Culto domenicale:
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Domenica, 14 Luglio 2019 23:20

Sermone di domenica 14 luglio 2019 (Luca 6,36-42)

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Testo della predicazione: Luca 6,36-42

«Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro. Non giudicate, e non sarete giudicati; non condannate, e non sarete condannati; perdonate, e vi sarà perdonato. Date, e vi sarà dato; vi sarà versata in seno buona misura, pigiata, scossa, traboccante; perché con la misura con cui misurate, sarà rimisurato a voi». Poi Gesù disse loro anche una parabola: «Può un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più grande del maestro; ma ogni discepolo ben preparato sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell’occhio tuo? Come puoi dire a tuo fratello: “Fratello, lascia che io tolga la pagliuzza che hai nell’occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nell’occhio tuo? Ipocrita, togli prima dall’occhio tuo la trave, e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello».

Sermone

            Care sorelle e cari fratelli, l’evangelista Luca colloca il discorso programmatico di Gesù, il Sermone sul Monte, non, appunto, su un Monte come fa Matteo, ma su un pianoro, perché il pianoro rappresenta il luogo della riflessione e della preghiera. L’evangelista Matteo invece, colloca il discorso di Gesù su un Monte perché raffigura il Sinai, dove Mosè ricevette le tavole della legge di Dio.

Dunque Matteo presenta Gesù come il nuovo Mosè che annuncia la nuova legge di Dio, la legge dell’amore per la quale Dio non chiede nulla in cambio e Luca presenta Gesù come Colui che permette di rasserenarci con la sua Parola che ispira la nostra meditazione e la nostra preghiera. Entrambi fanno un uso teologico della geografia.

         Il brano alla nostra attenzione ha come tema il giudizio e la giustizia: giustizia di Dio e giustizia umana.

         Gesù, in Luca, ci propone di praticare una giustizia che si fondi sulla misericordia e sul perdono. Per questo dice: «Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro con voi». Il messaggio è che nessun credente deve mai contraccambiare al comportamento dell’altro, ripagarlo con la stessa moneta. Gesù vuole insegnarci che all’odio non dobbiamo rispondere con l’odio (occhio per occhio), ma neppure dobbiamo aspettare di essere amati per contraccambiare con l’amore, perché Dio non rende male per male e bene per bene.

Dio è buono verso tutti, anche verso «gli ingrati e i malvagi» (v. 35), Dio «fa piover sui giusti e sugli ingiusti» (Mt. 5,45). La grazia di Dio non si fonda sui meriti delle persone, ma è pura bontà gratuita, amore autentico che non è determinato dai meriti di chi lo riceve, ma Dio ama a prescindere dal valore delle persone e dai loro meriti.

         Tuttavia, bisogna anche dire che è difficile capire e accettare l’imparzialità di Dio nei confronti di tutti, imparzialità che, ai nostri occhi, talvolta, ci appare ingiusta: come può accadere che un lavoratore della vigna, chiamato fin dall’alba, percepisca la stessa paga di chi ha lavorato solo un’ora? E cosa c’è di giusto nell’organizzare una festa per un figlio che, andato via di casa con l’eredità in tasca, ha sperperato la metà dei beni del padre? Il lavoratore della vigna riceve una risposta singolare dal padrone: «Vedi tu forse di mal occhio che io sia buono?».

         Qui, per noi, la disponibilità di Dio è un problema, Dio dovrebbe negarsi in certe situazioni, invece Dio agisce con favore verso coloro che non diritti da far valere. Talvolta il trattamento misericordioso di Dio ci appare esagerato, non riteniamo che la misericordia equivalga alla giustizia che, sospettiamo rimanga incompiuta.

         In effetti, la giustizia di Dio, tanto diversa dalla nostra, ha luogo in tutte le parabole che Gesù racconta, soprattutto nelle parabole del Regno di Dio dove i posti sono assegnati ai dissipatori di beni e dove gli esattori delle tasse, i peccatori e le prostitute sono benvenuti a tavola, anzi entreranno per primi nel Regno di Dio.

         Perciò Gesù dice «Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro». Questo significa semplicemente che noi credenti, come discepoli di Gesù, non siamo chiamati a né giudicare né a condannare, ma ad accogliere l’altro/a con le sue fragilità e le sue incapacità, con la sua povertà o la sua ricchezza, con i suoi difetti e i suoi pregi, con la sua religione, con il colore della sua pelle, con il suo status di uomo, donna, bambino/a, anziano/a, profugo, migrante, turista.

