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Domenica, 16 Agosto 2020 20:48

Sermone di domenica 16 agosto 2020 (Romani 11,25-32)

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Testo della predicazione: Romani 11,25-32

«Fratelli, non voglio che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi: un indurimento si è prodotto in una parte d'Israele, finché non sia entrata la totalità degli stranieri; e tutto Israele sarà salvato, così come è scritto: «Il liberatore verrà da Sion. Egli allontanerà da Giacobbe l'empietà; e questo sarà il mio patto con loro, quando toglierò via i loro peccati». Per quanto concerne il vangelo, essi sono nemici per causa vostra; ma per quanto concerne l'elezione, sono amati a causa dei loro padri; perché i carismi e la vocazione di Dio sono irrevocabili. Come in passato voi siete stati disubbidienti a Dio, e ora avete ottenuto misericordia per la loro disubbidienza, così anch'essi sono stati ora disubbidienti, affinché, per la misericordia a voi usata, ottengano anch'essi misericordia. Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disubbidienza per far misericordia a tutti».

Sermone

Cari fratelli e sorelle, l’apostolo Paolo affronta un argomento spinoso che si ponevano i credenti della chiesa di Roma, e cioè: Gli ebrei che non hanno riconosciuto Gesù come Figlio di Dio, saranno salvati? Israele è da considerare ancora popolo di Dio, scelto da Dio, eletto da Dio, così come scritto nell’Antico Testamento? Oppure Dio ha distolto il suo sguardo da Israele?

Senza andare troppo lontano nel tempo, possiamo renderci conto di come, nella storia, la risposta che i cristiani hanno dato a questa domanda sia stato un “no!” categorico: «Israele non è più il popolo di Dio», un verdetto pronunciato senza appello e senza ascoltare quello ciò aveva da dire l’apostolo Paolo al riguardo. Le persecuzioni nei confronti degli ebrei, considerati un popolo che ha rinnegato Dio e suo Figlio Gesù, ci sono talmente vicine che le ferite nazifasciste inflitte loro le sentiamo vive e lancinanti ancora oggi. Le testimonianze delle persone e degli stessi campi di sterminio gridano forte, ancora oggi, tutto il disprezzo per questo popolo, ma soprattutto per il prossimo e per la vita stessa. Non solo, i neofascismi e i neonazismi di oggi non sono meno pericolosi di quelli di 80 anni fa, anzi lo sono di più perché si mascherano dietro la libertà e la democrazia.

Tornando al nostro brano biblico, l’apostolo Paolo parla di un grande mistero in Dio che ci è stato rivelato. E comincia affrontando la tesi secondo la quale «Israele non ha riconosciuto Gesù come Figlio di Dio e come Messia». Risposta: «Vero, Israele non riconosce Gesù come Figlio di Dio». Ma questa risposta porta ad un’altra domanda: «La conseguenza di questo atteggiamento d’Israele è davvero quello del Dio che gli revoca le promesse fatte ad Abramo, la vocazione come popolo di Dio e la salvezza stessa?».

L’apostolo risponde: «No, affatto! Perché i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili».

Il mistero di Dio che l’apostolo svela è il seguente: Dio ha progettato l’indurimento del cuore d’Israele per salvare i pagani, coloro che non sono ebrei, che non hanno una tradizione di conoscenza di Dio e della sua Parola.

Dunque, l’apostolo afferma con risolutezza: «Non sia mai!» che si pensi che Israele sia stato estromesso fuori dalla salvezza.

L’apostolo sta dicendo che la disobbedienza di Israele, il fatto che non abbia creduto nel Cristo, ha reso possibile che Dio rivolgesse la vocazione della fede anche ai pagani, a noi, a coloro che prima non conoscevano Dio, i quali, credendo, sono entrati in una nuova comunità di fede: la Chiesa.

Paolo stesso, ebreo dalla nascita, ha perseguitato la Chiesa prima della sua conversione, eppure, egli stesso, da persecutore è diventato evangelizzatore nelle terre pagane.

È chiaro che si tratta di un mistero di Dio! È tale perché sfugge alla nostra logica umana, ma non perché sia un segreto. L’apostolo è riuscito a penetrare questo mistero e a capire che il progetto di Dio è un progetto di misericordia, un progetto di gratuità per tutti. È un mistero perché noi non riusciamo a capire come mai Dio non usi un metro di misura che punisca chi non crede e premi chi crede, che rinneghi chi sbaglia e prometta ogni bene a chi agisce correttamente.

