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Domenica, 14 Gennaio 2018 16:28

Predicazione di domenica 14 gennaio 2018 (I Corinzi 2,6-16)

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Testo della predicazione: 1 Corinzi 2,6-16

Fratelli, a quelli tra di voi che sono maturi esponiamo una sapienza, però non una sapienza di questo mondo né dei dominatori di questo mondo, i quali stanno per essere annientati; ma esponiamo la sapienza di Dio misteriosa e nascosta, che Dio aveva prima dei secoli predestinata a nostra gloria e che nessuno dei dominatori di questo mondo ha conosciuta; perché, se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. Ma com'è scritto: «Le cose che occhio non vide, e che orecchio non udì, e che mai salirono nel cuore dell'uomo, sono quelle che Dio ha preparate per coloro che lo amano». A noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito, perché lo Spirito scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. Infatti, chi, tra gli uomini, conosce le cose dell'uomo se non lo spirito dell'uomo che è in lui? Così nessuno conosce le cose di Dio se non lo Spirito di Dio. Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio, per conoscere le cose che Dio ci ha donate; e noi ne parliamo non con parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito, adattando parole spirituali a cose spirituali. Ma l'uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché esse sono pazzia per lui; e non le può conoscere, perché devono essere giudicate spiritualmente. L'uomo spirituale, invece, giudica ogni cosa ed egli stesso non è giudicato da nessuno. Infatti «chi ha conosciuto la mente del Signore da poterlo istruire?» Ora noi abbiamo la mente di Cristo».

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, parlare di Spirito, secondo l'apostolo Paolo, vuol dire parlare di spiritualità. Mi sono domandato cosa significa, nella nostra comprensione comune, la parola "spiritualità". Certamente, molti di noi la intendono come una forma di "entusiasmo", per la chiesa, per il Signore; la spiritualità la vediamo in una persona della chiesa che lavora con entusiasmo; oppure la vediamo in una persona che parla della propria fede, che si dedica con convinzione all'evangelizzazione o alle varie attività della chiesa. Diciamo, con un linguaggio che non è nostro, che si tratta di persone “spirituali”, mentre nel nostro linguaggio diremmo persone "attive nella chiesa".

Quando l’apostolo Paolo collega strettamente la spiritualità dei credenti allo Spirito Santo, lo fa trattando il tema della Sapienza.

Ci può apparire strano, ma l'apostolo intavola un discorso con quella parte di comunità filo-gnostica, cioè di quella corrente che fondava la propria fede su quella sapienza e conoscenza che Dio avrebbe riservato solo a pochi eletti, i "perfetti", gli altri erano spregevolmente chiamati "psichici" cioè materiali, di second'ordine insomma.

Sembra che fra questi di second'ordine, cioè materiali, poco inclini alla comprensione della sapienza di Dio, fosse annoverato anche l'apostolo Paolo che, così, deve difendersi dell'accusa di non aver ricevuto da Dio nessuna rivelazione spirituale.

L'apostolo risponde dicendo che, se finora non ha parlato tanto profondamente della sapienza di Dio è perché i Corinzi non erano in grado di capire i suoi discorsi. Dunque, Paolo passa ad affermare che Dio rivela se stesso, sì agli esseri umani, ma lo fa attraverso l'azione dello Spirito Santo.

L'apostolo pone sul piano della gratuità, e non dei meriti intellettuali, la capacità di comprendere Dio, anzi rincara la dose e aggiunge che Dio si rivela agli ignoranti e ai bambini. Dunque anche l'apostolo divide i credenti in due categorie: in "Spirituali", o maturi, e in "naturali", o immaturi. Paolo sostiene che la sapienza di Dio è una sapienza superiore che solo lo Spirito di Dio può far conoscere; dove vi è la pretesa di poter conoscere Dio con le proprie capacità, vi è solo illusione, e una pretesa di autosufficienza religiosa che conduce a un tragico destino.

In effetti, l’evento della croce, del Dio che muore per noi, è follia pura, è pazzia, come dirà lo stesso apostolo, perché si tratta di un disegno folle di Dio che possiamo capire solo quando lo Spirito ce lo svela e permette a noi di credere nell’evento della croce. Senza lo Spirito non possiamo credere nel Dio che muore su una croce per noi.

Il credente spirituale è colui che si abbandona all'ascolto dello Spirito il quale rivela il disegno di Dio: il Dio che prima era nascosto, ora si rivela come un Dio d’amore che sceglie la via dell’ignominia a quella dell’onnipotenza.

«Le cose che occhio non vide e che orecchio non udì e che mai salirono nel cuore dell'uomo, sono quelle che Dio ha preparate per coloro che lo amano». L’apostolo ci vuole insegnare che Dio ha preparato cose sorprendenti che non potevamo neppure immaginare che fossero compiute: Dio, invece, le ha preparate per compierle in noi e attraverso di noi. È sempre Dio che compie il primo passo verso di noi, è Dio che ci precede in tutto, è lui che viene, che si avvicina, ci incontra, ci abbraccia e ci dà fiducia.

Si tratta di una fiducia nei nostri confronti che siamo chiamati a rispondere con il nostro amore e il nostro servizio. Anzi, non è nostro l’amore e neppure il servizio, ma sono cose che Dio stesso ha preparato per compierle attraverso di noi.

Ecco dove risiede lo Spirito e la sapienza di Dio. È così, con il nostro servizio, che Dio ci rende persone "spirituali" perché è sempre lo Spirito che ci rende partecipi della sapienza di Dio, della sua rivelazione. Tutto ciò non è una nostra conquista, ma dono, grazia, luce dello Spirito.

Dio ha fatto dono di sé ai credenti attraverso Gesù, e oggi, con la presenza dello Spirito il credente può essere partecipe di questo dono diventando, così, “spirituale”.

Dunque la spiritualità non è semplicemente una forma che il credente esteriorizza, ma è la vita stessa del credente, è il suo abbandonarsi fiducioso nelle promesse del Signore, è il vivere la libertà ricevuta come un dono che fa crescere e maturare, che permette di optare per scelte di vita consapevoli e responsabili. In altre parole, è un diventare adulti, un vivere da adulti nella certezza che mai saremo abbandonati a noi stessi, ma sorretti sempre, confortati, aiutati a rialzarci ogni qualvolta cadiamo.

Il credente spirituale sa di aver dato la sua adesione a quel progetto folle di Dio che è il dono di sé gratuito, senza chiedere nulla in cambio, un dono che impegna il credente ad annunciare agli altri il dono della grazia di Dio, il suo amore e le opere che egli prepara per noi.

Ecco, la spiritualità comporta un movimento degli uni verso gli altri; essa non è un fine da raggiungere, ma un modo di essere, e cioè: credenti dinamici e non statici, aperti alle novità e ai cambiamenti dello Spirito, non rinchiusi in se stessi e nella propria auto-conservazione che non permette di crescere, né di migliorare.

 Per questo la parola “Spirito” in greco e in ebraico significa anche vento, respiro, aria, alito vitale, qualcosa di inafferrabile, che non si può fermare, bloccare, incatenare, racchiudere, ma si può solo vivere nella piena fiducia in quel Dio d’amore che rende possibile una vita piena e fruttuosa.

Riceviamo, dunque, con riconoscenza e umiltà il dono dello Spirito che ci permette di diventare credenti capaci di compiere delle scelte, a volte avventurose, altre volte coraggiose, ma con la maturità e la consapevolezza che tutto riceviamo in dono, gratuito, da Dio.

Amen.

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

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