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Domenica, 12 Giugno 2016 13:54

Sermone di domenica 12 giugno 2016 (Marco 10,13-16)

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Testo della predicazione: Marco 10,13-16

Divenne sera e Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all'altra riva». I discepoli, congedata la folla, lo presero, così com'era, nella barca. C'erano delle altre barche con lui. Ed ecco levarsi una gran bufera di vento che gettava le onde nella barca, tanto che questa già si riempiva. Egli stava dormendo sul guanciale a poppa. I discepoli lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che noi moriamo?» Egli, svegliatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!» Il vento cessò e si fece gran bonaccia. Egli disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, sebbene l’evangelista Marco ci voglia narrare il racconto della tempesta sedata, tuttavia, egli indugia in particolari che, a prima vista, sembrano insignificanti.

Innanzitutto un’informazione: «Divenne sera». Quando si fa sera le nostre faccende del giorno devono concludersi: è buio, siamo stanchi. La sera avverte che sta per arrivare la notte, l’oscurità, che è anche sinonimo di paura, di timore, di apprensione; la notte rivela tutta la nostra fragilità: l’impossibilità di affrontare qualcosa che non vediamo perché è buio; la notte rivela tutta la nostra impotenza, rivela le nostre paure.

L’evangelista ci vuole dire che i discepoli devono affrontare la tempesta quando è già buio nella loro anima, nel momento più alto della loro vulnerabilità.

Divenne sera, quindi Gesù congeda le persone che si erano fermate per ascoltare la sua predicazione e dice ai suoi discepoli in procinto di affrontare la notte: «Passiamo all’altra riva».

Gesù avrebbe potuto dire: «Troviamo un posto sicuro dove passare la notte». Invece Gesù chiede ai discepoli di affrontare la notte, chiede che accada un cambiamento nell’anima e nel cuore dei suoi discepoli. Gesù chiede di fare rotta verso altre mete piuttosto che rinchiudersi dentro le proprie sicurezze, chiede ai discepoli di prendere un’altra direzione, di cambiare progetti, di cambiare piani.

«Passiamo all’altra riva». Spesso, i cambiamenti improvvisi provocano dentro di noi delle tempeste, dei turbamenti, delle paure; prendere altre direzioni, cambiare progetti, può sconvolgere la nostra vita, può ingarbugliare di più la nostra già complicata esistenza, può dissestare il fondamento su cui poggiano le nostre sicurezze.

«Passiamo all’altra riva» ed è tempesta. I discepoli devono far fronte a un imprevisto di cui hanno molta paura. Le tempeste provocano spesso disastri e rovine; quella tempesta nel mare dei discepoli e nella notte della loro anima provoca la paura di morire: «Maestro, non t’importa che noi moriamo?».

Quante volte la domanda dei discepoli è anche la nostra «Dio, non t’importa che moriamo? Non t’importa che soffriamo? Non t’importa il nostro dolore, la nostra malattia, la nostra ansia, la nostra stanchezza, la nostra inquietudine? Non t’importa la fame e la povertà del mondo per le quali molte persone muoiono?».

Come i discepoli, noi gridiamo, ma Gesù è la, che dorme, sulla barca. Non ci sente.

Talvolta sembra che Dio dorma, o che sia sordo e continui a ripeterci: «Passiamo all’altra riva» e ce lo chiede quando è buio, quasi a provocare apposta tempeste in noi, disagi, dissesti, paure. Pensiamo che Dio sia responsabile delle nostre disgrazie, avversità o difficoltà. I più rassegnati si arrendono e dicono: «Sia fatta la volontà di Dio».

Chiusi dentro il nostro piccolo mondo, il nostro piccolo orizzonte, oltre il quale non riusciamo a vedere, vediamo solo noi stessi, la nostra centralità, i nostri bisogni, le nostre necessità e pensiamo che sia tutto lì; ma chiusi così, dentro di noi, non vediamo neppure cosa è giusto e ciò che è bene per noi e per gli altri.

Su quella barca che sembra affondare, i discepoli sono messi a dura prova, a causa della notte, della tempesta, a causa della loro paura, paura dettata dalla mancanza di fiducia nel Signore, che pure è là, con loro, su quella barca.

La loro vita è in pericolo, ma anche quella di Gesù: sono tutti sulla stessa barca! Eppure i discepoli hanno paura solo per se stessi e non per Gesù. Quindi rimproverano Gesù: «Non t’importa di noi?».

Ma le ultime parole di Gesù ritornano a riecheggiare, sempre e di nuovo, come per ammonirci: «Passiamo all’altra riva» anche, o soprattutto, quando per noi si fa buio. In realtà, quello che ci è domandato è un atto di fede, per questo Gesù dice ai discepoli, e a noi oggi: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?». E noi non sappiamo cosa rispondere, perché la paura non è un fatto razionale, essa viene e basta, e noi ce la teniamo.

La fede è credere che Dio viene ad incontrarci, nella fede ha luogo un incontro, incontriamo Dio.

La tua fede, fratello, sorella, ti permette di non sentiti mai solo, sola. Nei giorni bui e in quelli tristi, nella notte delle tue paure e preoccupazioni, tu hai sempre qualcuno di fronte a te; non sei solo, sola; Dio ti viene incontro in ogni circostanza e, comunque vadano le cose, ti trovi in sua compagnia. Gesù è sulla tua barca, è il tuo compagno di viaggio e vigila, anche quando sembra che dorma.

L’evangelista Marco, in fondo, ci vuole parlare di questo incontro con Gesù, quando le circostanze della vita diventano tanto incerte e abbiamo paura. E ci parla di un incontro, quello con Gesù, incontro che è un dono del Signore; non è a motivo dei nostri meriti che il Signore viene e ci incontra. Non perché siamo stati buoni e bravi. Ma perché ci ama a prescindere dai nostri meriti. Lutero amava ripetere: «Dio non ci ama perché siamo belli, ma siamo belli perché Dio ci ama».

Noi siamo privi di ogni possibilità, e questo non deve spaventarci, perché davanti alla nostra impossibilità entra in gioco la possibilità di Dio che rende possibile ciò che per noi è impossibile: sedare le nostre tempeste.

Dunque, quando Gesù dice: «Non avete ancora fede?», vuole dire: «Non credete che io sia qui per voi?». Sì, Dio è qui per me, per te fratello, sorella; possiamo vivere in questa certezza.

Quando gridiamo a Dio: «Non t’importa di noi?», Egli ci rassicura dicendoci: «Io sono qua per te, anche se non riesci a vedermi, anche quando pensi che dorma e non ti ascolti».

Gesù non dice soltanto «Passiamo all’altra riva», ma calma anche le nostre tempeste, ci promette la sua presenza, di essere con noi sempre, qualunque cosa ci riservi la vita.

Amen!

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

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