane, tutto in abbondanza”. Saranno benedette le tue scelte (il tuo entrare e il tuo uscire), non avrai più paura dei tuoi nemici perché quando si rivolteranno contro di te, fuggiranno poi lontano in tutte le direzioni; sarai perfino in testa a tutte le nazioni: anche se è vero che l’Italia lo è già in testa alle nazioni, ma per la corruzione, la mafia, il malgoverno, la mancanza di servizi, soprattutto quelli sanitari e quelli rivolti verso i più deboli.

Dunque, sarai benedetto/a se ubbidisci alla Parola del Signore. Per certi versi, sembra un ricatto, quello dovuto al fatto che la benedizione di Dio costi, che abbia un prezzo, il prezzo della ubbidienza. Perché? Lo vedremo in seguito.

Intanto bisogna dire che, nel nostro brano come, in genere, nella Bibbia, la promessa di benedizione ha a che fare con i beni materiali: la terra, la campagna, la città, i frutti, il bestiame, il pane, i nemici, ecc… Perché? È voluto da Dio il materialismo e alle ambizioni umane egoistiche di benessere e ricchezza economica?

Testo della predicazione: Matteo 15,21-28

Gesù si ritirò nel territorio di Tiro e di Sidone. Ed ecco una donna cananea di quei luoghi venne fuori e si mise a gridare: «Abbi pietà di me, Signore, Figlio di Davide. Mia figlia è gravemente tormentata da un demonio». Ma egli non le rispose parola. E i suoi discepoli si avvicinarono e lo pregavano dicendo: «Mandala via, perché ci grida dietro». Ma egli rispose: «Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d’Israele». Ella però venne e gli si prostrò davanti, dicendo: «Signore, aiutami!». Gesù rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per buttarlo ai cagnolini». Ma ella disse: «Dici bene, Signore, eppure anche i cagnolini mangiano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».  Allora Gesù le disse: «Donna, grande è la tua fede; ti sia fatto come vuoi». E da quel momento sua figlia fu guarita.

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, una donna pagana distoglie l'attenzione su Gesù, grida dietro al corteo che segue Gesù. È una donna non ebrea che si rivolge a Gesù, ad un maestro ebreo per rivolgergli la preghiera di guarire sua figlia affetta da una grave malattia, forse è epilettica o qualcosa legata a forme improvvise di crisi, è tormentata, dice il nostro testo, da un demone maligno.

Ma l'attenzione del brano biblico non si ferma su questo aspetto, ma sul rapporto che la donna vuole instaurare con Gesù. Perciò grida per farsi sentire da lui, non si può avvicinare troppo a Gesù perché è pagana e quindi potrebbe contaminare il maestro, come chi ha una malattia contagiosa, come la lebbra. Ma la donna non si arrende, non si perde d'animo, e grida per farsi sentire da Gesù.

Però «Gesù non le rivolge la parola» dice l’evangelista. Gesù è muto, e il suo silenzio è pesante, strano, urtante… proprio lui, che è il consolatore degli afflitti; lui, che ha rasserenato coloro che piangono, che ha soccorso i tormentati; lui, che ha guarito tante persone, alla donna non risponde nulla.

Gesù è indifferente, e quando i discepoli, seccati dalle urla della donna, chiedono a Gesù di fare qualcosa per mandarla via, allora Gesù le rivolge la parola come farebbe qualunque ebreo che odia i pagani; le si rivolge in modo ostile: «Non è bene prendere il pane dei figli per buttarlo ai cani». I cani erano gli infedeli, coloro che non erano degni di Dio. Gesù sta dando del «cane» alla donna. Una risposta che la donna non avrebbe mai voluto ascoltare da un maestro pio e religioso.

Questa donna, senza nome, non si arrende e, al rifiuto di Gesù, risponde con grande fede. Non si era arresa davanti al silenzio di Gesù e, ora che Gesù le parla in modo da annullare il suo rapporto con lei, la donna gli risponde perfino con umorismo: «Dici bene, Signore; eppure anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».

Testo della predicazione: Luca 17,11-19

Nel recarsi a Gerusalemme, Gesù passava sui confini della Samaria e della Galilea. Come entrava in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, i quali si fermarono lontano da lui, e alzarono la voce, dicendo: «Gesù, Maestro, abbi pietà di noi!» Vedutili, egli disse loro: «Andate a mostrarvi ai sacerdoti». E, mentre andavano, furono purificati. Uno di loro vedendo che era purificato, tornò indietro, glorificando Dio ad alta voce; e si gettò ai piedi di Gesù con la faccia a terra, ringraziandolo. Or questo era un Samaritano. Gesù, rispondendo, disse: «I dieci non sono stati tutti purificati? Dove sono gli altri nove? Non si è trovato nessuno che sia tornato per dare gloria a Dio tranne questo straniero?» E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato».

