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Domenica, 10 Settembre 2017 15:30

Sermone di domenica 10 settembre 2017 (Marco 3,31-35)

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Testo della predicazione: Marco 3,31-35

«Giunsero sua madre e i suoi fratelli; e, fermatisi fuori, lo mandarono a chiamare. Una folla gli stava seduta intorno, quando gli fu detto: «Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle là fuori che ti cercano». Egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su coloro che gli sedevano intorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Chiunque avrà fatto la volontà di Dio, mi è fratello, sorella e madre».

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, ci deve sorprende molto il fatto che la famiglia di Gesù lo cerchi, i suoi fratelli, le sue sorelle e sua madre lo cercano fuori dal luogo in cui si trova, mandano qualcuno a chiamarlo. Cosa c’è di così urgente da interrompere la predicazione di Gesù rivolta a una folla? Forse c’è tanta gente da non riuscire a trovare Gesù? No, la sua famiglia lo cerca perché crede che Gesù sia “fuori di sé”. Così ci dice il versetto 21 di questo capitolo 3, di cui, però, abbiamo ascoltato i versetti da 31 a 35.

Forse, sua madre, i suoi fratelli e le sue sorelle sono venuti per portarlo via, forse lo considerano un disadattato o un eccentrico. Il verbo greco del versetto 21 significa letteralmente «essere fuori di», quindi è fuori di sé, o meglio: «è uscito di senno», o «è diventato pazzo».

Gli scribi non hanno dubbi, lo accusano di collusione con Satana: «Egli ha Belzebù… il principe dei demoni» (Mc. 3,22), che letteralmente significa «Il signore delle mosche» (II Re 1,2). Questo pensavano di Gesù, questa la loro avvilente opinione di Gesù. E la sua famigli? Lo credeva “fuori di sé”. Perché?

«Tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono là fuori che ti cercano». È l’amore e la compassione per Gesù che li spinge ad andargli incontro, non vogliono che sia stritolato dentro gli ingranaggi fatti di cultura, di pregiudizi, di falsa giustizia, di perbenismi contro i quali Gesù si scaglia. I fratelli e le sorelle di Gesù, e loro madre, sanno che se Gesù continua a remare contro gli interessi dei potenti e ad andare controcorrente, urtando moralisti e conformisti che colpisce nella loro sensibilità, prima o poi, quelli gliela faranno pagare. E così infatti accadrà!

Gesù non deve cacciarsi in questi guai, forse per questo sono venuti a cercarlo e a convincerlo di cambiare opinione.

Ma Gesù viaggia su binari diversi, gira all’interno di un altro centro rispetto a quello dei suoi famigliari e dell’umanità in genere. Per questo Gesù è pericoloso, per questo è visto come un sovversivo, un rivoluzionario: parla di amare i nemici che invece bisogna abbattere per la propria incolumità (pensate all’ISIS o a Boko Harram), anche noi giriamo attorno a un centro diverso da quello di Gesù che parla di condividere con tutti, amici e nemici, i propri vestiti, il pane, il vino…

Gesù, era davvero pazzo, fuori di sé.

«Come posso pensare di dare quello che ho agli altri se non basta neppure per me. Gesù va senz’altro ascoltato, ma poi faccio come posso, o come voglio, non sono uno/a “fuori di sé”, né un pazzo, e neppure voglio essere considerato tale».

Gesù ha davanti a sé il disagio umano rispetto alla sua predicazione, essa risulta troppo radicale, troppo esigente, e i suoi discepoli una volta glielo dissero: «Questo parlare è duro» (Gv. 6,60) e Gesù rispose: «Non volete andarvene anche voi?» (6,67). Nel nostro brano Gesù risponde, girando lo sguardo su coloro che gli sedevano intorno: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Chiunque avrà fatto la volontà del Padre mio, mi è fratello, sorella e madre».

Per «chiunque» Gesù intende tutti, proprio tutti quelli che si adoperano a fare la volontà di Dio. Una risposta inconcepibile per un israelita dell’epoca, ma anche per un cristiano ebreo. Nel «chiunque» sono inclusi anche i pagani, anche coloro che non sono circoncisi e quindi non fanno parte del popolo eletto.

Davanti a questi problemi si è venuta a trovare la chiesa degli inizi nella quale si facevano disquisizioni sull’essere credenti: «Chi è veramente credente? Colui che proviene da una realtà storica come quella israelitica o tutti, compresi i pagani idolatri?».

Gesù risponde che chiunque fa la volontà di Dio è fratello, sorella, madre, quindi anche uno straniero di religione diversa, una persona con cui condividere se stessi, la propria vita, la propria storia, il proprio destino. È un’apertura inaudita quella che Gesù propone, ma che oggi chiede anche a noi, che siamo chiamati a fare la volontà di Dio, una volontà che solo chi è “fuori di sé” può fare.  

Oggi, il messaggio di Gesù raggiunge anche noi che cerchiamo i modi migliori per fare la volontà di Dio, per confrontarci cioè con la nostra coerenza rispetto alla nostra fede, rispetto a quanto crediamo veramente, rispetto alla giustizia, alla pace, al bene comune, alla solidarietà, all’amore stesso che permette la condivisione e la comunione con l’altro/a perché possano essere considerati fratello, sorella, madre, padre.

Bisogna che siamo davvero anche noi fuori di sé, cioè non essere concentrati solo su noi stessi e sul proprio benessere per vedere gli altri, i loro bisogni, per vedere che sono creature amate da Dio e sostenute dalla sua buona volontà.

Gesù fa una promessa: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Chiunque avrà fatto la volontà del Padre mio, mi è fratello, sorella e madre».

La buona novella di Gesù sta proprio qui, esattamente qui: fare la volontà di Dio non significa diventare eremiti e annullare la nostra volontà, non significa sforzarci in modo sovrumano, per cui solo pochi ce la fanno, ma la Buona Novella di Gesù è esattamente la scoperta di noi stessi, la scoperta del nostro rapporto autentico con l’altro, con l’altra che è una rapporto di fraternità, non più di inimicizia; è la scoperta che qui si realizza pienamente e in modo autentico il nostro Io, non nella contrapposizione con l’altro che è sempre avversario, rivale, oppositore, ma finalmente nell’analogia con l’altro che mi permette di considerarlo mio fratello, mia sorella.

È qui che trova pace il nostro Io, la nostra volontà che finalmente non deve più lottare e sovrastare gli avversari e i nemici, ma accoglierli e riceverli come fratelli e sorelle.

La promessa di Gesù è il rientro all’interno di una autenticità che, allo stesso tempo, è parentela con Gesù che ci accoglie come fratelli, sorelle, madri.

Ecco cosa significa fare la volontà di Dio: significa muoversi all’interno dell’orizzonte dell’amore di Dio, allargando lo spazio dello sguardo. Fare la volontà di Dio significa scoprire di essere amati di un amore che ci permette di uscire da noi stessi, di essere “fuori di sé” e di orientare il nostro interesse per il bene comune, per una umanità più umana e una fraternità che il mondo attende.

Per questo è venuto Gesù e per questo noi crediamo e abbiamo la fede. Amen!

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

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