Culto domenicale:
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Martedì, 08 Novembre 2016 19:49

Sermone di domenica 6 novembre 2016 (Luca 17,20-24)

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Testo della predicazione: Luca 17,20-24

Gesù, interrogato dai farisei sul quando verrebbe il regno di Dio, rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare gli sguardi; né si dirà: “Eccolo qui”, o “eccolo là”; perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi». Disse pure ai suoi discepoli: «Verranno giorni che desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, e non lo vedrete. E vi si dirà: “Eccolo là”, o “eccolo qui”. Non andate, e non li seguite; perché com’è il lampo che balenando risplende da una estremità all’altra del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno.

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, i farisei pongono una domanda a Gesù: «Quando verrà il Regno di Dio?». Per un israelita dell'epoca, il Regno di Dio evocava immagini di pace, di libertà dall'oppressore romano, tempi di prosperità, fine della paura del nemico, fine delle malattie, dei dolori e delle sofferenze.

Possiamo dire che l'attesa bruciante di questo Regno di Dio promesso, ma che tardava a venire, produceva l'ansiosa domanda: "Quando?". Quando finirà il sopruso e la violenza, quando finirà la prepotenza e l'aggressione, la discriminazione e l'egoismo?

Tuttavia, i farisei tradiscono la loro debolezza, perché i calcoli umani sui tempi dell'azione di Dio sono del tutto futili, sono arroganti e irriverenti davanti alla sovranità di Dio. Il Regno di Dio è una promessa, ma sul quando verrà questo Regno, Gesù stesso risponde «Non spetta a voi di sapere i tempi o i momenti…» (Atti 1,6-7). Gesù si preoccupa del tempo dell’impazienza, di chi usa la Bibbia come un almanacco o un manuale di cabala per trarre informazioni e conoscere il quando, Gesù si preoccupa del fanatismo, di quella tendenza, presente anche oggi, tesa a trasformare l’attesa del Regno in un insieme di falsi allarmi e di calcoli avventati.

In realtà, i farisei chiedono a Gesù di mostrare i segni del Regno di Dio, essi cercano i segni del Regno, ma poi rifiutano l'unico vero segno disponibile: Gesù. Gesù l'ha detto chiaramente quali sono i segni di questo Regno di Dio che egli stesso è venuto a inaugurare: i ciechi vedono, i sordi sentono, gli zoppi camminano, i morti sono risuscitati e l'Evangelo è annunziato ai poveri. Sono queste le condizioni che segnano la presenza del Regno di Dio.

Perciò dice: «Il Regno di Dio è in mezzo a voi», non andate a cercarlo lontano, questo Regno non viene in modo appariscente, non si dirà "Eccolo qui, o eccolo là" perché non viene in modo da attirare tutta l'attenzione, da attirare gli sguardi. Esso è silenzioso, si presenta in modo sommesso, non in modo plateale e miracolistico, non con fragori e rumori assordanti.

«Il Regno di Dio è in mezzo a voi». La traduzione corretta di questo versetto è: «Il Regno di Dio è in voi». Ma gli studiosi hanno preferito tradurre in mezzo a voi per evitare di stravolgere il testo cercando di interiorizzare questo Regno, di spiritualizzarlo e di renderlo come qualcosa che ha a che fare solo con la sfera spirituale del cuore senza risvolti sociali. C’è chi ha voluto interpretare questo Regno in senso unicamente spirituale, come una parte del cuore e della mente, senza ritenere che fosse anche riferito a chi ha fame, sete, a chi muore a causa della guerra, della violenza, della Mafia o altre realtà del genere.

Fermiamoci a considerare il senso di questa Parola di Gesù: «Il Regno di Dio è in voi», il significato è: Il Regno di Dio comincia da voi, non è qualcosa che viene dall'esterno, il Regno di Dio deve essere nel vostro cuore, nella vostra mente, dovete crederci non come qualcosa che attendete dall'alto perché è già qui, ma come qualcosa che vi prende e vi coinvolge nel suo progetto, solo così sarà manifesto. Se vi sedete e attendete che esso arrivi dall'alto, non vedrete nessun segno di questo Regno, ma solo disperazione e tristezza.