Sermone

«Gesù, Maestro, abbi pietà di noi», i dieci lebbrosi pronunciano queste parole a voce alta, gridano, da lontano. Sono persone rispettose delle norme sociali, della legge di Dio contenuta in Levitico 13,45-46. Il lebbroso era un impuro, e l’impuro, secondo la legge doveva avvertire a gran voce chiunque gli si avvicinasse: «Impuro, impuro» gridava, perciò era costretto a vivere solo, lontano da tutti, alla larga per evitare di contagiare qualcuno.

Il lebbroso viveva già come un uomo morto, non poteva avere relazioni, legami con nessuno, era del tutto escluso dalla società umana. Era anche riconosciuto che qualcuno guarisse, e per la loro guarigione, erano i sacerdoti preposti a constatarla e a rilasciare il certificato di avvenuta guari­gione, e dopo i rituali sacrifici di purificazione, l’ex lebbroso era riammesso nella comunità e poteva tornare a casa da cui alcuni erano stati persino scacciati via perché i malati erano ritenuti colpevoli di gravi peccati che Dio puniva con la malattia.

I dieci lebbrosi, da lontano, gridano a Gesù di avere pietà. Hanno i vestiti stracciati quale segno di riconoscimento, hanno il capo scoperto ma il viso nascosto. Sono mescolati, galilei e samaritani, che normalmente sono divisi perché hanno una diversa interpretazione della Bibbia, perciò non si parlano, non si trattano: questo nella società civile, ma fuori da essa le barriere e le divisioni saltano, non hanno senso, una cosa li accomuna e li unisce: la sofferenza, il dolore, la malattia.

Testo della predicazione: Matteo 5,13-16

Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta, e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.

Sermone

Care sorelle e fratelli, originariamente sono di Trapani che è una città, insieme a Marsala, con un grande spazio dedicato alle saline che sono anche zona protetta. Chi è stato in queste città, oltre al vino di Marsala, ricorderà certamente le Saline, i mulini a vento e il vento soprattutto, molto vento, quasi tutti i giorni dell'anno.

Pensate che perfino la Circolare della chiesa di Trapani e Marsala si chiamava "La Salina", proprio per sottolineare la caratteristica che unisce le due città: il sale.

Bianche, cristalline, luminose, le saline diventano uno spettacolo quando da luglio a settembre il sale è disposto in tanti piccoli mucchi: i raggi del sole formano dei riflessi ora abbaglianti e ora colorati. È magnifico restare a guardare questa meraviglia della natura.

Certo, guardare non basta, il sale è utile per dare gusto ai cibi! Lo scopo delle saline non è solo quello di suscitare stupore, ma di produrre il sale necessario ai nostri fabbisogni.

Peccato! Peccato che il sale dentro la saliera perde il suo fascino, nessuno si stupisce del suo colore, della sua bellezza, della sua luce, come quando è in fase di raccolta. L'intensa luce del sole e il sale che la riflette, diventano un'unica cosa. Che meraviglia. Tutto il mondo ha bisogno del sale. Come tutti abbiamo bisogno della luce.

Anche Gesù lega indissolubilmente l'utilità del sale a quella della luce. Essi hanno in comune il fatto che se diventano povere della loro essenza, diventano inutili. Se il sale è insipido perde la sua funzione e se la cera di una candela finisce non darà più luce.

Ma cosa voleva dire Gesù con le parole: «Voi siete il sale della terra»? Che significa essere il sale della terra?

Sul sale ci sono tante cose da dire: nell'antichità il sale era simbolo di 1) ricchezza - 2) sapienza - 3) sacralità.

Testo della predicazione: Luca 5,1-11

Mentre egli stava in piedi sulla riva del lago di Gennesaret e la folla si stringeva intorno a lui per udire la parola di Dio, Gesù vide due barche ferme a riva: da esse i pescatori erano smontati e lavavano le reti. Montato su una di quelle barche, che era di Simone, lo pregò di scostarsi un poco da terra; poi, sedutosi sulla barca, insegnava alla folla.
Com’ebbe terminato di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo, e gettate le reti per pescare». Simone gli rispose: «Maestro, tutta la notte ci siamo affaticati, e non abbiamo preso nulla; però, secondo la tua parola, getterò le reti». E, fatto così, presero una tal quantità di pesci, che le reti si rompevano. Allora fecero segno ai loro compagni dell’altra barca, di venire ad aiutarli. Quelli vennero e riempirono tutt’e due le barche, tanto che affondavano. Simon Pietro, veduto ciò, si gettò ai piedi di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Perché spavento aveva colto lui, e tutti quelli che erano con lui, per la quantità di pesci che avevano presi, e così pure Giacomo e Giovanni, fi gli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Allora Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». Ed essi, tratte le barche a terra, lasciarono ogni cosa e lo seguirono.

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, l'evangelista Luca riferisce che Gesù si trovava davanti ad una tale folla di gente che ha dovuto salire su una barca e allontanarsi dalla riva, perché la calca di gente avesse più spazio. Alla fine del suo insegnamento rivolto a tutti, Gesù domanda a Simone di prendere il largo e di gettare le reti.

