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Domenica, 11 Gennaio 2015 20:30

Sermone di domenica 11 gennaio 2015 (Luca 3,13-17)

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Testo della predicazione: Luca 3,13-17

«Allora Gesù dalla Galilea si recò al Giordano da Giovanni per essere da lui battezzato. Ma questi vi si opponeva dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?» Ma Gesù gli rispose: «Sia così ora, poiché conviene che noi adempiamo in questo modo ogni giustizia». Allora Giovanni lo lasciò fare. Gesù, appena fu battezzato, salì fuori dall’acqua; ed ecco i cieli si aprirono ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dai cieli che disse: «Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto». 

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, tanti di noi si sono sempre domandati perché mai Gesù avesse bisogno di essere battezzato. Se poi veniamo a conoscenza che Giovanni il Battista invitava tutti al battesimo chiamando tutti al ravvedimento dai propri peccati, al riconoscimento delle proprie trasgressioni, crimini, traviamenti per ricominciare una nuova vita all’insegna della giustizia, della lealtà e dell’integrità.

In effetti non furono pochi, nell’antichità, coloro che sottolineavano il fatto che Gesù fosse inferiore a Giovanni Battista o che fosse peccatore anche lui fino a riconoscere la necessità di ravvedimento.

L’evangelista Matteo, nel brano alla nostra attenzione, difende Gesù da ogni sospetto di colpevolezza o di inferiorità rispetto a Giovani il battezzatore. Infatti le sue parole sono anche una risposta chiara: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?». È la risposta di Gesù che, invece, è meno chiara: «Sia così ora, poiché conviene che noi adempiamo in questo modo ogni giustizia».

Il battesimo di Gesù, è una volontà di Dio e un messaggio potente per l’umanità intera perché indica che Gesù vuole essere vicino e solidale ai peccatori: Gesù è Colui che ci salva dal peccato, ma lo fa venendoci accanto, non dall’alto dei cieli, non dall’alto della sua santità e onnipotenza, lo fa rinunciando alla sua onnipotenza, lo fa calandosi dentro la nostra umanità, nella nostra pelle, diventando come noi, umano, fragile, debole, povero, caricandosi del nostro peccato. Gesù si unisce alla folla dei peccatori nelle acque del fiume Giordano per consacrarsi alla sua vocazione di Salvatore.

Gesù, dunque, si fa battezzare.

È così che Dio viene nel mondo, per rivelare il suo amore di Padre. Dio diviene umano nel bambino di Betlemme, nel figlio di un falegname, nell’uomo battezzato dal Battista, nel rabbino di Nazaret, nell’uomo crocifisso: per stare con noi, e per dirci che sarà sempre con noi, anche quando non lo vedremo più fisicamente, perché non avrà più un corpo fisico.

Ma non è tutto.

Ciò che accade nel Giordano non riguarda solo il Cristo che si presenta incominciando la sua strada in mezzo a noi come uomo tra gli uomini. Questo non è sufficiente per credere, non basta per aprire i nostri occhi, per disporre i nostri cuori alla fede, le nostre menti ad una logica altra, diversa dalla nostra.

È per questo che i cieli si aprono e lo Spirito di Dio scende come una colomba e viene su Gesù. Perciò una voce dai cieli dice: «Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto».

Cosa sta succedendo?

Che le scritture si aprono davanti agli occhi di tutti e si adempiono, che le profezie circa il Messia hanno il loro compimento. Perché sul Messia, il profeta Isaia aveva detto: «Lo Spirito del Signore riposerà su di lui» (11,2) «Ecco il mio servo, io lo sosterrò; il mio eletto di cui mi compiaccio; io ho messo il mio Spirito su di lui, egli manifesterà la giustizia alle nazioni» (42,1).

Dunque lo Spirito scende su Gesù nel suo battesimo.

Solo adesso possiamo pervenire alla fede, ora che Dio ci rivela che il suo Spirito abita nel Cristo, Dio stesso nel rabbino di Nazaret che si fa battezzare affinché l’acqua del suo battesimo divenga per noi acqua della vita, del perdono, della consapevolezza che nel battesimo, che tutti abbiamo ricevuto, lo Spirito del Signore è presente per darci sostegno e forza, perdono e salvezza, giustizia e pace.

Chi è dunque Gesù? A questa domanda, Matteo aveva dato, nei capitoli precedenti, delle risposte parziali: Gesù è il figlio di Abramo, il figlio di Davide, il Cristo il Messia. Ma qui è Dio stesso che afferma: «Questo è il mio diletto Figlio», un figlio che è l’espressione intima di Dio stesso, Dio con noi, l’Emmanuele aveva detto Isaia. Per dirla in termini giovannei, la Parola diventata carne (Giov. 1,14), è diventata realtà umana, per la nostra salvezza, affinché tutti noi potessimo credere nella gratuità dell’amore di Dio; un amore che prende il nostro essere e la nostra anima rendendoci capaci di amare.

Che significa oggi per noi che Gesù è il figlio diletto di Dio?

Significa che non siamo lasciati soli: non siamo abbandonati al nostro destino di esseri umani, fragili, incapaci di riscattarsi da soli a motivo del proprio peccato. Non siamo lasciati soli nelle nostre paure, non siamo lasciati soli nella nostra sofferenza, nel nostro dolore, nei nostri lutti. Non siamo lasciati soli, mai.

Caro fratello, cara sorella, Gesù si è fatto battezzare per dirti che ha vissuto come te, fino in fondo, le difficoltà della vita. Egli comprende il tuo stato d’animo, comprende la tua condizione di persona che ha bisogno di sostegno, di amore, di forza, che ha bisogno di coraggio per continuare ad affrontare la vita.

Gesù è per te tutto ciò di cui hai bisogno: un amico fedele che ti ascolta e ti parla; colui che guarisce la tua anima dalle ferite della vita, che ti ridona il gusto di vivere, la gioia di condividere la tua esistenza con gli altri, egli è colui che ti restituisce alla vita, alla tua umanità devastata talvolta dalla disumanità, ti restituisce al senso vero e autentico dell’esistenza.

Matteo si è domandato chi fosse veramente Gesù e ha dato questa risposta nella consapevolezza che la comunità dei credenti fosse, in prima persona, il luogo in cui la presenza del Signore si rendeva chiara e visibile attraverso l’amore dei credenti, la loro solidarietà reciproca e verso il mondo, attraverso il dono della condivisione, attraverso il loro sorriso, il loro l’abbraccio, la loro disponibilità del tempo, del denaro, della loro stessa vita.

Questo indica a tutti noi il senso del battesimo di Gesù: è la consapevolezza che tutti noi abbiamo bisogno, reciprocamente, gli uni degli altri per vivere concretamente, qui e ora, la salvezza di Dio. Amen!

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

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