Il Regno di Dio comincia da voi, perché è in voi, a voi è dato il compito di renderlo evidente con i suoi segni inequivocabili: dovete voi ora adoperarvi affinché i ciechi vedano, i sordi odano, gli zoppi camminino, i lebbrosi siano risanati, i morti risuscitati e l'Evangelo sia annunziato ai poveri.

In altre parole il Regno di Dio è presente attraverso gesti di solidarietà e di accoglienza. Piccoli segni. Spesso sono gesti muti, di credenti che agiscono nel silenzio, che danno se stessi al servizio del prossimo rendendo così visibili i segni del Regno.

Anche nella nostra città ci sono tanti piccoli segni che umili credenti cercano di portare al servizio del prossimo, penso a chi si impegna a portare dei pacchi della spesa per i poveri, a chi si mostra accogliente e generoso verso i migranti, profughi dalle guerre, penso a chi di adopera a lottare con la violenza alle donne e contro tutte le violenze, di chi si adopera ad aiutare le donne vittime della schiavitù e della prostituzione; penso ai nostri istituti per anziani, al servizio prodigo di chi vi lavora o vi svolge del volontariato;  penso al faticoso servizio rivolto a tutti i disagiati e ultimi.

Il Signore ci chiede la totale disponibilità nell'alleviare le ferite, nell'essere vicini a chi soffre, nell'accogliere coloro che non hanno una patria, che sono oppressi. Forse sarà sempre poco di fronte a tutto il mondo, ma sarà tanto per quelle persone accolte, sarà per loro il segno di un Regno nuovo, di una vita nuova.

     Oggi viviamo l'attesa del pieno compimento delle promesse del Signore, ma questa attesa deve essere ogni volta riscoperta; non può essere inoperosa. Una chiesa che aspetta il suo Signore è una chiesa che serve il prossimo. In particolare lo serve nella persona dei diseredati, di coloro che hanno bisogno di accoglienza e solidarietà.

     Questo è possibile perché i credenti sono coloro che si sono lasciati interpellare da colui che è il Regno stesso in mezzo a loro. Essi operano sì con la loro forza, ma in realtà con la forza che viene da Lui. Non è un caso che proprio alla domanda sul "quando" (Atti 1) Gesù risponda "Voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi". Con questo aiuto il Signore ci rende capaci di donare segni concreti del suo Regno che è già presente in mezzo a noi.

     Per concludere vorrei raccontarvi una storiella ebraica:

Di un rabbi, un maestro, si diceva in giro che ogni sera egli si inoltrasse in un bosco per raggiungere il Paradiso e che poi tornasse nella vita quotidiana.

     Uno scettico, incredulo alle fandonie che le leggende popolari spesso nascondono, volle un giorno seguire il rabbi, per vedere esattamente dove egli andasse e così svelare a tutti che i racconti attorno all'uomo erano pure menzogne.

     Così una sera, si inoltrò anche lui nel folto di un bosco cercando di non perdere di vista il maestro che andava con passo spedito. Ad un certo punto il rabbi giunse presso una vecchia casa fatiscente e vi entrò.

La curiosità dell'uomo fu, allora, grande, così fece in modo di avvicinarsi ad una finestra per osservare cosa il rabbi facesse: egli era chino su un uomo malato, disteso su un letto, lo curava e gli portava da mangiare. Dopo aver fatto tutto quello che era necessario per l'uomo malato, il rabbi tornò indietro, per la sua strada, a casa sua.

Quando il giorno dopo la gente domandò allo scettico se era vero che il rabbi raggiungeva il Paradiso, egli rispose: «Va molto più in alto!». Amen!

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

Indirizzo: Via Beckwith 49, Luserna San Giovanni (TO), 10062, ITALIA

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