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Domenica, 18 Febbraio 2018 17:26

Sermone di domenica 18 febbraio 2018 (II Corinzi 6,1-10)

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Testo della predicazione: II Corinzi 6,1-10

Come collaboratori di Dio, vi esortiamo a non ricevere la grazia di Dio invano; poiché egli dice: «Ti ho esaudito nel tempo favorevole, e ti ho soccorso nel giorno della salvezza». Eccolo ora il tempo favorevole; eccolo ora il giorno della salvezza! Noi non diamo nessun motivo di scandalo affinché il nostro servizio non sia biasimato; ma in ogni cosa raccomandiamo noi stessi come servitori di Dio, con grande costanza nelle afflizioni, nelle necessità, nelle angustie, nelle percosse, nelle prigionie, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni; con purezza, con conoscenza, con pazienza, con bontà, con lo Spirito Santo, con amore sincero; con un parlare veritiero, con la potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra; nella gloria e nell'umiliazione, nella buona e nella cattiva fama; considerati come impostori, eppure veritieri; come sconosciuti, eppure ben conosciuti; come moribondi, eppure eccoci viventi; come puniti, eppure non messi a morte; come afflitti, eppure sempre allegri; come poveri, eppure arricchendo molti; come non avendo nulla, eppure possedendo ogni cosa!

Sermone

Cari fratelli e sorelle, in questa lettera, l’apostolo Paolo si rivela apertamente, descrivendo le esperienze di oltre venti anni di servizio in diverse città: Damasco, Antiochia, Filippi, Atene, Corinto, Efeso, ecc… L’apostolo ha visto gloria e umiliazione, vita e morte; una visione di angeli che lo rinvigorisce e una spina nella carne che lo abbatte; grande tenerezza, ma anche grande severità; un dolore smisurato, ma consolazioni immense: ecco alcune delle contraddizioni che si conciliano nello stesso uomo.

Nei capitoli precedenti, l’apostolo ricorda che il Signore ha messo il suo tesoro in noi, in noi che siamo fragili e di scarso valore, come vasi di terra (4,7); ricorda che le sofferenze sono solo momentanee e che, finché siamo in questo mondo, siamo chiamati a vivere coerentemente con al nostra fede esprimendo la nostra testimonianza, come se l’amore di Cristo ci costringesse a farlo (5,14); che ogni credente è una nuova creatura (5,17), incaricato del servizio della “Riconciliazione”, con il quale esercitiamo la funzione di Collaboratori di Dio (5,18). 

Ecco, anche qui, nel nostro brano, Paolo si sofferma sulla grazia di Dio che rende i credenti collaboratori del Signore, siamo resi collaboratori di Dio nel manifestare al mondo il suo amore, la sua giustizia, la riconciliazione, la guarigione, l’accoglienza.

L’apostolo, dunque, invita con forza a non rendere vana la grazia di Dio.

Ma come può la grazia di Dio diventare vana?

Non è forse per tutti?

Non è forse gratuita?

Non raggiunge essa uomini e donne, malati e sani, peccatori e giusti? Come può diventare vana?

Per l’apostolo, la risposta è chiara!

Paolo sa che la grazia di Dio è sì gratuita, un dono di Dio che ci permette di rasserenare i nostri cuori, di delineare una speranza certa davanti a noi, di vivere la nostra esistenza e la nostra storia nell’orizzonte dell’amore di Dio per noi; ma, appunto, la grazia di Dio è ciò che ci rende consapevoli che questo amore di Dio ci rende capaci di amare e di essere credenti autentici.

Dunque, la grazia. La grazia è un dono, esigente, ci impegna a rendere testimonianza dell’amore di Dio, un Dio che perdona, libera, guarisce le ferite dell’anima, riconcilia, sostiene, accompagna, condivide, si fa solidale. E tutto questo accade attraverso di noi, il nostro impegno, perché la grazia di Dio ci rende capaci di perdonare, di agire per la liberazione di chi è prigioniero da forme di schiavitù, di agire per la guarigione di ferite profonde che determinano sofferenza e dolore, per la riconciliazione là dove vi è conflitto e ostilità, ci permette di agire per il sostegno, la condivisione e la solidarietà, proprio là dove si manifestano respingimento, rifiuto, degrado culturale e spirituale.

Sì, può accadere davvero che la grazia di Dio sia resa vana. Questo accade quando si crede nell’amore di Dio solo con la testa e non col cuore, là dove ci si considera a posto con Dio e con se stessi, ma il nostro sguardo non va oltre il proprio naso, i propri bisogni, la propria famiglia. Ecco, la grazia di Dio è resa vana là dove essa non impegna più il credente, là dove non diventa impellente il desidero di rendere partecipi anche gli altri di questo grande tesoro che è l’amore di Dio per tutti e quindi il suo perdono e la sua pace.

La grazia ci fa diaconi, servitori, ministri, ambasciatori e collaboratori di Dio. Chiama tutti all’azione, al movimento, al dialogo, al confronto, senza paure, nonostante la nostra debolezza umana.

Certo, resteremo sempre intrisi di fragilità e incapacità, perché restiamo nella nostra realtà umana, restiamo, sì, strumenti incapaci di assolvere in pieno il loro compito, restiamo di scarso valore, ma, allo stesso tempo, persone di cui Dio si compiace perché di usare per essere testimoni del suo amore sovrabbondante.

Questo è un tesoro inestimabile che Dio stesso ha voluto mettere in “vasi di terra”, dice l’apostolo, vasi che sono fragili, piccoli, e quindi inadeguati. Ma così è piaciuto a Dio.

Tutti noi che siamo consapevoli dell’amore di Dio, siamo chiamati a vivere consapevoli della nostra fragilità umana, ma questa fragilità è, per Dio, lo spazio della sua azione, gratuita. Per questo l’apostolo prorompe in un invito pressante: «Eccolo ora il tempo favorevole, eccolo ora il giorno della salvezza».

Dio non guarda le tue incapacità, e tu non devi attendere di essere a posto con te stesso e con Dio; perché è ora, nelle condizioni in cui ti trovi, che Dio ha riguardo a te, è ora che ti ama così come sei, è ora che ti rende consapevole che la tua testimonianza, il tuo racconto di come hai avvertito l’amore di Dio dentro di te, può permettere a tanti altri di entrare in questo orizzonte di salvezza, di pace, di perdono, di riconciliazione con se stessi, con gli altri, con Dio.

Eccolo ora il tempo favorevole. Non devi aspettare quando diventerai migliore, più coerente e meno peccatore o peccatrice. La grazia di Dio è gratis, non è richiesto nulla in cambio.

È qui e ora che la nostra fede, nonostante le difficoltà della vita, nonostante la nostra fragilità, diventa lo strumento dell’amore di Dio nel mondo.

Questo siamo, questo siamo chiamati a essere all’interno del nostro mondo, della nostra società e della nostra città.

Amen!

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

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