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Domenica, 14 Aprile 2019 19:40

Sermone della Domenica delle Palme (Luca 9,23-27)

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Testo della predicazione: Luca 9,23-27

Gesù diceva poi a tutti: "Se uno vuole venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita a causa mia, la salverà. Se uno guadagna il mondo intero, a che cosa gli giova se perde se stesso o se va in rovina? Chi si vergogna di me e delle mie parole, il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria sua, del Padre e degli angeli santi. In verità io vi dico, vi sono alcuni dei presenti che non sperimenteranno la morte prima di vedere il regno di Dio".

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, cari catecumeni, quando si riflette su Dio, spesso, tutto si risolve nel pensare se si può fare a meno di Dio, se Dio è davvero utile, se ha da offrire qualcosa e se il tempo e le energie che si possono dedicare a Dio, e quindi al prossimo, vengono compensate da qualcosa che ci torna a favore.

Oppure si scavalca la necessaria riflessione su Dio, scegliendo la strada più facile e pensando che Dio sia solo frutto di un’illusione, una necessità umana di avere qualcosa di ultraterreno a cui aggrapparsi, ma che in realtà non esiste e dobbiamo cavarcela da soli.

Sull'essere di Dio ne abbiamo parlato molto alle lezioni di catechismo, lo ha fatto perfino Gesù ponendo il problema sotto il lato della pratica della fede. Gesù in fondo domandava: «Che cosa significa credere in Dio?» e rispondeva che bisognava seguire lui, Gesù, rinunciare a se stessi e a prendere la propria croce ogni giorno.

Al di là di queste parole difficili da accettare letteralmente, Gesù parla di Dio non come di Colui che ti premia se fai bene e ti punisce se fai male; Gesù vuole spiegarci che Dio si associa al cammino di ognuno di noi, è di questo che si tratta: di camminare insieme, non da soli, per le strade della vita.

Dunque, rinunciare a se stessi vuol dire semplicemente che abbiamo bisogno di vivere in relazione con gli altri, vuol dire che la fede, che è qualcosa di personale, può crescere solo in relazione con gli altri e mettendosi in discussione sempre, non ponendoci noi al centro.

Oggi, alcune ragazze catecumene ricevono il battesimo e altri lo confermano, entrando così ufficialmente a far parte della chiesa. Oggi ricevono accoglienza e l’approvazione di tutti, ma a questo punto Gesù propone il paradosso della rinuncia: «rinunciare a se stessi», e aggiunge la necessità di «prendere la propria croce ogni giorno». Che vuol dire questo?

Qui la croce non rappresenta le difficoltà che incontriamo nella vita, non sono le disgrazie o le malattie che le persone subiscono, ma significa accogliere la grazia che mi giunge dalla croce di Cristo, significa riconoscere che, non io, ma Lui è l’artefice del mio destino, del mio domani; significa che non in me io devo confidare, ma in Lui che ha portato sulla croce il mio affanno, le mie ansie, le mie sofferenze, soffrendo Lui per me, al posto mio. Ha pagato il prezzo del mio riscatto e mi ha reso una persona libera.

Per questo io non posso riscattarmi da solo, perché non ho nulla di cui vantarmi, nessuna buona opera, nessuna forza, nessun potere, nulla che mi possa essere riconosciuto per meritare la salvezza. Posso solo riconoscere le mie fragilità e le mie debolezze e rinunciare ad auto-giustificarmi, ad auto-assolvermi, a pensare di salvarmi da solo.

Gesù dice: «Chi si vergogna di me, anch'io mi vergognerò di lui», perché riconoscere i propri errori e le proprie debolezze, e che tutto ci proviene da chi è morto sulla croce per noi, non è una vergogna, ma una forza che ci viene dalla fede e ci permette di andare incontro alla vita liberati dal peso delle nostre incapacità.

Perciò Gesù parla di coloro che non sperimenteranno la morte perché vedranno il Regno di Dio, perché per Gesù, non morire significa partecipare alla nuova vita fondata sul perdono, sulla grazia e sull'amore di Dio che permette a tutti e a tutte di respirare in una dimensione di eternità; vedere il Regno di Dio significa partecipare ad una vita di pace e di giustizia per tutti, non di odio e di violenza, di accoglienza e di solidarietà, non di respingimenti e di ostilità, di cure per l‘altro e non di indifferenza, di aperture e non di chiusure egoistiche.

Questa è la vera vita per Gesù, questo significa non sperimentare la morte, rinunciare a se stessi: Gesù parla di aperture, di relazioni, di ponti, di confrontarsi, parla di camminare insieme, mettendosi sempre in discussione per crescere e maturare per poter creare sempre più un mondo migliore, più fraterno e più umano. Amen!

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

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