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Giovedì, 30 Maggio 2019 22:30

Sermone di domenica 26 maggio 2019 (Giovanni 16,23b-28. 33)

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Testo della predicazione: Giovanni 16,23b-28. 33

In verità, in verità vi dico che qualsiasi cosa domanderete al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Fino ad ora non avete chiesto nulla nel mio nome; chiedete e riceverete, affinché la vostra gioia sia completa. Vi ho detto queste cose in similitudini; l'ora viene che non vi parlerò più in similitudini, ma apertamente vi farò conoscere il Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome; e non vi dico che io pregherò il Padre per voi; poiché il Padre stesso vi ama, perché mi avete amato e avete creduto che sono proceduto da Dio. Sono proceduto dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio il mondo, e vado al Padre. Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me. Nel mondo avrete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo.

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, il brano del Vangelo di Giovanni che abbiamo ascoltato è inserito all'interno dei discorsi di addio che Gesù rivolge ai suoi discepoli. Gesù anticipa loro che essere credenti può anche essere una strada in salita, ma che la vita stessa può riservare prove difficili da sopportare, situazioni nelle quali diventa impossibile andare avanti e siamo tentati di cedere, di rinunciare, di tornare indietro.

Gesù insegna a pregare perché la preghiera ci rende consapevoli delle nostre fragilità, sì, ma allo stesso tempo ci impegna ad affrontare la vita e ci riempie della consapevolezza che in ogni circostanza, non siamo soli.

In particolare, Giovanni si riferisce alla difficile situazione in cui i cristiani si erano venuti a trovare all'epoca, essendo considerati pericolosi perché si rifiutavano di adorare l'Imperatore; dicevano: «Cristo è il Signore dei signori e Re dei re» anche dell'imperatore che si autodefiniva «Dominus et deus noster».

Per questo Gesù ricorda ai discepoli dicendo loro: «Nel mondo avrete tribolazione».

Sì, perché ogni cristiano si confronta con tutte quelle realtà che richiedono riverenza e adorazione: ci sono tante realtà oggi che pretendono, come l'Imperatore, adorazione, di essere per noi «Dominus et deus»: potere, denaro, avidità, egoismo, sovranismo, controllo sugli altri, che provocano divisioni, conflitti, respingimenti, chiusure, guerre e mali di ogni genere.

I credenti possono illudersi che la loro coerenza cristiana, la loro fede, il loro impegno per il bene comune sia sempre ripagato con riconoscimenti, elogi e approvazioni, ma non è così.

Gesù insegna che il male che soggioga il mondo ha un forte potere: il potere di rendere schiavi facendoci credere di essere liberi: questo accade quando hai paura dell'altro, quando l'odio s'impadronisce di te, quando vedi l'altro come una minaccia e non più come un fratello, quando lo tieni a debita distanza piuttosto che accoglierlo, e non importa se l'altro è in “cattive acque” e la sua vita è a rischio a causa della guerra, della violenza subita, della povertà, dell'indigenza, della fame o della sete.

E tutto questo può accadere in modo evidente ed esplicito oppure in modo subdolo, nascosto o inconsapevole: ci si crede liberi, ma si è schiavi dell'indifferenza per la sofferenza degli altri e delle proprie paure ataviche.

Ma Gesù promette di aiutarci a superare le nostre paure e la nostra indifferenza, ci promette di darci tutta la forza che ci serve, di non abbandonarci ai nostri limiti e di non lasciarci mai soli: senza alcun aiuto del Signore i credenti sarebbero lasciati nella morsa del male, e sarebbero presto annientati.

Gesù afferma: «Io ho vinto il mondo»; sì, Gesù non è stato annullato dalla croce, dal male del mondo e dalla morte, Gesù ha superato il male con il bene, morendo, sì per noi sulla croce, ma trionfando sull'annientamento e sull'oblio con la sua risurrezione, ha sconfitto ciò che può farci arretrare e arrendere.

Dunque, Gesù può dire ai suoi discepoli e a noi oggi: «Fatevi coraggio».

Le stesse parole pronunciate da chicchessia ci lascerebbero indifferenti, non cambierebbero nulla e nessuno, ma quando le pronuncia Gesù, allora tutto cambia. «Fatevi coraggio» sono parole che sanno di promessa, perché solo Gesù può darci il coraggio della fede e della coerenza con la sua Parola per adempiere alla nostra vocazione di credenti che amano, accolgono, si chinano sul prossimo abbattuto dai colpi della vita.

«Fatevi coraggio» è una parola rivolta a chi è stanco, a chi vive la fatica della vita come un peso enorme, a chi vorrebbe rinunciare, a chi si rifugia nell'indifferenza per non soccombere alle atroci immagini di sofferenza del prossimo.

«Fatevi coraggio» è una parola che ci spinge alla preghiera, e Gesù insegna a pregare, correttamente: «chiedete al padre nel mio nome e riceverete». È l'invito a chiedere con costanza e con perseveranza, nel modo giusto: «nel mio nome», cioè non perché vi è dovuto, non perché Dio sia obbligato, non perché lo meritiate. Chiedere nel nome di Gesù significa pregare con lo spirito con cui pregava Gesù che ha dato la sua vita per tutti: Gesù non ha pregato semplicemente per se stesso, ma per il bene del mondo, Gesù ha messo in gioco la sua stessa vita per la vita del mondo, affinché la nostra vita fosse migliore, quella di persone perdonate, amate, protette, salvate.

La nostra preghiera è destinata ad essere esaudita perché la risurrezione di Gesù è la risposta di Dio alla nostra preghiera.

Pregare nel nome di Gesù non significa pregare per il proprio tornaconto, a scapito degli altri, per se stessi e per il proprio successo. Pregare nel nome di Gesù significa entrare nell'ottica del dono di sé, come ha fatto Gesù; significa pregare per il bene della città, per tutti e disporsi affinché la nostra preghiera si realizzi.

Pregare non significa delegare a Dio le nostre responsabilità, non significa rinfacciare a Dio che il suo mestiere è quello di aggiustare ciò che noi rompiamo o di ricostruire ciò che noi demoliamo. La preghiera ci impegna, impegna ogni credente personalmente; Dio realizza ciò che chiediamo attraverso di noi, attraverso il nostro contributo, la nostra disponibilità: qualsiasi cosa noi chiediamo.

E Gesù sa che non c'è neanche bisogno di dirlo: pregare nel modo giusto è connaturale a un credente dalla fede autentica che non arretra davanti al proprio impegno concreto che rende la sua fede attiva e partecipe.

«Fatevi coraggio», dunque, fratelli e sorelle, perché nella fatica della vita, nelle prove della vostra esistenza, nella preghiera che rivolgete a Dio, Gesù è presente, vi è vicino, con la sua forza, con il suo coraggio e tutto ciò che vi permetterà di proseguire con serenità lungo il vostro cammino e di trovare pace in lui. «Fatevi coraggio» perché non sarete soli ad affrontare il mondo e perché nella preghiera riceverete tutta la forza per adempiere la vostra vocazione di credenti. Amen!

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

Indirizzo: Via Beckwith 49, Luserna San Giovanni (TO), 10062, ITALIA

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