Culto domenicale:
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Domenica, 26 Marzo 2017 21:52

Liturgia di domenica 26 marzo 2017

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Testo della predicazione: Efesini 5,8b-14

Voi siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce - poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità - esaminando che cosa sia gradito al Signore. Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele; perché è vergognoso perfino il parlare delle cose che costoro fanno di nascosto. Ma tutte le cose, quando sono denunciate dalla luce, diventano manifeste; poiché tutto ciò che è manifesto, è luce. Per questo è detto: «Risvègliati, o tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti inonderà di luce».

Sermone

Cari fratelli e sorelle, il testo biblico della lettera agli efesini è stato scritto per far riflettere i credenti: si parla della svolta della loro vita, la conversione, si parla di quello che erano e di quello che sono.

Ma di che si tratta? Cos'erano i credenti prima di credere? E che senso può avere che diventino qualcos'altro?

L'autore della lettera agli efesini ha le idee chiare; sostiene che la natura dell'essere umano è quella di vivere nelle tenebre, nella prigione della sua umanità, all'interno delle sue contraddizioni, dei suoi limiti, della sua parzialità. Per natura non riesce ad andare al di là di se stesso e il fatto di volersi riscattare da questa condizione con le proprie forze non fa che peggiorare il suo stato: è come dimenarsi per liberarsi mentre si affonda di più.

L'orgoglio di considerarsi capace e adeguato allo scopo non fa che accentuare questa sua contraddizione. È come se un cieco avesse la pretesa di dirigersi, da solo, in modo disinvolto, alla conquista del mondo. Ebbene, questo è l'essere umano secondo la Bibbia: un essere che da solo non può riscattarsi dalla sua condizione di peccato.

Dunque, emerge chiara la necessità dell'intervento propizio di Dio. Ma cosa accade quando Dio interviene?

Succede che tutto cambia.

Tutto cambia, come quando si passa dal buio alla luce! L’autore della lettera si rivolge a quelle persone di Efeso che hanno ascoltato la Parola di Dio e hanno creduto, a loro dice: «voi siete figli della luce. Forse non siete stati folgorati sulla via per Damasco, come l’apostolo Paolo, ma una luce vi ha raggiunti, siete stati illuminati e non siete più nelle tenebre. Ora, potete fare le vostre scelte consapevolmente, potete capire la realtà attorno a voi, leggere i segni dei tempi; siete entrati all’interno di un orizzonte in cui potete vivere nella libertà».

Qui si dipana il tema della luce: «comportatevi dunque come figli di luce». La luce permette di vedere gli ostacoli, quindi di aggirarli per andare oltre. La luce è chiarezza non confusione, aggira la scorrettezza, è trasparenza perché supera l’ambiguità, è evidenza non vaghezza. I figli della luce non hanno motivo di nascondersi, le loro opere sono fatte alla luce del sole, in tutta onestà, limpidezza e in tutta libertà. Per questo il frutto della luce non può che essere bontà, giustizia e verità.

Comportarsi come figli della luce, cioè come persone che hanno a cuore la verità, significa impegnarsi contro la menzogna, cioè la disonestà, la corruzione, l’illegalità, la discriminazione, la demolizione della dignità di persone attraverso la violenza dei più deboli e delle donne, l’abuso degli indifesi come i bambini e le bambine, lo sfruttamento dei lavoratori, i respingimenti dei disperati.

Il nostro autore biblico chiama queste realtà «opere infruttuose delle tenebre» perché si fanno di nascosto. O quasi, dal momento che, in Italia, accade sempre più spesso che si demolisce, anche con le leggi dello Stato, la dignità e il rispetto, di poveri e ricchi, togliendo risorse alla sanità pubblica e alla scuola, ma penso anche al reato di clandestinità, o alla cancellazione del falso in bilancio come frode o reato. Ed è così che sempre più spesso accade che ricevono più voti le persone corrotte e disoneste: il mondo alla rovescia!

«È vergognoso perfino parlare delle cose che costoro fanno di nascosto», oggi il nostro autore biblico non avrebbe potuto scrivere questa frase così, ma in modo diverso, verosimilmente avrebbe scritto: «Non hanno neppure il pudore di nascondere la loro vergognosa disonestà».

«Voi non partecipate», come dire: «state lontani, che la loro corruzione non vi contagi, che le loro tenebre non adombrino gli spazi in cui vi muovete e agite: gli spazi del vostro impegno, della vostra solidarietà, della vostra condivisione, della vostra onestà, della vostra testimonianza, della vostra verità».

«Piuttosto denunciatele» come dire che il male, la corruzione, la violenza non vanno subiti, ma vanno combattuti con impegno.

Denunciare significa scoprire il male, non nasconderlo permettendo che continui ad agire provocando distruzione e morte. Denunciare le opere infruttuose delle tenebre è il compito primario dei figli della luce.

E a questo punto l’autore si rivolge a quei credenti che, pur ritenendosi “figli della luce” non si comportano come tali, non sono trasparenti, sinceri, fedeli; non si sognano neppure di denunciare e scoprire il male che ferisce, annienta, devasta persone e società intere. Sono persone che vogliono restare tranquille, in pace, persone assopite nel loro torpore. A loro dice: «Svegliatevi!». Testualmente riprende il profeta Isaia che dice: “Risvegliati, tu che dormi; risorgi dai morti” (26,19).

Addormentarsi, intorpidirsi pigramente, non è mai una condizione dei credenti chiamati, invece, ad essere sempre vigili. Essere figli della luce non è un simpatico appellativo di cui i credenti si devono fregiare amabilmente. Ma, visto che siamo figli della luce, allora bisogna comportarsi come persone che vedono e che non fanno finta di non vedere. È Cristo che inonda di luce la nostra vita altrimenti tetra, buia e le cui opere sarebbero destinate a essere il frutto delle nostre tenebre.

Ecco, dunque, qual è il senso del nostro essere credenti, del nostro essere comunità, del nostro essere chiesa: portare la luce della giustizia e della verità, con l’impegno e la denuncia, nel nostro mondo, nella nostra città.

Dunque è possibile vivere nella luce perché ci è donata, questo significa svegliarsi dal sonno, alzare la testa, rimettersi in piedi, rivendicare la dignità di tutti, il diritto per tutti, il rispetto del lavoro di tutti, significa lottare per un sogno che non dobbiamo mai perdere di vista, il sogno che la nostra società migliori e diventi semplicemente meno disumana e sempre più umana. Per questo Cristo è venuto e per questo ha dato la sua vita.

Amen!

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

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