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Mercoledì, 09 Ottobre 2013 02:00

Strage di Lampedusa

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Esposto dal balcone della sede dell'UCEBI uno striscione che denuncia la giustizia negata

Roma (NEV), 9 ottobre 2013 - “Fatti drammatici e prevedibili che interrogano la nostra coscienza di europei e di cristiani e ci costringono a ripensare le politiche migratorie”: lo scorso 3 ottobre con un comunicato stampa il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), pastore Massimo Aquilante, ha commentato così la strage di Lampedusa, forse il più grave naufragio di immigrati mai avvenuto alle porte dell'Europa. "Quello che accade sulle coste siciliane è la conseguenza di squilibri economici, guerre e violenze politiche e religiose che non possiamo ignorare - ha dichiarato Aquilante -. Al contrario sono fatti che ogni giorno più drammaticamente ci dimostrano che l'Europa tutta, non solo l'Italia, deve ripensare le sue politiche migratorie e di cooperazione con i paesi africani e mediorientali, cercando, da una parte, di sostenere l'economia di paesi devastati e, dall'altra, di realizzare politiche responsabili di accoglienza e di asilo. Per noi cristiani - ha concluso Aquilante - gli immigrati di Lampedusa sono il prossimo che bussa alla nostra porta, l'altro che interroga e mette in discussione la nostra condizione di privilegio, il volto di Gesù che ci chiama e ci rivolge una vocazione all'accoglienza e alla fraternità".

"Di fronte alle immagini intense dei sopravvissuti, dei corpi ritrovati e ancora da ritrovare, di fronte a questa guerra quotidiana che l’Italia e l’Europa stanno portando avanti, si ha la tentazione di restare in silenzio, ammutoliti dal dolore - ha dichiarato per parte sua Franca Di Lecce, direttore del Servizio rifugiati e migranti della FCEI -. La parola vergogna è diventata di moda per descrivere una tragedia, ancora più drammatica perché annunciata. Il rischio è che la reazione e gli effetti che seguono alla vergogna siano quelli di occultare e paralizzare, archiviando anche questa tragedia nel breve spazio temporale dato dalle immagini. Non basta la vergogna, ci vuole sensibilità e umanità per fermare ogni guerra e per fare politica”.

Intanto la FCEI ha aderito all'appello promosso da Melting Pot insieme a numerose organizzazioni ed associazioni della società civile a favore dell'istituzione di un "corridoio umanitario per i migranti". Si tratta di un appello a livello europeo, indirizzato ai ministri della Repubblica, ai presidenti delle Camere, alle istituzioni europee, alle organizzazioni internazionali, "per aprire un canale umanitario affinché chi fugge dalla guerra possa chiedere asilo direttamente alle istituzioni europee in Libia, in Egitto, in Siria o lì dov'è necessario". (Per firmare l'appello:http://www.meltingpot.org/Appello-per-l-apertura-di-un-canale-umanitario-fino-all#.UlUTv9JShEk).

E da quella mattina, dal balcone della sede centrale dell'Unione delle chiese evangeliche battiste d'Italia (UCEBI) che affaccia su piazza San Lorenzo in Lucina a Roma, è esposto uno striscione che recita un versetto del profeta Isaia: "La giustizia si è tenuta lontana; la verità infatti soccombe sulla piazza pubblica, e il diritto non riesce ad avvicinarvisi". Spiega il presidente dell'UCEBI, il pastore Raffaello Volpe: "Con questo striscione vogliamo che i tanti politici che passano tutti i giorni in questa piazza prima di recarsi al Senato o alla Camera, sentano sulle loro spalle il peso della Parola di Dio. La politica è l’arte di ricercare la giustizia con tutti i mezzi". Intanto le ultime notizie parlano di 298 corpi recuperati.

 

A poche ore dalla notizia della strage di Lampedusa che lo scorso 3 ottobre ha visto il naufragio di un'imbarcazione con centinaia di migranti, numerosi esponenti di chiese europee e del movimento ecumenico hanno espresso orrore per l'accaduto e assicurato le proprie preghiere per le famiglie delle vittime e per i soccorritori. Il segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) Olav Fykse Tveit con un comunicato stampa si è detto triste, scioccato e sconcertato per la morte dei migranti. "Da chi detiene il potere serve una dimostrazione seria di una volontà politica - ha chiosato Tveit - per mettere un termine a questi episodi troppo frequenti che vedono morire la gente in mare". Per Tveit, che punta il dito contro i motoscafisti "criminali opportunistici", le pur legittime ragioni di controllo da parte dell'Italia e dell'Unione Europea (UE), non devono mai compromettere la sicurezza di chi cerca rifugio avventurandosi per mare. Sulla stessa linea anche i segretari generali della Federazione luterana mondiale (FLM) e della Conferenza delle chiese europee (KEK), rispettivamente il pastore Martin Junge, e il pastore Guy Liagre, che ricordano il dettato evangelico dell'accoglienza dello straniero.

Doris Pescke, segretaria generale della Commissione delle chiese per i migranti in Europa (CCME), in una lettera indirizzata al presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), pastore Massimo Aquilante, e al direttore del Servizio rifugiati e migranti (SRM) della FCEI, Franca Di Lecce, ha espresso "orrore e tristezza" per la tragedia, la cui notizia è giunta proprio mentre si teneva a Bruxelles il Comitato esecutivo della CCME. "Insieme a voi - scrive Peschke - deploriamo le conseguenze delle politiche europee che troppo si preoccupano della sicurezza delle frontiere, e troppo poco della sicurezza delle persone". Peschke ha poi espresso la necessità di politiche europee di migrazione e di asilo più aperte, che chiamino gli stati membri della UE ad una responsabilità condivisa in materia di protezione umanitaria. Ricordando come queste morti si ripetono ormai da anni non solo davanti alle coste italiane, ma anche greche e spagnole, Peschke ha tenuto ad esprimere gratitudine per le operazioni della Guardia costiera italiana che ha potuto salvare almeno alcune vite.

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