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Sabato, 08 Novembre 2014 14:46

La Cevaa in prima linea contro l’Ebola

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Stanziati centomila euro per fronteggiare l'emergenza. L'intervista al pastore Daniele Bouchard, membro del consiglio esecutivo

Dal 12 al 22 ottobre si è svolta a Saly, in Senegal, l'VIII Assemblea generale della Comunità delle Chiese in Missione (Cevaa), organismo missionario che raggruppa trentasette chiese in Africa, Europa, Sudamerica e Oceania. L'Assemblea riunisce i delegati delle chiese membro e si svolge ogni due anni: nel 2012 è stata ospitata a Torre Pellice (To) e la prossima si terrà nel 2016 in Francia e sarà anche l'occasione per il rinnovo delle cariche, che rimangono operative per quattro anni.

Delegati per le chiese valdesi in Italia erano il pastore Daniele Bouchard, che è anche membro del Consiglio esecutivo Cevaa, la diacona Nataly Plavan e l'animatrice giovanile Cécile Sappé, rappresentante dei giovani nella Cevaa. "Famiglie, Evangelo e culture in un mondo che cambia" era il tema di quest'Assemblea, scelto per sottolineare l'azione comune delle chiese, del percorso e del confronto dei prossimi anni. «Un tema importante che fa sicuramente emergere differenze culturali e religiose, ma in modo trasparente e costruttivo - dice Daniele Bouchard - Realtà completamente diverse si sono confrontate sulla stessa parola: ma se per un europeo con "famiglia" s'intende un nucleo di due, tre al massimo quattro o più persone, per un africano invece rappresenta un gruppo di 50-100 persone, che non vivono ovviamente tutte sotto lo stesso tetto e nemmeno per forza nello stesso villaggio, ma sono unite da legami di parentela. Due mondi completamente diversi, ma non per questo impossibili da far coesistere».

Quali sono stati gli altri temi dell'Assemblea?

«Si è fatto un ulteriore passo avanti nel ribadire che i progetti, che sono la base su cui operano le chiese membro della Cevaa, abbiano il più possibile a che fare con la vita comunitaria, gli scambi, le visite, le relazioni tra chiese. Si intende quindi incoraggiare e dare la priorità ai progetti che rafforzano la dimensione comunitaria di lavoro tra più chiese. Un argomento che è stato protagonista è stato senz'altro l'emergenza Ebola, che si è particolarmente diffusa negli Stati vicini al Senegal. Eravamo sensibili a questo dramma e abbiamo discusso molto sull'importanza di strutture sanitarie adeguate per una malattia che, se curata adeguatamente, non è mortale. L'Assemblea ha preso la decisione straordinaria di utilizzare una somma di più di 100mila euro per fronteggiare l'emergenza: collaborando con l'organizzazione delle chiese cristiane africane si sosterranno in Liberia, Guinea e Sierra Leone e nelle chiese membro delle zone a rischio progetti di sostegno medico, prevenzione e sensibilizzazione».

Anche i giovani hanno avuto un ruolo importante in quest'assemblea. In che modo?

«Sono diversi anni che la Cevaa organizza incontri dedicati ai giovani, ma quest'Assemblea per la prima volta ha sancito che ci dovrà essere, fissa e impiegata a metà tempo, una persona che si occupi del lavoro giovanile nella Cevaa, ovvero mettere in rete il lavoro giovanile nelle singole chiese. Si è preso atto che questa realtà è uno dei pilastri su cui si reggono le chiese».

Quale bagaglio di nuove esperienze riporti a casa dopo l'Assemblea?

«Ogni incontro della Cevaa a cui partecipo è innanzitutto un incontro di fratelli e sorelle dove la propria fede viene nutrita con preghiere, riflessioni, confronti, scambi. Le diverse culture hanno il piacere di incontrarsi ma anche la difficoltà di confronto su realtà a volte completamente divergenti. Con la maggior conoscenza e frequentazione diventa però sempre più spontaneo il dibattito e posso senz'altro dire che ad ogni incontro aumenta la fraternità degli interventi».

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Riforma

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