L’apostolo ci informa che non abbiamo nessun diritto di giudicare, nessun elemento per farlo, non ne siamo nelle condizioni perché restano un mistero in Dio la fede stessa e l’incredulità, chi crede e chi non crede, chi è dentro la chiesa e chi non lo è, chi è popolo di Dio e chi no! Quello che, invece, ci è dato di sapere è che Dio fa misericordia a tutti e tutte.

La fede in Dio e nel suo amore, prima circoscritta all’interno di un popolo, è diventata una realtà per il mondo intero, tutti possono ricevere la fede e possono vivere come persone da Dio salvate, elette.

Anzi, l’apostolo Paolo va ancora oltre, dicendo che tutti siamo mancanti, disubbidienti, peccatori e peccatrici, tutti: appartenenti a qualunque religione, popolo, etnia, buoni e malvagi, nessuno ne esce indenne da questa realtà umana intrisa di debolezza e fragilità, di colpa e peccato! In questo senso siamo tutti sullo stesso identico piano, tutti sulla stessa barca con il mare in tempesta e a tutti, proprio a tutti, è fatta misericordia. Siamo tutti fratelli e sorelle, nella stessa condizione di peccato e nella stessa condizione di misericordia, perdono, grazia, salvezza gratuita.

Dio non revoca mai i suoi doni e la vocazione che ci rivolge. Israele e pagani, credenti e non, chi va al culto e chi non ci va, viviamo tutti nella stessa condizione di disobbedienza e, allo stesso tempo, ci è fatta misericordia.

Semmai, la differenza sta nel vivere quotidianamente questa condizione di misericordia di Dio e del suo perdono. Il modo di vivere cambia tra chi ha la fede e chi la fede non ce l’ha, per questo l’apostolo Paolo cita il profeta Geremia che dice: «Il liberatore verrà da Sion. Egli allontanerà l’empietà; e questo sarà un nuovo patto, quando toglierò via i loro peccati». Il liberatore è il Messia che gli ebrei attendono e i cristiani anche: ne attendono il ritorno. Quello che accadrà è condiviso: il Messia sarà il liberatore di tutti per sempre; Egli è colui che fonderà il mondo futuro nel perdono, nell’amore e nella riconciliazione, come doni gratuiti di Dio.

È un disegno di Dio!

Vivere già nell’oggi questa prospettiva futura è un dono di Dio, la capacità di perdonare e amare è un’anticipazione di cui possiamo godere nell’oggi; l’apostolo parla altrove delle “primizie dello Spirito”, perché la fede introduce noi credenti in una dimensione che, rimane sì un mistero, ma per la quale possiamo vedere cambiare la nostra esistenza nella fiducia che Dio sostiene davvero e si prende cura di noi in ogni circostanza della vita. La fede nel Dio che ama, la fede nel Dio di misericordia cambia il mio rapporto con gli altri che non sarà più conflittuale, ma fraterno, resto sempre, , incapace di amare e di perdonare come vorrei, ma posso confidare sull’amore e sul perdono di Dio che mi dà la forza di amare e perdonare.

Ecco il mistero della misericordia di Dio: premette che accada tutto questo. E tutto questo può avere luogo senza che nessuno si senta superiore a un altro, perché ha potuto vivere concretamente il senso della misericordia di Dio. Infatti l’apostolo dice: «Non c’è né giudeo né greco, né schiavo né libero, né maschio né femmina perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù» (Galati 3,28). L’eguaglianza degli esseri umani davanti al Signore sta alla base dell’amore e della grazia di Dio per tutti.

Ecco il mistero di Dio svelato per la nostra comprensione, svelato per permetterci di comprendere che non c’è nessuna differenza di valore degli esseri umani davanti a Dio: non ci sono meriti, non ci sono culture che Dio accetta più di altre o teologie: tutti siamo rinchiusi nella nostra gabbia dorata della realtà umana nella quale viviamo la nostra condanna dalla quale il Signore ci salva.

«Dio ha rinchiuso tutti nella disubbidienza, per far misericordia a tutti» è la frase conclusiva di questa riflessione. Significa semplicemente che Dio tratta tutti noi per quello che siamo, con la nostra parzialità, la nostra finitezza, le nostre fragilità, il nostro peccato, affinché tutti e tutte possano sentirsi oggetto della sua misericordia, della sua grazia e del suo amore.

Questa è la grazia di Dio, questo è il mare nel quale sfocia tanto la storia di Israele quanto la storia dei pagani e di tutti i popoli della terra.

La disobbedienza di tutti, il peccato di tutti scompare nella misericordia di Dio che abbraccia tutti. Amen!

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

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