Culto domenicale:
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Mercoledì, 21 Marzo 2018 19:46

Sermone di domenica 18 marzo 2018 (Geremia 32,6-15)

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Testo della predicazione: Geremia 32,6-15

Geremia disse: «La parola del Signore mi è stata rivolta in questi termini: "Ecco, Canameel, figlio di Sallum, tuo zio, viene da te per dirti: 'Còmprati il mio campo che è ad Anatot, poiché tu hai il diritto di riscatto per comprarlo'"». E Canameel, figlio di mio zio, venne da me, secondo la parola del Signore, nel cortile della prigione, e mi disse: «Ti prego, compra il mio campo che è ad Anatot, nel territorio di Beniamino; poiché tu hai il diritto di successione e il diritto di riscatto, compratelo!» Allora riconobbi che questa era parola del Signore. Io comprai da Canameel, figlio di mio zio, il campo che era ad Anatot, e gli pesai il denaro, diciassette sicli d'argento. Scrissi tutto questo in un documento, lo sigillai, chiamai i testimoni, e pesai il denaro nella bilancia. Poi presi l'atto d'acquisto, quello sigillato contenente i termini e le condizioni, e quello aperto, e consegnai l'atto di acquisto a Baruc, in presenza di mio cugino Canameel, in presenza dei testimoni che avevano sottoscritto l'atto d'acquisto, e in presenza di tutti i Giudei che sedevano nel cortile della prigione. Poi, davanti a loro, diedi quest'ordine a Baruc: «Così parla il Signore dell'universo e Dio d'Israele: "Prendi questi atti, l'atto d'acquisto, sia quello sigillato, sia quello aperto, e mettili in un vaso di terra, perché si conservino a lungo". Infatti, così parla il Signore dell'universo, Dio d'Israele: "Si compreranno ancora case, campi e vigne, in questo paese"».

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, questo brano tratta della compravendita di un terreno eseguita con tutte le norme e le procedure della legislazione giudaica. Ciò che sorprende in questa compravendita è che essa si situa alla vigilia di una catastrofe inevitabile, quella della deportazione in Babilonia del 587 a.C.

Infatti, Gerusalemme era ormai assediata dall’esercito del re Nabucodonosor e la città si sentiva ormai prossima all’occupazione e alla disfatta.

In questa situazione non ha alcun senso acquistare un terreno perché tutto è perduto, la compera non servirà a niente perché Israele lascerà quella terra, forse per sempre; ma il senso del gesto del profeta sta proprio nell’assurdità dell’acquisto.

Il profeta Geremia compie un atto profetico e ne dà una grande rilevanza. Non si tratta di parole e neppure di un atto simbolico, ma di un atto concreto, reale, giuridico che porta con sé tutto il futuro che Geremia vuole annunciare, un futuro che sta già anticipando con l’acquisto del terreno.

Questo atto impegna il profeta non solo economicamente, ma nella fede e nella speranza: il vaso di terracotta in cui il contratto sarà conservato è un pegno che Dio sancisce; ciò significa che il contratto non sarà logorato dal tempo perché ben conservato (la carta era fatta da semplici papiri che avevano breve durata) e neppure annientato dalla distruzione imminente di Gerusalemme.

Quel terreno acquistato prima della catastrofe, è un messaggio potente perché significa che, nonostante la distruzione, quella terra promessa ad Abramo, non andrà perduta, ma resterà al popolo d’Israele, secondo la promessa di Dio. Così, Geremia, mentre Gerusalemme sta per crollare, guarda verso un futuro di pace quando, di nuovo, si tornerà a comprare terreni nel paese di Giuda (v. 15).

Il profeta compie il suo gesto nell’acquisto del terreno mentre il re Sedechia lo tiene imprigionato nel cortile della guardia, all’interno della reggia, dove resterà fino alla caduta di Gerusalemme; era sospettato di essere passato dalla parte del nemico. Infatti, ciò che annuncia Geremia è che sarà inutile resistere a Babilonia perché la città cadrà nelle mani del re babilonese Nabucodonosor e il re di Giuda, Sedechia, sarà deportato.

Questa è la causa del suo arresto.

L’occasione per l’acquisto del campo viene dal cugino di Geremia, Canameel: gli propone di riscattare un campo dal momento che doveva essere venduto per necessità economiche, un membro del clan o della famiglia aveva per primo il diritto sugli altri, affinché non si disperdesse il patrimonio della famiglia. Geremia preavvisato dal Signore, vedrà in questa occasione la rivelazione di Dio che dà a questo affare privato un significato da comunicare a tutto il popolo: diventa un annuncio della Parola di Dio.

L’acquisto del campo a norme di legge ha un messaggio chiaro a tutti: verrà il tempo in cui «in questo paese» riprenderanno relazioni normali così che la gente «potrà di nuovo comprare case, campi e vigne» (v. 15). Il documento sarà conservato in un vaso di terracotta come prova per i tempi futuri, come pegno e caparra per un futuro migliore.

Il testo biblico ci vuole comunicare che, quando la comunità dei credenti vive momenti di grande difficoltà, momenti bui e difficili, in realtà essa possiede qualcosa di inalienabile, che nessuno le potrà mai togliere, che non sarà mai venduto, né andrà mai perduto. È la promessa di Dio, quella di mantenere sempre vivo il suo rapporto con i credenti, un rapporto di grazia, di perdono, di riconciliazione, un rapporto che dà la forza di andare avanti verso un futuro migliore, in cui torneremo a vivere una vita di rapporti sereni e felici.

Il profeta, compie un gesto concreto per trasmettere questo messaggio: passa dalle parole ai fatti. Il suo atto di compravendita, non è semplicemente una transazione legale, ma un affare che riguarda un terreno che è carico di un grande significato teologico. Esso indica che c’è un futuro, che ci sarà sì la prova, la difficoltà, il buio, ma anche che tornerà ancora in quella terra promessa da Dio che è il luogo della speranza e dove la vita riprenderà a scorrere.

Questo messaggio potente è spiegato al versetto 15 che dice: «Così parla il Signore dell’universo, Dio d'Israele: "Si compreranno ancora case, campi e vigne, in questo paese"». Qui, Dio rivela il significato dell’atto economico e legale di Geremia. Case, campi e vigne, sono caratteristiche comuni a tutti della vita economica di una città. Questi beni saranno di nuovo comprati, dopo una interruzione: la deportazione porterà l’economia a un punto morto, ma non durerà per sempre, ci sarà un cambiamento che permetterà a Israele di tornare a casa.

Sì, si tratta della promessa del Signore, e del fatto che Dio rimane sempre fedele alle sue promesse, non torna mai indietro, né le dimentica.

Sì, nessuno può precluderci il nostro futuro perché esso è in buone mani, nelle mani di Dio; anche quando attraverseremo il buio più nero, ci sarà sempre una speranza per la quale valga la pena spendere le nostre energie e le nostre risorse, anche economiche, come Geremia. Sì, ne vale sempre la pena, anche quando questo futuro sembra totalmente compromesso. Amen!

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

Indirizzo: Via Beckwith 49, Luserna San Giovanni (TO), 10062, ITALIA

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