Culto domenicale:
ore 9,00 sala degli Airali
ore 10,00 Tempio dei Bellonatti
nel periodo invernale il culto avrà luogo presso la sala Beckwith

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Domenica, 07 Luglio 2019 22:18

Sermone di domenica 7 luglio 2019 - Festa dell'Uliveto (Genesi 12,1-4a)

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Testo della predicazione: Genesi 12,1-4a

Il Signore disse ad Abramo: «Va' via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va' nel paese che io ti mostrerò; io farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione. Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra». Abramo partì come il Signore gli aveva detto.

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, la Bibbia, quasi ad ogni pagina, è intrisa di argomenti relativi a persone che si pongono in cammino. Si tratta di persone migranti come Abramo nel brano di oggi, come Giacobbe che scappa dal fratello violento, che poi lascia Labano con le mogli Rachele e Lia, che andrà poi incontro al fratello Esaù per riconciliarsi, come Mosè che va via dall’Egitto, Israele stesso che attraversa il Mare e poi il deserto, e una lunga schiera di personaggi che si pongono in cammino per far visita a persone care come Maria ad Elisabetta, Gesù a Lazzaro ormai morto, persone che hanno tutte le ragioni per viaggiare come quella tanto importante che è annunciare il Vangelo di Gesù come fa l’apostolo Paolo.

Non si capisce proprio come fa la Bibbia a parlare a popoli, nazioni, chiese, religioni e persone, tutte così diverse tra loro: a persone ricche, povere, di alto e di basso rango, di culture, etnie e colore della pelle tanto disparati. Ma così è! Per la Bibbia la fede si fonda nell’accogliere e condividere le diversità di ciascuno e ciascuna di noi: che si tratti di persone con diversità abili, di persone intellettualmente agli antipodi, di persone povere e persone ricche. La Bibbia ci racchiude, tutti, in un’unica categoria: siamo tutti stranieri e pellegrini e invita tutti all’accoglienza reciproca perché tutti abbiamo bisogno gli uni degli altri, come i disabili che hanno la necessità che qualcuno si prenda cura di loro, così anche noi che riteniamo di star bene e di non aver bisogno di nessuno, anche noi abbiamo bisogno attenzioni, di ascoltare e di essere ascoltati.  

Avremo sempre bisogno gli uni degli altri, e questo è il messaggio biblico e il senso che la Bibbia dà al viaggiare, all’incontro reciproco: non sentirci mai autosufficienti, ma legati alla storia e alla vita dell’altro/a dai quali dipende anche la nostra storia e la nostra vita.

 Così, nel messaggio biblico, Dio non chiede solo di lasciare le proprie sicurezze e certezze, ma indica un’altra destinazione, una nuova meta; chiede di porsi in cammino non per vagare inutilmente, ma per porsi nell’orizzonte di un nuovo traguardo, per non confinarsi dentro le esperienze passate al riparo da difficoltà e problemi che le nuove esperienze possono portare, nel nome di una certezza che ingessa i rapporti umani, sclerotizza le relazioni tra fratelli e sorelle, allenta i legami di affetto, amicizia, amore fraterno.

          La Bibbia ci rivela il mistero del porsi in cammino e afferma che solo così le diversità si potranno incontrare ed essere arricchite. Dio confonde le lingue di coloro che costruivano la Torre di Babele per evitare che si rinchiudessero nel loro piccolo mondo che escludeva gli altri e per evitare di orientare la loro scalata verso il cielo vuoto e deserto.

          Per la Bibbia, nessuno è padrone in questo mondo, padrone della terra che abita o della propria casa, ma tutti siamo stranieri e pellegrini perché tutti abbiamo bisogno di essere sostenuti e arricchiti della diversità dell’altro/a. È qui che risiede il futuro dell’umanità: nell’incontrarsi, nel mescolarsi. La diversità è voluta e benedetta da Dio.

Chi entra in rapporto con Dio è chiamato a incamminarsi verso un futuro nuovo che non conosce. Questa è la fede: non contare sulle proprie forze, ma affidarsi a Dio e alla sua opera, perché Egli non tradisce mai le nostre attese. E, allo stesso tempo, ci pone in cammino verso gli altri che impareremo a conoscere, ad amare e ad apprezzare.

«Va’ nel paese che ti mostrerò». Questo vuol dire che Dio allarga il nostro orizzonte, che guarisce la nostra miopia e ci permette di imparare a vedere lontano, oltre la nebbia, oltre le apparenze, una nuova terra, nuove realtà, nuove possibilità e opportunità prima sconosciute. Ma tutto ciò non è fine a se stesso, non accade perché fa bene camminare o perché è bello viaggiare e piacevole scoprire nuove terre.

Il fatto è che il nuovo si apre alla benedizione di Dio, mentre il vecchio vive delle benedizioni passate, di ricordi, di memorie, pure importanti, da non dimenticare mai, ma la fede è qualcosa che guarda sempre avanti, che si protende verso il futuro, che scruta l’orizzonte e individua sempre, ogni volta, una nuova meta.

«In te saranno benedette tutte le famiglie della terra». È la promessa di Dio nei confronti di coloro che lasciano alle spalle il passato, ma anche le sicurezze, stabilità, ricchezze. Come dire che la benedizione di Dio non è legata allo star bene, alla sicurezza di cui tanto si parla oggi con decreti discutibili, o alla sicurezza economica e finanziaria, al ritrovarsi fra vecchi amici, fratelli e sorelle nella fede che si conoscono e si stimano vicendevolmente. È necessario lasciare tutto questo e imparare a guardare l’altro/a con occhi sempre nuovi, accogliendo la sua diversità come qualcosa che ci arricchisce e ci sostiene nella vita di ogni giorno, nella speranza del domani e nella fede che ripongo in Dio.

Le chiusure, anche dei porti, i respingimenti, l’odio e la criminalizzazione di chi accoglie non porteranno mai benedizioni, ma inasprimento dei conflitti interni ed esterni, tensioni, ostilità, contrasti e sempre la ricerca di nuovi capri espiatori per i mali che affliggono il mondo d’oggi.

«In te saranno benedette tutte le famiglie della terra» è la promessa di benedizione che porteranno come risultato l’apertura verso tutti/e, l’incontro con chi è diversi da noi e la condivisione della nostra terra, della nostra cultura, di ciò che siamo e abbiamo. Amen!

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

Indirizzo: Via Beckwith 49, Luserna San Giovanni (TO), 10062, ITALIA

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