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Lezione 6 - Il N.T. e la scoperta delle strutture di violenza - 18 febbraio 2014

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L'Antico Testamento esprime una speranza con le seguenti parole di Isaia: 

Egli giudicherà tra nazione e nazione e sarà l'arbitro fra molti popoli;
ed essi trasformeranno le loro spade in vomeri d'aratro,
e le loro lance, in falci;
una nazione non alzerà più la spada contro un'altra,
e non impareranno più la guerra (Isaia 2,4).       

Isaia esprime la sua speranza in un sovrano pacifico e in un periodo di pace. Formulato quasi con le stesse parole, questo versetto lo si trova in Michea, tutti e due parlano di un periodo futuro di pace. 

Egli sarà giudice fra molti popoli,
arbitro fra nazioni potenti e lontane.
Dalle loro spade fabbricheranno vòmeri,
dalle loro lance, ròncole;
una nazione non alzerà più la spada contro l'altra
e non impareranno più la guerra (Michea 4,3). 

Anche il Salmo 46 prorompe in un canto quando pensa a tale futuro di pace: 

Venite, guardate le opere del Signore, egli fa sulla terra cose stupende.
Fa cessare le guerre fino all'estremità della terra;
rompe gli archi, spezza le lance, brucia i carri da guerra (Salmo 46,8-9). 

Il tema della distruzione delle armi contiene già la speranza nella fine di ogni guerra. Non vengono distrutte solo le armi dei nemici, ma tutte, dal momento che non dovranno esserci più armi. Così leggiamo in Zaccaria: 

Io farò sparire i carri da Efraim, i cavalli da Gerusalemme
e gli archi di guerra saranno distrutti.
Egli parlerà di pace alle nazioni, il suo dominio si estenderà da un mare all'altro,
e dal fiume sino alle estremità della terra (Zaccaria 9,10). 

Questi testi dimostrano che nell'Antico Testamento, a un certo punto, si delinea una componente totalmente contro la violenza e la guerra: Isaia e Michea esprimono la certezza che i popoli stessi distruggeranno le loro armi, non per farne dei rottami, ma per riforgiarle e trasformarle in attrezzi di lavoro per i campi e i vigneti. Avviene cioè una riconversione dell'armamento non un disarmo solamente. In realtà il testo non parla di un mondo senza conflitti, anzi, ne presuppone l'esistenza, ma afferma che saranno risolti altrimenti che con la guerra e la violenza.

Significativo è il versetto di Isaia 2,4 su cui riflettere: «...e non impareranno più la guerra». Isaia sapeva che la pace non è assicurata solo perché si adotta un armamento a scopo difensivo, per Isaia la pace è possibile solo quando le armi sono diventate strumenti di produzione, quando non ci saranno più eserciti, quando nessuno imparerà più l'arte della guerra, anche a scopo difensivo.

Si tratta certamente di un'utopia!!! Una speranza che attendiamo ancora oggi.

La violenza dal punto di vista del Nuovo Testamento

52Allora Gesù gli disse: «Riponi la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, periranno di spada. 53Credi forse che io non potrei pregare il Padre mio che mi manderebbe in questo istante più di dodici legioni d'angeli? 54Come dunque si adempirebbero le Scritture, secondo le quali bisogna che così avvenga?» (Matteo 26,52-54).

Questo discorso di Gesù è contenuto nel Vangelo di Matteo ed è rivolto a un discepolo, nel Vangelo gi Giovanni è rivolto a Pietro. Il discorso contiene un'esortazione a rinunciare alla violenza perché si riconosce che essa esiste e si manifesta come una catena infausta, perché alla violenza segue sempre altra violenza.

Gesù spiega che chi pratica la violenza, anche se ha davanti a sé un obiettivo giusto, subirà la violenza e praticherà nuova violenza: la catena non si interrompe mai. In questo senso il Nuovo testamento si ricollega all'Antico perché, mediante il suo realismo sincero, non respinge ciò che esiste e non contrappone un dovere astratto alla realtà.

In importante punto è che il Vangelo non ci mostra un Gesù indifeso il quale non può fare altro che rinunciare alla violenza perché non ha armi a disposizione, anzi:

Credi forse che io non potrei pregare il Padre mio che mi manderebbe in questo istante più di dodici legioni d'angeli? 

Gesù, al contrario, potrebbe avere un grosso potenziale di forza tale da distruggere ogni potenza terrena. La Bibbia ci vuole dire che la rinuncia alla violenza non deriva dall'impotenza, ma dalla forza. Gesù rinuncia alla violenza e lo fa richiamandosi alle promesse dell'Antico Testamento proprio perché la rinuncia alla violenza ha a che fare con la realtà della promessa di Dio.

La passione di Gesù è la conseguenza della rinuncia alla violenza. La Bibbia propone dunque un legame tra la rinuncia alla violenza e la vicinanza del Regno di Dio. L'idea è che la violenza, quando viene usata, allontana dal fine giusto a cui si voleva tendere, mentre la rinuncia alla violenza contiene già in sé qualcosa del fine per il quale viene praticata.

Il breve discorso di Gesù in Matteo 26, contiene tre aspetti della motivazione della rinuncia alla violenza:

1)      La rinuncia alla violenza rompe la catena nella quale la violenza stessa segue sempre alla violenza.

2)      La rinuncia alla violenza non deve apparire sotto forma di impotente sopportazione, può invece essere praticata come atteggiamento attivo derivante da una consapevolezza di forza.

3)      La rinuncia alla violenza rimanda ad un fine, di cui i rapporti non violenti sono una componente. La rinuncia alla violenza contiene già qualcosa di questo fine e lo anticipa nel presente.

La scoperta delle strutture di violenza 

Il Nuovo Testamento  riconosce che la violenza è predominante nel rapporto tra gli esseri umani; il suo messaggio non rifiuta questa realtà di violenza, ma ne scopre le strutture.

Gesù demolisce le norme della società esistente quando fa riferimenti in rapporto ai reietti, agli emarginati alla non osservanza del sabato. Questo agire non produce nuova violenza, ma rivela quella esistente. Le strutture di violenza vengono svelate, e ciò ha delle conseguenze: come Gesù stesso, anche quelli che lo seguono non possono sfuggire alle strutture di violenza. 

«Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a metter pace, ma spada Perché sono venuto a dividere il figlio da suo padre, la figlia da sua madre, la nuora dalla suocera; e i nemici dell'uomo saranno quelli stessi di casa sua» (Matteo 10,34-36).

Quanto dice Gesù è una citazione dell'Antico Testamento: 

Perché il figlio offende il padre,
la figlia insorge contro la madre,
la nuora contro la suocera
e i nemici di ciascuno sono quelli di casa sua (Michea 7,6). 

Come in Michea così in Matteo, nel discorso di Gesù, questi versetti servono a raffigurare una realtà, la cruda realtà umana. Entrambi descrivono ciò che deve aspettarsi il credente che si pone al seguito di Cristo e vuole essere suo discepolo.

Isaia e Michea contrappongono alla realtà umana una promessa e una speranza, invece l'agire di Gesù contrappone oggi alla realtà sfavorevole umana una prassi alternativa che è vicinanza del Regno di Dio, parte di esso e allo stesso tempo, sua attesa attiva.

Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

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