Culto domenicale:
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Martedì, 25 Aprile 2017 12:31

Sermone di domenica 23 aprile 2017 (Giovanni 21,3-14)

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Testo della predicazione: Giovanni 21,3-14

Simon Pietro disse: "Io vado a pescare". Gli altri risposero: "Veniamo anche noi". Uscirono e salirono sulla barca. Ma quella notte non presero nulla. Era già mattina, quando Gesù si presentò sulla spiaggia, ma i discepoli non sapevano che era lui. Allora Gesù disse: "Avete qualcosa da mangiare?" Gli risposero: "No". Allora Gesù disse: "Gettate la rete dal lato destro della barca, e troverete pesce". I discepoli calarono la rete. Quando cercarono di tirarla su non ci riuscivano per la gran quantità di pesci che conteneva. Allora il discepolo prediletto di Gesù disse a Pietro: "È il Signore!".  Simon Pietro, udito che era il Signore, si legò la tunica intorno ai fianchi (perché non aveva altro addosso) e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece accostarono a riva con la barca, trascinando la rete con i pesci, perché erano lontani da terra un centinaio di metri. Quando scesero dalla barca, videro un fuocherello di carboni con sopra alcuni pesci. C'era anche pane. Gesù disse loro: "Portate qui un po' del pesce che avete preso ora". Simon Pietro salì sulla barca e trascinò a terra la rete piena di centocinquantatre grossi pesci. Erano molto grossi, ma la rete non s'era strappata.
Gesù disse loro: "Venite a far colazione". Ma nessuno dei discepoli aveva il coraggio di domandargli: "Chi sei?" Avevano capito che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo distribuì; poi distribuì anche il pesce. Era la terza volta che Gesù si faceva vedere ai discepoli da quando era tornato dalla morte alla vita.

