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Mercoledì, 07 Febbraio 2018 19:39

Sermone di domenica 4 febbraio 2018 (2 Corinzi 12,7-10)

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Testo della predicazione: II Corinzi 12,7-10

E perché io non avessi a insuperbire per l'eccellenza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi affinché io non insuperbisca. Tre volte ho pregato il Signore perché l'allontanasse da me; ed egli mi ha detto: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza». Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me. Per questo mi compiaccio in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amor di Cristo; perché, quando sono debole, allora sono forte.

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, in questo brano, l’apostolo Paolo riflette sulle sue debolezze fisiche che possono essere oggetto della grazia di Dio.

Nei versetti precedenti i nostri, l’apostolo spiega di avere ricevuto delle rivelazioni sovrumane: un rapimento in Paradiso, nel terzo cielo, dove ha visto e sentito cose che non è possibile raccontare con parole umane. Si tratta di un’esperienza spirituale intensa, carica di quell’emotività che indurrebbe l’apostolo a rimanere in una condizione estatica perenne. Ma Paolo non vuole dare a quell’esperienza un’importanza eccessiva, perché è consapevole che il soggetto della sua predicazione non è la sua esperienza personale, ma la croce di Cristo, l’amore di Dio, la sua grazia e il suo perdono.

Certo, non deve essere facile, perché per l’apostolo, come per tutti noi, le esperienze sono proprio quelle che determinano il nostro carattere, la nostra vita e la nostra storia.

Come farà Paolo a vivere e a continuare a evangelizzare non tenendo conto di un’esperienza così carica di forza per il suo messaggio?

Egli dichiara di avere una «spina nella carne».

Si tratta senz’altro di una malattia o di una debolezza fisica, che lo riporta sempre e ogni volta con i “piedi per terra”. Addirittura è un «angelo di Satana» che gliela procura. Dunque, sono le forze del male che ordiscono contro di lui a suo danno. Tuttavia, l’apostolo è certo che non si tratta di un attacco fine a se stesso, contro il suo corpo al fine di farlo soffrire.

All’epoca, i disturbi fisici e mentali erano considerati opera di Satana, oppure una punizione divina, ma quella spina serve ha, per l’apostolo, uno scopo ben preciso: serve a rallentare l’opera di evangelizzazione dell’apostolo.

A questo mira il complotto di Satana, a fermare l’evangelizzazione dell’apostolo e quindi l’annuncio della grazia di Dio.

E invece no, quella «spina nella carne», non deve comportare alcun rallentamento dell’opera di evangelizzazione che Paolo porta avanti, ma deve agire, semmai, ad uno scopo positivo che lo sosterrebbe ulteriormente. Quindi, quella “spina nella carne”, agirà in modo da salvare l’apostolo dall’orgoglio spirituale, dal vanto a cui lo possono portare le esperienze estatiche. L’apostolo non deve restare in Cielo, dove è stato rapito, deve vivere pienamente nel mondo, deve tornare con i “piedi per terra” affinché non dia troppa importanza alla sua esperienza estatica e troppa poca importanza alla croce di Cristo.

Paolo dunque prega, prega tre volte, prega perché Dio allontanasse da lui quella spina, quella debolezza fisica che lo tormentava.

Egli dice: «Ho pregato perché l’allontanasse da me». Dio risponde alle preghiere, ma non sempre nel mondo in cui ce lo aspettiamo, e qui Dio risponde nel modo in cui Paolo non si aspettava: «La mia grazia ti basta, perché la mia forza si mostra perfetta nella debolezza».

Questa sarà per l’apostolo un’autentica rivelazione che gli consentirà di dare senso anche alla sua fragilità, alla sua debolezza, e al suo ministero di apostolo.

La risposta di Dio intende sottolineare all’apostolo, e con lui a tutti noi, che egli non deve aver paura della debolezza perché essa è parte della condizione umana, non deve vergognarsene, ma accettarla, anzi, proprio quando la si riconosce e la si accetta, allora la grazia di Dio potrà diventare davvero efficace.

Dio ci guarda con favore perché ci ama e perdona la nostra presunta saggezza, ristabilisce il nostro rapporto con lui a partire dalla sua Paola che forma la nostra esistenza e la nostra coscienza. La grazia di Dio diventa davvero efficace in noi quando riconosciamo pienamente la nostra debolezza, le nostre incapacità. Sarà davvero difficile insegnare a una persona o a uno studente qualcosa, se quello si oppone ostinatamente pensando di sapere già tutto. Ma se riconosce la propria «debolezza», che consiste nel suo “non sapere”, allora si potrà intervenire con l’opera di insegnamento che avrà una maggior incisività nel suo apprendere.

La «spina nella carne» ha reso debole l’apostolo, non poteva proprio far nulla, era impotente, fragile, ma la sua debolezza lo ha indotto a lasciar intervenire Dio. Paolo ha capito che, con la forza di Dio, poteva sopportare la debolezza.

«La mia grazia ti basta…».

Quando siamo deboli, in qualunque modo, e ne siamo consapevoli, allora possiamo contare sulla forza che ci offre la grazia di Dio.

«La mia grazia ti basta…» significa che quando sei abbattuto/a dalla sofferenza, dal dolore, dalla disperazione, quando ti senti solo/a, abbandonato a te stesso, sovraccaricato, tradito, umiliato, appesantito dalle difficoltà della vita, quando il cielo per te solo nuvole minacciose e la terra su cui poggi i piedi è instabile, in quei momenti ricorda che per andare avanti non devi fare affidamento sulle tue risorse interiori, ma sulla grazia di Dio.

Come l’apostolo, anche tu puoi aver fatto un’esperienza spirituale di forte impatto nella tua vita, sia essa una rivelazione, una scintilla dopo la quale tutto è cambiato, un miracolo potente e, tuttavia, come l’apostolo, hai anche conosciuto gli abissi degli assalti del male, della malattia, del lutto, dell’«angelo di Satana» che ha tormentato la tua esistenza.

E anche tu hai pregato, magari più di tre volte, ma quel male è rimasto, sempre lì, a indicarti tutta la tua debolezza, la tua fragilità, e l’impossibilità di affrontare la vita pienamente.

Ecco, l’apostolo oggi ci insegna che la vita può essere vissuta pienamente anche se siamo colpiti dal male, dall’«angelo di Satana», da ogni debolezza che complica la nostra vita e quella di persone vicino a noi. Paolo ci ricorda che Dio ci rassicura come ha fatto con lui, Dio ci fa una promessa: «Io ti offro la mia grazia, ti sarà sufficiente per affrontare ogni prova della vita; anzi, nelle prove essa si mostrerà come una forza che ti permetterà di guardare oltre la tua debolezza». Amen!

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

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