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Domenica, 09 Aprile 2017 13:39

Sermone della Domenica delle Palme 2017 (1 Pietro 1,3-5)

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Testo della predicazione: 1 Pietro 1,3-5

Che gran Dio è il nostro! E come siamo fortunati ad avere lui come Dio, il padre del nostro Signore Gesù. Poiché Gesù è stato risuscitato dalla morte, a noi è stata donata una vita completamente nuova, abbiamo tutto ciò che ci serve per vivere, compreso un futuro in cielo, e questo futuro comincia adesso! Dio veglia attentamente, su di noi e sul domani. Viene il giorno in cui avrete una vita totalmente sana e piena. (Traduzione da: The Bible in contemporary english)

Sermone

     Care sorelle e cari fratelli, l’autore della lettera di Pietro scrive ad alcune comunità cristiane dell’Asia Minore alla fine del primo secolo, quando, dopo un periodo iniziale di consensi ed entusiasmo per la fede cristiana, i credenti, durante il governo dell’imperatore Domiziano, cominciarono a subire dure prove e persecuzioni. Fu un periodo successivo a quello di Nerone che, però, limitò le sue persecuzioni contro i cristiani solo a Roma.

     I credenti dell’epoca che leggono questa lettera vivono il forte disagio dell’incertezza del domani, dell’insicurezza, della sofferenza, della discriminazione, tutto a causa di pregiudizi e intolleranze.

     Perciò, chi scrive sa bene che sulla terra la vita può essere costellata di difficoltà, prove, sofferenze e che ci sono tanti buoni motivi per essere tristi.

     E tuttavia egli esplode in un canto entusiasta che dice: «Che gran Dio è il nostro, come siamo fortunati ad avere lui come Dio», piuttosto che Zeus o un altro Dio dell’Olimpo che ti soggioga e sottomette alla sua inesorabile volontà. Il nostro Dio, ci dice il brano biblico, invece è il Padre di Gesù che è morto per noi.

     Quale altro dio darebbe la sua vita per noi. Semmai è il contrario, perché sono gli dèi che chiedono di dare a loro la nostra vita: che si tratti del dio Mammona (il denaro) o del dio potere: essi esigono asservimento e sudditanza.

     La morte di Gesù e la sua risurrezione, invece, ci hanno permesso di ricevere una vita completamente nuova. Il nostro è cioè un Dio che viene per farci vivere non una vita qualunque, ma una vita nuova, cioè una vita piena, sana, che ha un senso, uno scopo per il quale vale davvero la pena vivere.

     Nonostante la sofferenza e la durezza della vita di quei credenti provati dalle difficoltà delle persecuzioni, l’apostolo ripete con fermezza: «Abbiamo tutto ciò che ci serve per vivere, compreso un futuro in cielo». Ma non sta parlando di un futuro lontano, perché questo futuro comincia adesso.

     Come facciamo a sapere questo? A partire da una realtà concreta che è la risurrezione di Gesù. Gesù è veramente risuscitato, dunque, ciò significa che ha vinto la morte, cioè l’annullamento, il dissolvimento, e tutto questo riguarda noi perché ci dà una speranza vera, non una pia illusione circa il nostro domani.

Questa speranza cambia le cose, cambia tutto.

     Non dobbiamo aspettare, ma possiamo già vivere fin da oggi la liberazione dalle prove, la guarigione della nostra anima ferita.

     L’apostolo ci parla della nostra vita di tutti i giorni perché questa speranza che ci viene dal Signore risorto è per noi una grande forza che ci permette di non cedere e neppure di arrenderci di fronte alle disgrazie, alle sfortune, alle prove o ai disastri della vita, davanti all’odio o all’intolleranza. Ci è dato di non arrenderci, di guardare dritto, davanti a noi, al nostro domani con speranza. Perché Dio è presente anche là, non solo nel nostro oggi, ma veglia sul nostro domani.

     L’autore della lettera di Pietro, dunque, ci informa che, come credenti, ci è data la possibilità vivere nella dimensione di una fede che sa guardare oltre il nostro orizzonte umano, oltre la sofferenza, oltre il dolore; una fede capace di affrontare con serenità i disastri che capitano nella vita.

     Ognuno di noi è perciò chiamato a vivere ogni giorno, una vita nuova, una risurrezione, che è resa possibile perché Cristo è risuscitato. Questa risurrezione del Signore si traduce per noi in una speranza viva, cioè vera, perché non sarà l’ennesima delusione della vita, ma quella forza viva e vivace che reagisce, che non si rassegna, che non si aliena, non si isola, ma si accende come un fuoco e si pone in viva relazione con gli altri.

     Viene il giorno in cui avrete una vita totalmente sana e piena. «Viene il giorno» significa: è oggi che questa vita guarita e piena accade, nella fede, nella fiducia in quel Dio che non ci lascia soli, non ci abbandona a noi stessi, ma è presente sempre, nel nostro oggi e nel nostro domani. Amen!

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

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