Culto domenicale:
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Domenica, 19 Giugno 2016 15:57

Sermone di domenica 19 giugno 2016

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Testo della predicazione: Esodo 33,18-23

Mosè disse: «Ti prego, fammi vedere la tua gloria!» Il Signore gli rispose: «Io farò passare davanti a te tutta la mia bontà, proclamerò il nome del Signore davanti a te; farò grazia a chi vorrò fare grazia e avrò pietà di chi vorrò avere pietà». Disse ancora: «Tu non puoi vedere il mio volto, perché l'uomo non può vedermi e vivere». E il Signore disse: «Ecco qui un luogo vicino a me; tu starai su quel masso; mentre passerà la mia gloria, io ti metterò in una buca del masso, e ti coprirò con la mia mano finché io sia passato; poi ritirerò la mano e mi vedrai da dietro; ma il mio volto non si può vedere.

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, un filosofo francese degli anni ’60 scriveva che “senza viso non si è”; non si è nei confronti della società, del mondo, nei confronti di tutti, perché senza viso non si può mostrare la propria identità, il proprio umore, i propri pensieri, non si potrebbero instaurare dialoghi, rapporti, e questo in effetti è, in alcune popolazioni, il senso del coprirsi il viso, in particolare da parte delle donne: significa rinunciare a instaurare rapporti, a costruire dialoghi, confronti, amicizie; significa mantenere distanza, restare anonimi, impersonali, senza nome. Senza il viso non c’è sorriso, pianto, gioia, dolore che possano essere condivisi.

Nella Bibbia ci aspetteremmo che la richiesta di Mosè di vedere il viso del Signore sia presto esaudita, invece Dio dice: «chi vede il mio viso non può vivere, muore». Perché Dio si nega?

A questo punto, facciamo un passo indietro per notare che il nostro brano è preceduto dall’episodio nel quale Israele si costruisce un vitello d’oro da adorare, da riconoscere come dio con un suo corpo e un volto. E questo succede proprio mentre Dio si rivela a Mosè come un Dio che parla, che parla di libertà attraverso le dieci parole scritte sulle tavole.

Il popolo non vuole sentire il cuore di Dio, il suo amore che si rivela nella sua Parola, il popolo vuole vedere e toccare e sentirsi appagato da una superficialità scandalosa e scellerata.

Vedere e toccare esclude la proposta di una scelta di fede o di non-fede; il popolo non vuole andare oltre il primo sguardo, vuole solo una verità lapidaria costituita da una immagine che non ti pone alcun dubbio perché è evidente, nessuna ricerca, nessun approfondimento, nessuna necessità di andare oltre, di scrutare, di incuriosirsi: qui non c’è libertà di scelta, libertà di coscienza, ma c’è solo l’evidenza dei fatti costituita da una immagine, che sia artefatta o no, finta o simulata, l’importante è fermarsi lì, non andare oltre, non indagare.

Il popolo vuole una fede legata a una immagine inequivocabile, non vuole la presenza di un Dio invisibile che ha un cuore e il cui amore crea dei legami con il popolo, che si cela oltre una nuvola che accompagna sempre Israele.

A questa scelta del popolo Dio si nega. Dio rifiuta di essere ridotto e ridimensionato a una immagine pia per il proprio consumo: un dio nel cassetto, prevedibile, orientabile, che non inganni le attese, che non deluda nel proprio bisogno di miracoli; Dio si rifiuta alla brama di sentirsi appagati da uno sguardo superficiale, da chi non vuole un rapporto autentico con Lui, ma vuole restare fuori, lontano, perché ogni rapporto, ogni incontro autentico produce impegno, responsabilità, legami, relazioni, affetti.

Dunque, la Bibbia propone un dialogo tra Mosè e Dio che stupisce per il tono insistente di Mosè che arriva a domandare a Dio: «Ti prego, fammi vedere la gloria del tuo volto». Anche Mosè vuole vedere Dio. Pensa forse di poter racchiudere Dio nella sua piccola mente? Pensa forse di conoscere così Dio da comprenderlo nella sua totalità? Pensa forse, Mosè, che conoscere Dio impegni Dio stesso poi a seguire Mosè e il popolo come un genio della lampada?