È singolare questa richiesta proprio al termine della sua predicazione, ma l’ordine di Gesù “prendi il largo e getta le reti” è legato alla sua predicazione, perché Gesù non ci chiama semplicemente all'ascolto, ma anche all'ubbidienza che qui si esplica in un servizio che produce frutti abbondanti. La Parola di Gesù non è soltanto bella da ascoltare, non è soltanto consolante e incoraggiante, ma è anche esigente.

Simone, è colui che ascolta, concorda con la predicazione di Gesù… e poi? Poi è chiamato a ubbidire: «Prendi il largo e getta le reti».

La richiesta è davvero strana perché Simone e i suoi compagni avevano già lavato le riti, avevano concluso il loro lavoro dopo una notte di lavoro in cui non avevano preso nulla. Simone ricorda a Gesù questo particolare, che si era affaticato inutilmente per tutta la notte. In quel lago non c’era pesce in quel momento. Ma pure, all’ordine di Gesù, Simone non esita e prende il largo gettando le reti. Credo sia importante sottolineare che la gran quantità di pesci pescati (quasi le barche affondavano) indica il frutto che portano coloro che non solo ascoltano la voce del Signore, ma la mettono in pratica.

Tuttavia, noi non abbiamo un alto concetto circa l’ubbidienza; la viviamo come un sacrificio: ubbidire ai genitori, per i figli, è spesso una sofferenza, così come ubbidire al proprio capo o al datore di lavoro: allora ci rifiutiamo di considerare il fatto che il Signore ci possa obbligare a fare qualcosa.

Testo della predicazione: Isaia 6,1-13

Nell'anno della morte del re Uzzia, vidi il Signore seduto sopra un trono alto, molto elevato, e i lembi del suo mantello riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini, ognuno dei quali aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi, e con due volava. L'uno gridava all'altro e diceva: «Santo, santo, santo è il Signore dell'universo! Tutta la terra è piena della sua gloria!» Le porte furono scosse fin dalle loro fondamenta e la casa fu piena di fumo. Allora io dissi: «Guai a me, sono perduto! Perché io sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure; e i miei occhi hanno visto il Re, il Signore dell'universo!» Ma uno dei serafini volò verso di me, tenendo in mano un carbone ardente, tolto con le molle dall'altare. Mi toccò con esso la bocca, e disse: «Ecco, questo ti ha toccato le labbra, la tua iniquità è tolta e il tuo peccato è espiato».Poi udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò? E chi andrà per noi?» Allora io risposi: «Eccomi, manda me!» Ed egli disse: «Va', e di' a questo popolo: “Ascoltate, sì, ma senza capire; guardate, sì, ma senza discernere!” Rendi insensibile il cuore di questo popolo, rendigli duri gli orecchi, e chiudigli gli occhi, in modo che non veda con i suoi occhi, non oda con i suoi orecchi, non intenda con il cuore, non si converta e non sia guarito!» E io dissi: «Fino a quando, Signore?» Egli rispose: «Finché le città siano devastate, senza abitanti, non vi sia più nessuno nelle case, e il paese sia ridotto in desolazione; finché il Signore abbia allontanato gli uomini, e la solitudine sia grande in mezzo al paese. Se vi rimane ancora un decimo della popolazione, esso a sua volta sarà distrutto; ma, come al terebinto e alla quercia, quando sono abbattuti, rimane il ceppo, così rimarrà al popolo, come ceppo, una discendenza santa».

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, la visione del profeta Isaia è una sorta di introduzione alla sua vocazione di profeta; dà legittimità e forza alla sua predicazione. È sottolineato che Dio stesso invia il profeta ad annunciare la Parola di Dio; la visione che abbiamo ascoltato dà al messaggio del profeta una grande autorità perché mette in rilievo il fatto che non si tratta di una parola umana, ma di ciò che Dio ha detto.

Dio è presentato come Colui che riempie il mondo con la sua gloria e la sua presenza: questo stanno ad indicare i lembi del manto di Dio che riempiono il tempio dove Isaia prega. Dio è sperimentato in questa forma possente, e tuttavia Egli rimane indescrivibile, incomprensibile nella sua totalità, imprendibile.

Dio sta sopra tutti e sopra ogni cosa, a Dio è diretto il canto dei Serafini: «Santo, santo, santo è il Signore, Dio dell’universo, tutta la terra è piena della sua gloria»; questo canto mette in evidenza tutta la pochezza e la parzialità dell’essere umano. Perfino gli angeli sono costretti a coprirsi il corpo perché anche loro partecipano alla natura di creature; se così è per gli angeli, come sarà per gli esseri umani?

Questa scena rivela che la santità di Dio è possibile comprenderla solo nella misura in cui noi comprendiamo la nostra condizione umana, la nostra caducità, la nostra debolezza; nella misura in cui riconosciamo il nostro peccato allora comprendiamo la santità di Dio.