Culto domenicale:
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Domenica, 16 Febbraio 2020 20:35

Sermone di domenica 16 febbraio 2020 (Deuteronomio 30,15-20)

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Testo della predicazione: Deuteronomio 30:15-20

«Vedi, io metto oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male; poiché io ti comando oggi di amare il Signore, il tuo Dio, di camminare nelle sue vie, di osservare i suoi comandamenti, le sue leggi e le sue prescrizioni, affinché tu viva e ti moltiplichi, e il Signore, il tuo Dio, ti benedica nel paese dove stai per entrare per prenderne possesso. Ma se il tuo cuore si volta indietro, e se tu non ubbidisci ma ti lasci trascinare a prostrarti davanti ad altri dèi e a servirli, io vi dichiaro oggi che certamente perirete, e non prolungherete i vostri giorni nel paese del quale state per entrare in possesso passando il Giordano. Io prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra, che io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, affinché tu viva, tu e la tua discendenza, amando il Signore, il tuo Dio, ubbidendo alla sua voce e tenendoti stretto a lui, poiché egli è la tua vita e colui che prolunga i tuoi giorni. Così tu potrai abitare sul suolo che il Signore giurò di dare ai tuoi padri Abraamo, Isacco e Giacobbe».

Sermone

«Un patto per la vita» potrebbe essere il titolo del testo biblico oggi alla nostra attenzione, afferma: «Scegli la vita affinché tu viva, tu e la tua discendenza».

Il messaggio biblico ci insegna che Dio dà a ogni essere umano la possibilità di scegliere, anzi il diritto/dovere di scegliere, di decidere nella libertà. Questo non significa «Se vuoi hai la possibilità di decidere», ma più corretto sarebbe intendere: «Nessuno può sce­gliere per te, a nessuno puoi delegare quello che è un tuo diritto, un tuo dovere, una tua responsabilità».

La Bibbia non è il libro delle risposte chiare e precise alle nostre domande sul da farsi circa i problemi cui andiamo incontro che siano esistenziali o etici o di altra natura. Certo, sarebbe più semplice avere delle certezze dogmatiche cui crede­re, delle risposte preconfezionate cui ubbidire. Ma la Bibbia non è un manuale da consultare nel momento del bisogno, e neppure una raccolta di articoli che ci indicano come dobbiamo comportarci caso per caso. Per questo, neppure noi, come chiesa valdese, siamo la chiesa delle risposte.

Le scelte di oggi, quelle che facciamo, si ripercuotono sul nostro futuro, che siano fatte come singoli, come comunità di credenti, come chiesa nel mondo o come società civile, tutti siamo accomunati da questa fatica: tutti siamo posti davanti a delle scelte. E questo ci avvicina reciprocamente e deve indurci a una ricerca comune, una ricerca, alla luce della Parola di Dio, che riesce sempre a formare la nostra coscienza che porti a delle risposte che siano il frutto di una maturazione interiore, a volte anche sofferta.

L’apostolo Paolo scrive nella lettera ai Romani (14,23): «Ciò che non procede da convinzione è peccato», come dire che ubbidire a delle regole e soluzioni imposte da altri ha un valore negativo, non serve a nulla, perciò la Bibbia azzera le caste sacerdotali e le gerarchie sa­crali. Altri hanno la vocazione di dirigere le coscienze, non noi. Spesso anche la Bibbia può trarci in inganno quando vi cerchiamo delle risposte preconfezionate e così finisce che qualcuno dà perfino alla Bibbia la funzione di oroscopo.

Ci sono persone che dicono: «Vediamo cosa mi consiglia la Bibbia riguardo a questa scelta che devo compiere, apriamo a caso una pagina». Ma la Bibbia non ci chiede di ubbidire ciecamente come gli scribi e i farisei che non si fermavano a riflettere sul senso delle parole bibliche. Per questo Gesù doveva dire loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato».

La Parola del Signore forma, invece, la nostra vita, forma la nostra coscienza, ci permette di diventare credenti maturi, capaci di comportarsi da adulti, di operare scelte con responsabilità.

