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Domenica, 08 Marzo 2015 12:29

Sermone di domenica 8 marzo 2015 (Luca 9,57-62)

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Testo della predicazione: Luca 9,57-62

«Mentre camminavano per la via, qualcuno gli disse: «Io ti seguirò dovunque andrai». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». Ed egli rispose: «Permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli disse: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; ma tu va’ ad annunziare il regno di Dio». Un altro ancora gli disse: «Ti seguirò, Signore, ma lasciami prima salutare quelli di casa mia». Ma Gesù gli disse: «Nessuno che abbia messo la mano all’aratro e poi volga lo sguardo indietro, è adatto per il regno di Dio».

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, in questa terza domenica del tempo di Passione, ci è proposto un testo sul tema del discepolato, del seguire Gesù. Un tema che spesso si sente ascoltare nelle predicazioni, perché la Parola di Dio definisce, spesso, i credenti, membri della comunità, discepoli. Così gli Atti degli Apostoli ci informano che «la Parola di Dio si diffondeva, e il numero dei discepoli si moltiplicava grandemente» (Atti 6,7) e che «ad Antiochia, per la prima volta, i discepoli furono chiamati cristiani» (11,26).

Discepoli sono coloro che si pongono al seguito del loro maestro, imparano da lui, si formano. In genere accade che il discepolo, una volta formato, diventi autonomo, indipendente, mentre è una originalità cristiana che i discepoli restino tali per sempre. Perché? Perché il loro maestro è Dio stesso, e fino a quando i discepoli non diventino Dio… resteranno tali.

Nel brano alla nostra attenzione, ci sono tre personaggi, di cui non sappiamo il nome, che esprimono tutta la loro intenzione e la passione di seguire Gesù, di imparare da lui, di porsi al suo seguito. E Gesù li rende attenti circa il loro futuro, che cosa li aspetta.

Il primo dei tre aspiranti discepoli, sotto l’onda di un grande entusiasmo, si propone affermando: «Ti seguirò ovunque andrai». Ma Gesù smorza il suo entusiasmo ricordandogli che ci sono animali e uccelli che hanno un nido, una tana, una dimora, ma non Gesù e neppure chi lo segue. Gesù sottolinea che la strada del discepolato può essere, appunto, un cammino, non una comoda poltrona sotto un tetto ben coibentato; il discepolato è caratterizzato da un cammino, senza soste, senza lunghe fermate, è una vita segnata dalla fragilità di chi non ha una fissa dimora, di chi non ha sa sicurezza e la protezione di una casa.

Un altro riceve l’invito direttamente da Gesù, è un forte imperativo: «Seguimi!». La risposta non è un «no», ma è quella di una persona in lutto che deve seppellire suo padre prima di andare via di casa: seppellire i morti era ritenuto, all’epoca di Gesù, un atto d’amore; eppure Gesù risponde in modo duro: «lascia i morti seppellire i loro morti». Il messaggio è che ci sono persone che considerano le cose secondarie, le cose di poca importanza, come primarie. Sono persone che non prendono delle decisioni serie, radicali per la loro vita di credenti e resteranno sempre superficiali, le loro convinzioni sono inconsistenti, la loro stessa esistenza insignificante, non ponderano attentamente, non considerano se non in modo approssimativo. Mentre Gesù chiama al suo seguito persone convinte, la cui passione e il cui amore non si esprime attraverso regole e logiche comuni, ma con autenticità e nella semplicità.

Anche il terzo aspirante discepolo chiede di andare a salutare la sua famiglia prima di incamminarsi al seguito del Signore, e anche questi riceve una parola dura: «Nessuno guarda indietro dopo aver messo mano all’aratro», come la moglie di Lot che si voltò per guardare indietro Sodoma che bruciava, e restò là come una statua di sale, o come gli israeliti nel deserto che guardavano indietro, al passato, ricordando la schiavitù in Egitto con rimpianto perché là almeno avevano cibo in abbondanza (Esodo 16,3).

Gesù invita a seguirlo senza rimpianti, senza la nostalgia della rinuncia, senza la tristezza del ricordo che ci fa guardare indietro. Chi segue Gesù è chiamato a guardare avanti, ad annunciare con convinzione il Regno di Dio, la possibilità di un mondo in cui Dio regna.

Gesù insegna ad esprimere l’amore di Dio per noi che ci impegna ad amare, non all’interno di doveri religiosi, di regole prefissate e di logiche consolidate; Gesù insegna a essere discepoli autentici perché questi discepoli non guardano al proprio interesse, sono liberi da vincoli che limitano il loro raggio d’azione, la loro testimonianza, il loro annuncio. Gesù è radicale nell’invito alla sequela perché nessuno lo segua per comodità, o perché non ha nulla da fare. Gesù intende semplicemente sottolineare che tutti i credenti sono chiamati al discepolato e cioè a porsi in cammino, a non attaccarsi a ciò che limiterebbe la loro azione.

Gesù ci chiede di essere profetici, cioè non legati a poteri che ricattano la nostra attività di denuncia del male, non compromessi con chi ha interessi di parte.

Gesù ci chiede di mettere in primo posto ciò che è bene per tutti, piuttosto che per noi stessi o per il nostro clan famigliare. Questo è ciò che annunciano i discepoli, essi vivono e lottano cercando «il bene della città» (Geremia 29,7), mettendo al primo posto ciò che conta: il prossimo per poter essere con esso solidale, riconciliante, per vivere nell’orizzonte della condivisione e  dell’accoglienza.

Gesù ci informa che la via del discepolato, è spesso senza paracadute, senza ammortizzatori, che guardare avanti comporta il non guardare indietro.

Impariamo a costruire il regno di Dio senza rimpianti, pensando ai cambiamenti che esso provoca come importanti e necessari; pensando alle nostre storie e alle nostre vite come proiettate continuamente non verso continue sicurezze, ma nella fiducia che il Signore ci invia e ci sostiene nel nostro cammino.

Qualunque cosa ci riservi la vita.

Amen.

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

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