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Venerdì, 01 Agosto 2014 13:12

Il moderatore Bernardini commenta l'intervista del papa su "Repubblica"

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Francesco cita i valdesi definendoli "religiosi di prim'ordine"

Roma, 23 luglio 2014 - "E' un segnale di attenzione, di rispetto e di fraternità che non possiamo non raccogliere e per il quale ringraziamo". Così ha reagito il moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini, alla menzione che papa Francesco ha fatto della chiesa valdese nella lunga intervista rilasciata ad Eugenio Scalfari, apparsa su "Repubblica" di domenica 13 luglio. Bergoglio ha definito i valdesi dei "religiosi di prim'ordine", indicandoli insieme a pentecostali ed ebrei tra gli interlocutori ecumenici del suo pontificato.

"Papa Francesco conosce e stima i valdesi e questo ci fa piacere ma non ci deve stupire", ha scritto Bernardini in un'ampia nota pubblicata sul sito www.chiesavaldese.org, ricordando come in Argentina esista il ramo sudamericano della chiesa valdese, ben radicato e attivo sul piano sociale ed ecumenico. Quello che invece stupisce, secondo il moderatore, è che "papa Bergoglio abbia voluto citare i valdesi insieme agli ortodossi, agli anglicani, ai pentecostali e agli ebrei, ovvero a comunità di fede infinitamente più grandi della nostra piccola chiesa. Non è una citazione di poco conto – prosegue Bernardini -: negli equilibri globali delle relazioni vaticane contano le famiglie denominazionali e non le singole chiese, e quindi nella geografia ecumenica della Chiesa cattolica da sempre i valdesi sono un 'puntino' eccentrico della galassia riformata. Papa Bergoglio, invece, si ricorda di questo 'puntino' e lo cita insieme alle grandi comunità di fede. Non è una rivoluzione ma un segnale di attenzione, di rispetto e di fraternità che non possiamo non raccogliere e per il quale ringraziamo. Ma forse, a partire da questa rapida menzione, possiamo spingerci anche più avanti. Con Francesco – riflette il moderatore - i tempi della Chiesa di Roma sembrano correre più rapidi e veloci. Le analisi invecchiano in fretta. Nuove domande arrivano sul tappeto. E ci interrogano non solo come cristiani appartenenti alla famiglia riformata ma anche come piccola chiesa che si fa interprete di una tradizione teologica e spirituale molto specifica. E’ un’opportunità nuova che ci affida grandi responsabilità ecumeniche".

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