Ciò che conta quindi non tanta dimestichezza nel trovare i passi biblici giusti per ogni occasione, ma la capacità di lasciarsi modellare e formare dalla Parola per crescere spiritualmente affinché la nostra maturazione ci permetta di saper distinguere le vie che si aprono davanti a noi per intraprendere ogni giorno un cammino di fedeltà e coerenza alla Parola del Signore.

«Scegli la vita» è perciò una Parola che riguarda noi e gli altri, non è intesa nel senso del nostro istinto di sopravvivenza, che invece tende sempre a difendere se stessi e la propria famiglia. “Scegli la vita”, è una indica­zione che non riguarda solo la nostra vita, ma quella degli altri.

“Scegli la vita” non vuol dire neppure “mors tua vita mea”, la mia vita dipende dalla tua morte. Nella logica umana “Scegli la vita” significa "Elimina chi ti minaccia, elimina il nemico perché tu viva", ma chi si comporta come Caino non ha futuro davanti a sé, allora sì che l'umanità sarà votata all'autodistruzione. Sbaglia le sue mosse chi progetta e prepara la morte degli altri, perché è una mossa che prima o poi si ritorcerà contro. Per questo la Bibbia sceglie un'altra via, la via della vita. A questo scopo Dio pone un segno su Caino, affinché nessuno incontrandolo l'uccidesse.

“Scegli la vita” quindi è un invito alla riflessione e alla matu­razione, perché fare delle scelte per la nostra vita non significhi la morte degli altri, la discriminazione degli altri, il loro sfruttamento, il loro rifiuto. Dio fa un patto con noi: dalle tue scelte dipende la tua vita e quella degli altri.

Certo, come esseri umani siamo inclini al peccato, all’errore, all'egoismo, e si dirà che la scelta di pochi non potrà cambiare la società, oppure che ci troviamo a vivere le scelte che nel passato altri hanno fatto per noi... vedi com’è ridotto l’ambiente, l’acqua, la terra, il cielo. Conseguenza di scelte non certo ecologiche o sostenibili per l’ambiente.

Tutto vero, ma il patto con Dio di cui parla la Bibbia e il testo di oggi non esige da noi la perfezione, per questo la Bibbia dà ampio spazio al ravvedimento e alla conversione. E cos’è la Bibbia se non la storia degli errori dell’umanità. Il rap­porto con Dio non si conclude perché l'essere umano ha fatto una scelta sbagliata. Altrimenti il patto di Dio con noi nell’Antico Testamento e in Cristo non implicherebbe il ravvedimento, il cambio di mentalità, di convinzioni, di direzione e quindi il perdono e il ristabilimento. Gesù diceva: «Se non cambie­rete perirete» (Luca 13,3).

“Scegli la vita”, dunque, significa: «Hai la possibilità di cambiare».

 “Scegli la vita …amando il Signore” dice il versetto 20 del nostro brano. È questo il tema che pervade tutto il capitolo 30 del Deuterono­mio, l’amore. L’amore per Dio è un amore per la vita, quella che Dio ha voluto e vuole per noi. L’amore ha bisogno della vita per amare, come Dio ha dato la vita alla creazione e alle creature: per amarle. Per questo il Nuovo Testamento prosegue la strada dell’Antico con il termine nuovo di “agàpe”, amore. Agàpe è comunione con Dio, che vuol dire innanzitutto comunione con l’altro, l’altra, la creazione, l’ambiente che ci circonda, che siamo chiamati ad amare e custodire.

Stanno qui le nostre scelte da compiere, scelte dettate dall’amore per la vita, nostra e degli altri. Guardare gli altri con questo sguardo, cambia tutto, cambia i nostri rapporti prima freddi e riservati, cambia le nostre relazioni prima legate a “ognuno per sé e Dio per tutti”, cambia le nostre emozioni, ci rallegriamo ora per la gioia e il bene degli altri, cambia il nostro cuore: la cura per noi stessi, per il prossimo e per il creato.

E Cristo propone un amore liberante, che sceglie non la propria vita, ma quella del prossimo, del mondo intero a prezzo della propria vita, ma guadagnando la vera vita nella risurrezione che è per noi il segno del ravvedimento, della rinascita e del perdono di Dio che ci apre sempre nuove possibilità e ci permette di scegliere la vita. Amen!

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

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