Anzi, Gesù dice con forza che non è con il giudizio e con la condanna che si mette in pratica la giustizia, perché la giustizia di Dio è la sua misericordia: per Gesù, giustizia e misericordia si equivalgono, non c’è differenza tra i due.

Essere giusti, per Gesù, non significa giudicare nel modo più obiettivo possibile, ma essere misericordiosi.

È a questo punto, quando noi cominciamo a non essere d’accordo che Gesù parla di equità: «…perché con la misura con cui misurate sarà misurato a voi». Dunque, chi tratta con misericordia riceverà misericordia, chi perdona riceverà perdono: date e vi sarà dato abbondantemente: «vi sarà versata in seno buona misura pigiata, scossa, traboccante», era la grande tasca contenuta nei vestiti di allora, un capiente contenitore che non sarebbe stato sufficiente a contenere le continue benedizioni, pigiate, scosse, traboccanti che riceveranno, ogni giorno, coloro che agiscono con misericordia.

         La grazia senza giustizia degenera nella permissività, ma la giustizia senza misericordia diventa crudeltà. I discepoli devono imparare ad agire imitando l’agire di Dio. E così è anche per noi!

         Non è facile, perché noi viviamo comunque la nostra debolezza umana, non ci è facile uscire dal nostro senso distorto, semplicemente umano, di giustizia. Per questo siamo chiamati a riconoscere le nostre imperfezioni e a chiedere l’aiuto di Dio per imitare il suo agire. Come dice l’apostolo Paolo: «Siate miei imitatori, come anch’io lo sono di Cristo» (I Cor. 11,1).

         Perciò Gesù parla contro coloro che sono ciechi, «guide cieche di ciechi», sono coloro che credono di vedere chiaramente, di avere il senso della giustizia, la padronanza dei valori e dell’etica, della morale e del buon esempio, ma non sono misericordiosi e condannano per vendetta.

         Gesù non ha nulla contro le nostre imperfezioni, per Gesù non è squalificante l’imperfezione umana, ma lo è la cecità verso le proprie imperfezioni, il fatto di non riconoscerle, di non accettarle. Per Gesù si tratta di una voluta incapacità di essere autocritici e onesti verso sé stessi.

Gesù ci chiede di accettarci come siamo.

         Gesù tratta costoro con ironia, li presenta come una persona che ha una trave nel proprio occhio che cerca di far vedere un’altra persona che ha una pagliuzza nel suo occhio. Che buffo!

         Sono persone che aiutano tutti, ma così facendo pensano che guardare sempre gli altri sia il modo giusto per non guardare sé stessi, i propri limiti, le proprie imperfezioni.

         Essere misericordiosi come lo è il Padre nostro, non è una nostra prerogativa, ma di Dio, è Dio che è così, misericordioso, non noi! Allora, Gesù ci dice che qualcosa possiamo fare, innanzitutto essere coscienti delle nostre imperfezioni, e poi metterci all’opera, al suo servizio, con questa coscienza, come strumenti nelle sue mani, benché inadeguati.

         La giustizia si attua non perché noi diventiamo giusti, ma perché lo è Dio giusto, noi restiamo sempre strumenti inadeguati di cui Dio si serve: allora Dio ha il suo spazio in noi e nel mondo; ha luogo la sua misericordia nei confronti tutti e tutte senza distinzioni e senza meriti di sorta, senza distinguere chi merita e chi non la misericordia.

         La nostra giustizia invece distingue, e qui entra in gioco Gesù per spiegarci che quella che riteniamo giustizia equa si può rivelare una grande ingiustizia perché non fondata sulla misericordia. Ed è così che ci sono persone da respingere, lontano dalla nostra vita, fuori dalla porta, oltre i nostri confini, anche se sono in mare aperto. La nostra giustizia è fatta di punizioni, condanne, ritorsioni, allontanamenti, discriminazioni; quella di Dio è fatta di misericordia, di comprensione, di umanità, di compassione, di rispetto e tolleranza, di perdono.

         Impariamo a guardare noi stessi, come ci chiede Gesù, impariamo a vedere le nostre travi nei nostri occhi, i nostri limiti, il nostro razzismo, l’illegalità che pratichiamo (evasione, mafia, disonestà, corruzione) la nostra incapacità di perdonare, di capire in profondità, per poter finalmente praticare la misericordia e il perdono che abbiamo ricevuto da Dio. Amen!

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

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