È qui che Dio ricorda a Mosè che il suo viso non si può vedere. Non si tratta di un Dio che si nega o che si nasconde, o che non permette di essere conosciuto. Si tratta di un Dio che ci ricorda che non possiamo possederlo come si possiede un oggetto e, allo stesso tempo, ci ricorda che nessun essere umano può possedere un altro essere umano; il Dio totalmente libero ci insegna che la sua libertà è anche quella degli esseri umani ai quali viene concesso l’uso della creazione per il proprio sostentamento e il dono delle creature.

L’ebraismo ha ancora oggi una regola che è questa: Nessun essere umano deve godere qualche cosa senza aver fatto la benedizione su di essa; perché tutto è di Dio! (Salmo 24,1). «Benedetto sei tu, Signore, Dio nostro, re dell’universo per il pane, per il raccolto, per i beni…» e perfino in occasione dei rapporti intimi perché neppure il partner può essere considerato un possesso nel rapporto sessuale; così in un mondo patriarcale, l’uomo, prima di “prendere possesso” della donna col rapporto intimo, deve benedire Dio per il dono che riceve in prestito, sottolineando, con la benedizione, che la donna rimane comunque proprietà di Dio. 

Mosè voleva che Dio fosse al seguito di Israele per proteggerlo lungo il suo cammino nel deserto, mentre risponderà così a Mosè: «Io ti coprirò con la mia mano finché io sia passato, poi ritirerò la mano e mi vedrai da dietro, ma il mio volto non si può vedere».

Mosè vedrà Dio alle spalle, quando Dio sarà passato davanti a lui. Dio passa davanti a colui che voleva relegarlo dietro a sé, al suo seguito. Vedere Dio alle spalle invece significa porsi al seguito di Dio perché Dio è colui che ti sta davanti, tu stai alle sue spalle, fratello, sorella. Mosè vede Dio dalla posizione in cui lo vedrà il popolo, dalle spalle quando Dio gli starà davanti accompagnandolo lungo il deserto.

Dio è colui che ti fa guardare avanti, nessuno deve mai volgere lo sguardo indietro. Gesù è categorico quando dice: «Nessuno che abbia messo la mano all’aratro e poi volga lo sguardo indietro è adatto al regno di Dio». Seguire Dio significa volgere lo sguardo avanti.

Dio pronuncia una promessa: Io sarò davanti a te”.

Questo significa anche che dobbiamo andare oltre le apparenze davanti a noi, intensificare il nostro sguardo per vedere che oltre la superficialità delle immagini di cose e persone c’è l’essenza della vita che siamo chiamati a cogliere e a non dare per scontato.

Così la volpe rivela un segreto al Piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry, e gli dice: «L’essenziale è invisibile agli occhi, non si vede bene che col cuore».

   Oltre il primo sguardo, è così che l'altro può essere riconosciuto profondamente, solo con la capacità di chi vede col cuore, di chi riesce a scorgere non solo gli occhi dell'altro/a, ma anche la sua anima, i suoi sentimenti, le sue gioie, le sue sofferenze.

I nostri occhi fisici spesso rappresentano la buca nella pietra dove Mosè ha posto la sua faccia, solo quando esce da quella buca può vedere Dio, da dietro, dopo che è passato, il Dio che ci sta davanti, che ci apre la strada verso il futuro, verso il prossimo, verso una realtà nuova dove siamo restituiti a noi stessi, dove ci sono restituiti gli altri nella loro essenza originaria, senza i nostri giudizi e le nostre maschere, dove tutte le cose che ci circondano diventano importanti e non sono solo dei soprammobili invisibili, ma delle realtà con un'anima che attende di essere pienamente riconosciuta, apprezzata, amata. Amen!

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

Indirizzo: Via Beckwith 49, Luserna San Giovanni (TO), 10062, ITALIA

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