style="text-align: center;" />strong>Sermone</strong></p> <p>Care sorelle e cari fratelli, la morte di Gesù aveva turbato i confuso i discepoli. Il tradimento di Giuda, il rinnegamento di Pietro, l’abbandono del loro maestro nel Getsemani al momento dell’arresto, sono tutti sintomi e risultati di una delusione profonda. Gesù li ha delusi perché si è mostrato come l’uomo della Pace, dell’amore per i nemici e della nonviolenza, piuttosto che come un condottiero che libera dall’oppressione romana.</p> <p>Ora che il loro maestro è morto, le loro speranze sono tramontate, ora i discepoli non sanno cosa pensare, non sanno cosa li attende, la cosa più logica da fare è tornare a quello che erano prima, tornare a fare i pescatori, e così tornano sul luogo dove Gesù li ha chiamati a diventare invece <em>«pescatori d’uomini»</em>.</p> <p>Tornano sul luogo delle loro sicurezze, delle loro certezze, forse piccola cosa se paragonate alla predicazione di Gesù che apriva l’orizzonte verso grandi speranze e grandi rivoluzioni sociali. Sì, ma almeno qui sanno quello che li attende: un lavoro, del cibo, una famiglia. Ed è proprio lì, nel luogo delle loro certezze che avviene qualcosa che li sconvolge, che tradisce la loro sicurezza, fa vacillare la consapevolezza di sapere bene quello che fanno, si sentono ingannati da un fatto nuovo: dopo una notte intera di pesca, nessun pesce, neppure uno per gratificare la loro scelta di tornare indietro, prima che Gesù li invitasse a seguirlo.  </p> <p>Perché? Perché non si può tornare indietro, i discepoli si illudono di poter tornare alla normalità di una vita precedente a quella con Gesù, come se nulla fosse successo. Nulla è pescato. Non puoi cancellare una storia che ha coinvolto la tua esistenza in modo determinante, non puoi dimenticare o far finta che non sia mai accaduta, non puoi ignorare che Gesù è morto.</p> <p>Così, stremati di stanchezza, all’alba, i discepoli pescatori tornano a riva. E là, qualcuno domanda: <em>«Non avete per caso un po’ di pesce? No? Gettate le reti alla destra della barca, e ne troverete»</em>.</p> <p>Che richiesta assurda, senza senso, fuori da ogni logica!</p> <p>Cosa cambia buttare le reti dal lato opposto se non ci sono pesci? Ma è proprio quella folle richiesta, la sua irrazionalità, a far pensare i discepoli. È troppo illogico per essere disatteso, per non essere preso sul serio, troppo irragionevole perché dietro non ci sia qualcos’altro. Ma che cosa?</p> <p>Per scoprirlo devono buttare di nuovo le loro reti.</p> <p>E poi, che hanno da perdere?!</p> <p>Diventa una questione di fiducia, forse sperano ancora che sia possibile il miracolo di una pesca diversa, oppure in quelle parole riconoscono la voce di chi aveva dato loro fiducia sebbene <strong>non lo riconoscano ancora</strong>, come i due discepoli sulla via di Emmaus, come Maria di Magdala al sepolcro.</p> <p>I discepoli seguono il consiglio dello sconosciuto, gettano di nuovo le reti, questa volta dalla parte giusta e la pesca abbondante. Non hanno ancora finito di calare le reti che già sono piene di pesce.</p> <p>Tutto sta nel buttare le reti dalla parte giusta.</p> <p>Ma quel è la parte giusta?</p> <p>Forse la parte giusta è quella di chi pensa alla vita come mera sopravvivenza o quella di chi agisce per sfruttare situazioni e affari solo per se stesso? È la parte giusta quella di chi abbandona alla fame, alla violenza, alla schiavitù creature umane?</p> <p>Qual è la parte giusta?</p> <p>Forse è quella che si apre al miracolo, il miracolo di un uomo ricco di umanità che ascolta il grido dei disperati e diventa compagno di ogni afflizione e voce di chi non ha più voce?</p> <p>Gettare la rete non significa <strong>catturare</strong>, ma permettere la salvezza. Buttare la rete dalla parte giusta è questione di fiducia, di fede. Si può anche ritornare sui propri passi, si può mettere in discussione un’intera notte di fatica, un’intera vita di lavoro, ma se quella nuova pesca apre davvero al miracolo di una nuova umanità fondata sull’amore e sulla pace, allora la risposta non può che essere una: <em>«Sulla tua parola getterò la rete»</em>.</p> <p>All’epoca di Gesù erano conosciute solo <strong>153 specie di pesci</strong>, questo numero è tuttavia simbolico perché porta un messaggio.</p> <p>Indicherebbe l’universalità della salvezza, che nessuno può essere escluso dall’amore di Dio. Così, in Matteo Gesù dice: <em>«Il Regno dei Cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci»</em> (13,47).</p> <p>I discepoli sono stati chiamati a diventare pescatori d’uomini cioè ad avviarsi verso una missione che avrà un carattere universale. La chiesa del Signore dunque quella rete che contiene e raccoglie tutti senza lacerarsi.</p> <p><strong>153 grossi pesci</strong>.</p> <p>Ekaton (100) penthkonta (50) triwn (3) = 153. I popoli antichi scrivevano i numeri con le lettere dell’alfabeto, quindi i numeri erano parole, parole che andavano al di là delle cifre. Si potevano leggere e interpretare.</p> <p>Ekaton è cento, dieci volte dieci, è il numero della compiutezza. Indica la totalità: tutti, tutti quanti, tutti insieme: il ricco, il povero, l’uomo, la donna, il nero, il bianco, nessuno è escluso.</p> <p>Penthkonta è cinquanta, il numero della gioia, dell’allegrezza, della felicità; ogni 50 anni doveva aver luogo il giubileo, l’anno della remissione dei debiti, in cui si festeggia Dio perché è il Signore di ogni cosa, il Dio della Creazione.</p> <p>Triwn è, infine, il tre che presso tutti i popoli antichi è un numero di particolare rilevanza. Nella Bibbia indica Dio, il Dio tre volte santo, è il numero che indica perfezione, completezza.</p> <p>Dunque il 153 indica la gioia e l’allegrezza per la salvezza che Dio offre a tutta l’umanità attraverso le reti che noi siamo chiamati a gettare: reti di speranza, di solidarietà, di giustizia, di condivisione.</p> <p>Gesù, al termine di questo racconto, offre del pane e del pesce, condivide se stesso con i discepoli e con l’umanità perchè questo è il senso della salvezza: è il dono di sé.</p> <p>Così ha fatto Dio, per noi, in Cristo.</p> <p>In questo modo ha gettato le sue reti. E il frutto della sua pesca siamo noi, la nostra fede, la nostra capacità di amare del suo amore, di perdonare del suo perdono, di andare incontro agli altri, dopo che Dio ci è venuto incontro. Amen!</p>""
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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

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