Culto domenicale:
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Domenica, 04 Gennaio 2015 23:54

Sermone di domenica 4 gennaio 2015 (Luca 2,41-52)

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Testo della predicazione: Luca 2,41-52

«I suoi genitori andavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando giunse all’età di dodici anni, salirono a Gerusalemme, secondo l’usanza della festa; passati i giorni della festa, mentre tornavano, il bambino Gesù rimase in Gerusalemme all’insaputa dei genitori; i quali, pensando che egli fosse nella comitiva, camminarono una giornata, poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; e, non avendolo trovato, tornarono a Gerusalemme cercandolo. Tre giorni dopo lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri: li ascoltava e faceva loro delle domande; e tutti quelli che l’udivano, si stupivano del suo senno e delle sue risposte. Quando i suoi genitori lo videro, rimasero stupiti; e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io ti cercavamo, stando in gran pena». Ed egli disse loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io dovevo trovarmi nella casa del Padre mio?» Ed essi non capirono le parole che egli aveva dette loro. Poi discese con loro, andò a Nazaret, e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini».

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, è un brano biblico molto conosciuto quello alla nostra attenzione. Gesù dodicenne, discute di teologia con i dottori della legge i quali sono meravigliati per la sua intelligenza e saggezza. 

L’evangelista Luca inserisce questo racconto all’interno di un progetto importante di comunicazione perché intende mettere a tacere coloro che accusavano Gesù di eresia o, addirittura, di collocarsi fuori dall’ebraismo.

Luca sottolinea che Gesù è cresciuto all’interno della vita morale e rituale del giudaismo, è un israelita in piena regola i cui luoghi di formazione sono stati il Tempio, la sinagoga e la casa. Gesù non è vissuto, cioè, in un mondo tutto suo nel deserto, ma all’interno di una comunità nella quale ha condiviso la sua umanità. Gesù si configura cioè all’interno della fede, non fuori di essa, una fede che è vera se condivisa.

Così Luca evidenzia le fasi più significative della vita di Gesù, e cioè che egli è stato circonciso all’ottavo giorno di vita, che è stato presentato al Tempio a conclusione dei riti di purificazione della madre e cioè dopo 6 settimane (è qui che il vecchio Simeone riconosce in Gesù la “luce delle genti” e per il quale benedice dio per aver avuto il privilegio di averlo visto con i suoi occhi); inoltre Gesù esegue la cerimonia del “bar mitzvah” come prescritto dalla legge, e si evince dalla sua partecipazione alla festa di Pasqua a Gerusalemme, dal momento che vi era l’obbligo per tutti i “figli della legge” appunto bar mitzvah.

Ma accade che i genitori di Gesù non si accorgono che egli non fosse nella carovana del ritorno, devono quindi tornare indietro e cercarlo. Lo trovano nel tempio che discuteva con i dottori della legge, ma lo rimproverano per non aver comunicato di essersi allontanato da loro.

Ecco, la risposta di Gesù è il centro di questo brano: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io dovevo trovarmi nella casa del Padre mio?». In questa risposta vi è tutta l’autorivelazione di Gesù.

Nei racconti precedenti sono stati altri a rivelare Gesù: l’angelo a Maria e poi a Giuseppe; poi sarà Elisabetta quando chiamerà Maria «la madre del mio Signore»; poi Zaccaria; alla sua nascita sono gli angeli che dicono: “è nato per voi un Salvatore”; poi sarà il vecchio Simeone a dire che Gesù è: «la salvezza, preparata dinanzi a tutti i popoli per essere luce da illuminare le genti e gloria del popolo d’Israele».

Nel nostro brano, Gesù parla di se stesso, di trovarsi nella casa del Padre suo. Si presenta ai suoi genitori e ai dottori della legge come Figlio di Dio. Non era mai accaduto prima. Questo è il significato profondo della sua consacrazione, e qui Gesù rivela l’intimo e particolare rapporto con Dio, il senso della sua missione, che cosa è venuto a rivelare, e cioè che Dio può finalmente essere considerato come padre di tutti gli esseri umani. Un Dio vicino, dunque; un Dio per noi; un Dio con noi.

Gesù, il Figlio di Dio, torna a casa con i suoi, perché essere figli di Dio significa condividere partecipare alla vita famigliare, alla vita sociale e religiosa, non significa alienarsi, non significa prendere le distanza da quelli che non sono perfetti, o peccatori, o indegni.

La dimensione della fede ha una caratteristica intrinseca circa la condivisione e la partecipazione ai progetti umani degli altri; ha a che fare con l’amore di Dio per tutti.

Gesù che si rivela come Figlio di Dio, rivela anche il fatto che, per tutti noi, Dio è Padre, e che essere figli di questo unico Padre significa, innanzitutto, riconoscersi come fratelli e sorelle. Non vi sono altre strade nella dimensione della fede. La fede include la comunità dei credenti, non la esclude, non ci fa vivere nel deserto, soli, lontani dagli altri, ma ci inserisce all’interno di una comunità di fede.

Si tratta di un privilegio, non di una punizione, si tratta di non sentirsi mai soli, ma di poter contare su qualcuno a me vicino, si tratta del fatto che Dio è vicino a noi, con noi, attraverso gli altri, attraverso la fede degli altri, attraverso il loro sorriso, il loro abbraccio, le loro mani aperte, i loro occhi lucidi di solidarietà e affetto, la loro ricchezza nell’amore. Questo è Dio. Questo è il Dio per noi, il Dio con noi. Ci è vicino nella fede, attraverso la fede del prossimo, ci raggiunge nella vicinanza degli altri.

«Non sapevate che io dovevo trovarmi nella casa del Padre mio?» è la consapevolezza di tutti i credenti che ritrovano la loro vicinanza, nel luogo della fede, là dove possono riconoscersi fratelli e sorelle, nel luogo in cui riconosciamo Dio come Padre di tutti. Amen!

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

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