Culto domenicale:
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Domenica, 14 Maggio 2017 00:14

Sermone di domenica 14 maggio 2017 (Matteo 21,14-17)

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Testo della predicazione: Matteo 21,14-17

Nel Tempio si avvicinarono a Gesù alcuni ciechi e zoppi, ed egli li guarì. I capi dei sacerdoti e i maestri della Legge videro le cose straordinarie che aveva fatto e sentirono i bambini che gridavano: "Osanna al Figlio di Davide!" e si sdegnarono. Dissero a Gesù: «Ma non senti che cosa dicono?» Gesù rispose: «Sì, sento. Ma voi non avete mai letto nella Bibbia queste parole: Dalla bocca dei fanciulli e dei bambini ti sei procurata una lode?» Poi li lasciò e se ne andò via; uscì dalla città e passò la notte a Betània.

Sermone

Nel tempio di Gerusalemme, alcuni bambini gridano, osannano Gesù, sono solo dei bimbi, per l’epoca non contano nulla, tuttavia, per Matteo si tratta di un fatto importante da raccontare perché rappresenta la lode a Dio da parte degli ultimi, di chi non ha voce, di chi non vale niente, è il canto dei deboli che rende testimonianza alla regalità di Cristo.

Tutto aveva avuto inizio dalla guarigione di alcuni ciechi e zoppi che accorrevano da Gesù: Sì, perché Gesù è colui che dona una speranza a chi aveva davanti a sé il buio e la fine.

È una immagine splendida quella di Matteo che ci mostra un Gesù chino per guarire gli zoppi e far vedere ai ciechi, perché è contrapposta a quella dei sovrani della terra che dimostrano il loro potere con la forza e la violenza.

Gesù dimostra il suo potere donando la vita, non togliendola agli altri, liberando gli ultimi e i malati da un destino crudele.

Tuttavia, Gesù non si propone come il più grande guaritore di tutte le epoche, il taumaturgo dalle guarigioni spettacolari e sbalorditive. È vero, la gente vuole vedere questo, il gesto magico che incanta con il suo mistero, ma Gesù non dà nessuno spettacolo, non cela alcun mistero, ma il messaggio più importante di tutta la storia umana: è possibile sperare, è possibile ricevere liberazione, è possibile la riconciliazione con il prossimo, il perdono, l’incontro con gli altri senza più paure, la fraternità: tutto questo in un mondo di violenza, morte e distruzione.

I miracoli di Gesù non mirano a suscitare la fede, la fede non può fondarsi su un segno miracoloso perché è un dono di Dio.

Gesù nel suo abbassarsi verso gli ultimi e i deboli ha voluto l’affermare la sua signoria contro le potenze del male che agiscono nel mondo e soggiogano, contro quelle potenze distruttive, violente e annientatrici che aggrediscono e devastano per affermarsi. Cristo invece si rivela come re liberatore, salvando i deboli dal male, gli ultimi da un futuro senza speranza, i malati dalla sofferenza.

Questo è senso del miracolo proposto dalla Bibbia.

E a dirlo sono dei bambini, con le loro grida osannanti, con il loro canto. Matteo ci vuole dire che perfino i bambini lo capiscono e noi, invece, stentiamo a crederci. “Osanna al Figlio di Davide!” dicono, che vuol dire: “Tu sei il Messia che aspettavamo, tu sei il vero re che viene a liberarci!”

Nel tempio di Gerusalemme, pieno di giudei religiosi, di sacerdoti, di scribi coltissimi, sono proprio i bambini che si accorgono dei segni di Gesù, che lo riconoscono e che gli rendono testimonianza.

Gesù questa volta non viene annunciato con una dotta predica che tuona dall’alto di un pulpito, ma con l’umile grido dei bimbi. Sono le voci dei bambini e non quelle dei professori che dicono chi è Gesù, il Cristo, il discendente del re Davide, annunciato dai profeti.

Ancora una volta Dio si serve delle cose umili, delle cose che non sono reputate degne di attenzioni, per ridurre al niente le cose potenti.

Nel sentire le parole dei bimbi il potere religioso si indigna. La frenetica normalità del tempio di Gerusalemme viene scossa dal grido e dal canto dei bambini. I potenti sacerdoti e i coltissimi scribi avrebbero potuto tollerare un discordo o, al limite, l’essere trascinati in una disputa. Ma non riescono a sopportare le voci dei bambini, le voci degli ultimi, di coloro che non contano. Stonano!

All’epoca di Gesù, per gli adulti era ritenuto sconveniente perdere tempo a parlare con i bambini. Le cose dei bambini erano sciocchezze e nessun saggio si sarebbe fermato a discutere con loro. Eppure le voci dei bambini, queste deboli voci fanno tremare il tempio, diventano assordanti alle orecchie dei capi religiosi.

L’evangelo di oggi è incentrato sul grido dei bambini, che è un canto: “Osanna!”, un canto che confessa Gesù come Messia e Signore.

La domanda è: Dov’è oggi il nostro gridare, il nostro canto a Gesù “Osanna”? Dov’è il nostro spirito di fanciulli che Dio ci domanda? Dov’è la nostra confessione di fede pubblica? Dov'è oggi il nostro messaggio che Cristo è il Signore che ci libera dal nostro silenzio, dalla nostra incapacità di gridare e cantare a voce alta anche se siamo stonati?

Qual è la tua risposta al Dio che viene per esserti vicino, per esserti solidale nelle tue fragilità? Egli vuole risollevare te e, con te, le sorti degli ultimi e dei miseri. Il nostro gridare è la nostra testimonianza a Gesù, anche quando diventa impopolare e insospettisce i religiosi e i sapienti.

E quando il nostro canto non è quello degli ultimi e dei più deboli, siamo chiamati ad associarci al canto di chi non ha più lacrime da versare, al canto di chi non ce la fa più, senza un aiuto concreto. Perciò il canto degli ultimi si può trasformare in "lamento", nel grido degli oppressi; forse un canto che vorremmo scacciare, allontanare dalle nostre orecchie per non darci noia!

Dunque, se da una parte noi siamo chiamati a gridare pubblicamente il messaggio dell'amore di Cristo per l'umanità intera, dall'altra parte siamo chiamati ad affinare l'udito per percepire il grido flebile degli oppressi e degli ultimi che Dio non ha dimenticato, anzi, per loro è venuto.

Oggi ricorre la domenica mondiale delle chiese contro l’omofobia, la giornata che si celebra tutti gli anni il 17 maggio. Insieme ai tanti oppressi nel mondo, anche le persone omoaffettive gridano perché sono ancora oggi oggetto di intolleranza, discriminazioni, odio, violenza, e tanti di loro sono uccisi e altri indotti al suicidio. Sono esseri umani come tutti e perciò oggetto dell’amore e delle attenzioni di Dio. La loro voce entra nel grido di tanti uomini e donne che subiscono la violenza e l’aggressività di chi si reputa forte e nel giusto.

Nessuna persona che grida deve essere allontanata o respinta, ma ascoltata, sostenuta, amata.

Ci dia il Signore di gridare la nostra lode a Dio, accompagnata dall’ascolto e dall’apertura verso coloro che sono ultimi, che gridano, per ricevere dignità, rispetto, onore, sostegno.

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

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