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Lunedì, 29 Ottobre 2018 19:34

Sermone di domenica 28 ottobre 2018 (Giovanni 2,1-11)

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Testo della predicazione: Giovanni 2,1-11

Tre giorni dopo, ci fu una festa nuziale in Cana di Galilea, e c’era la madre di Gesù. E Gesù pure fu invitato con i suoi discepoli alle nozze. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». Gesù le disse: «Che c’è fra me e te, o donna? L’ora mia non è ancora venuta». Sua madre disse ai servitori: «Fate tutto quel che vi dirà». C’erano là sei recipienti di pietra, del tipo adoperato per la purificazione dei Giudei, i quali contenevano ciascuno due o tre misure. Gesù disse loro: «Riempite d’acqua i recipienti». Ed essi li riempirono fino all’orlo. Poi disse loro: «Adesso attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono. Quando il maestro di tavola ebbe assaggiato l’acqua che era diventata vino (egli non ne conosceva la provenienza, ma la sapevano bene i servitori che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse: «Ognuno serve prima il vino buono; e quando si è bevuto abbondantemente, il meno buono; tu, invece, hai tenuto il vino buono fino ad ora». Gesù fece questo primo dei suoi segni miracolosi in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui.

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, l’evangelista Giovanni propone all’inizio del suo Vangelo il primo miracolo di Gesù, che chiama “segno”.

Alcuni teologi hanno fatto notare lo stridore tra questo capitolo e il primo capitolo del Vangelo di Giovanni in cui incontriamo un linguaggio poetico e teologico di alto livello e spessore, come per esempio, il prologo stesso e la presentazione di Gesù come agnello di Dio, come salvatore del mondo. Qui, al capitolo due incontriamo un miracolo dal carattere domestico, quasi a stridere con quanto affermato prima; quello di Gesù, sembra qui un miracolo buffo. Ma, in realtà, non è da sottovalutare il fatto che qui Gesù intervenga in una situazione di penuria, probabilmente di povertà, e si rivela come Colui che salva una festa che stava per fallire.

Gesù è a festa, una festa di nozze che, all’epoca, durava alcuni giorni. La festa era articolata in diversi momenti. Gli amici dello sposo andavano a casa della sposa e la conducevano presso la casa dello sposo. Poi vi era anche il pranzo di nozze, la festa vera e propria, in cui non poteva mancare il vino, simbolo della gioia e dell’allegrezza, per tutta la durata della festa.

Dunque Gesù interviene per trasformare una situazione di penuria in abbondanza, e l’abbondanza di Gesù è anche squisitezza, infatti, il vino che sarà offerto in un secondo tempo è migliore del primo.

Non a caso, nel racconto, Gesù ordina di passare l’acqua dal pozzo, alle pile di pietra usate per la purificazione dei Giudei, e poi finisce nei bicchieri dei commensali. Ciò vuole sottolineare con forza che sta accadendo una trasformazione: i vecchi riti della legge antica sono superati da Cristo il quale introduce qualcosa di nuovo e di eterno, un rito nuovo squisito, migliore, perfetto rappresentato dalla croce di Gesù sulla quale egli sparge il suo sangue, simboleggiato dal vino dell’ultima cena, o, se volete, da quello di Cana.

Nel racconto, la madre di Gesù prende una iniziativa insolita, nonostante la risposta di Gesù contraria: Maria dà ordine ai servitori di fare quanto Gesù ordinerà loro. Ecco, qui Maria appare come colei che testimonia la sua certezza nelle virtù di Gesù.

Nella situazione di scarsità, di bisogno, di povertà, bisogna ricorrere a Gesù. È Gesù, solo lui, colui che può trasformare la nostra miseria in abbondanza, la nostra povertà in ricchezza, la nostra insufficienza in pienezza.

L’evangelista ci spiega che con Gesù inizia un tempo nuovo, una nuova era. Nel Vangelo di Giovanni, i segni che Gesù compie, indicano l’avvento di questo tempo nuovo; ed è qui che si manifesta, in modo pieno, la volontà di Dio di salvare, di donare il suo perdono e la sua grazia a tutti e tutte. Gesù, con i suoi segni miracolosi, intende solo rendere manifesta ed evidente la presenza di Dio in mezzo a noi, nelle nostre storie e nel mondo. Gesù vuole dirci che non siamo lasciati soli con le nostre debolezze, le nostre povertà e le nostre miserie.  

Gesù inaugura un tempo nuovo, trasforma l’acqua stagnante dei pozzi in qualcosa che rende diversa e nuova l’esistenza e la riempie di una gioia immensa. È il tempo della presenza di Dio nel mondo, non nel santuario, non nel tempio, non nel “sancta sanctorum”, ma nella quotidianità.

Eppure solo i discepoli capiscono cosa sta succedendo a Cana. Gli invitati non avvertono nulla di quello che succede, sono solo consapevoli della bontà e della squisitezza del nuovo vino che è stato portato a tavola. Così è anche per la fede in Gesù: tutto sembra andare come sempre, tutto sembra lo stesso, eppure tutto è cambiato. Chi segue Gesù ha la certezza che Gesù abita in lui e perciò la sua vita è radicalmente rinnovata; chi segue Gesù, conduce la stessa vita di prima, ma con un nuovo orizzonte, con un nuovo spessore, con uno spirito nuovo.

Grazie a Gesù la nostra vita, altrimenti arida e vuota, diventa abbondante ed eccellente.

Gesù è colui che viene a partecipare e a rallegrare la nostra festa. Quando la festa è rovinata perché finisce il vino, perché finisce la speranza, perché si accorcia il nostro orizzonte, il cielo si rannuvola, le prove diventano insostenibili, allora Gesù trasforma e salva la nostra festa, permette che essa non fallisca, ma abbia successo.

Ma dov’è la festa oggi? Chi fa festa oggi?

Certo, se ci guardiamo attorno, scopriamo che non ci sono molti buoni motivi per fare festa: la situazione finanziaria dell’intero pianeta, non solo in Italia, è come un flagello che comporta disoccupazione, povertà e fame; poi ci sono i regimi dittatoriali e guerre provocano migrazioni e spostamenti di popolazioni alla ricerca di salvarsi la vita o di una vita migliore.

In questa realtà c’è anche chi si abbuffa alla sua festa e chi ne rimane del tutto escluso, da qualsiasi festa.

Gesù è invece colui che ci chiama alla festa, tutti, nessuno escluso. Gesù ci chiama a permettere a tutti di partecipare, con gioia; Gesù non respinge nessuno e ci invita a non respingere, ma ad accogliere. Ci chiama a quella festa nella quale Lui è il Signore della vita e ci invita ad una esistenza attiva, ad una vita di impegno e di responsabilità, di consapevolezza e di una coscienza radicata nell’amore e nella solidarietà, nello spirito di condivisione che Gesù è venuto ad insegnarci.

E lo ha fatto, così, semplicemente, a partire da questo miracolo che, a prima vista può apparire, piccolo, banale e buffo, ma che contiene in sé il segreto più grande per un futuro luminoso per tutti e per una festa che riempie di gioia l’esistenza di tutto il creato! Amen!

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

Indirizzo: Via Beckwith 49, Luserna San Giovanni (TO), 10062, ITALIA

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