Culto domenicale:
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Domenica, 29 Giugno 2014 22:45

Sermone di domenica 29 giugno 2014 (I Corinzi 9, 16-23)

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Testo della predicazione: I Corinzi 9,16-23

Perché se evangelizzo, non debbo vantarmi, poiché necessità me n'è imposta; e guai a me, se non evangelizzo! Se lo faccio volenterosamente, ne ho ricompensa; ma se non lo faccio volenterosamente è sempre un'amministrazione che mi è affidata. Qual è dunque la mia ricompensa? Questa: che annunciando il vangelo, io offra il vangelo gratuitamente, senza valermi del diritto che il vangelo mi dà. Poiché, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti, per guadagnarne il maggior numero; con i Giudei, mi sono fatto giudeo, per guadagnare i Giudei; con quelli che sono sotto la legge, mi sono fatto come uno che è sotto la legge (benché io stesso non sia sottoposto alla legge), per guadagnare quelli che sono sotto la legge; con quelli che sono senza legge, mi sono fatto come se fossi senza legge (pur non essendo senza la legge di Dio, ma essendo sotto la legge di Cristo), per guadagnare quelli che sono senza legge. Con i deboli mi sono fatto debole, per guadagnare i deboli; mi sono fatto ogni cosa a tutti, per salvarne ad ogni modo alcuni. E faccio tutto per il vangelo, al fine di esserne partecipe insieme ad altri.

Sermone

Care sorelle, cari fratelli,

scelta o costrizione? Siamo qui per una libera scelta o perché ci sentiamo obbligati? Oggi se ponessi così l'alternativa e dovessimo esprimerci per alzata di mano, ci schiereremmo dalla parte della libera scelta.

Non è il precetto domenicale, non è il mio senso del dovere, non è un obbligo che mi ha portato qui, ma liberamente ho scelto di essere qui. Secoli di “oppressione religiosa”, di  una religione di precetti ed  obblighi ci fanno dire con forza: liberamente scelgo, nessuno mi può costringere. A lungo andare però questa legittima affermazione della libertà di scelta finisce per diventare la nostra fragilità.  La libertà diventa un atto puro e ideale e nel concreto si traduce così: sono qui perché oggi mi prendeva bene, sono qui perché io sono di chiesa, non vado in chiesa perché ho altro da fare. Nella pur legittima libera scelta, la mia persona con le sue decisioni, diventa il centro di ogni cosa e alla fine posso anche dire: come siamo bravi a fare le scelte giuste. Come sono bravi coloro che utilizzano la libertà per fare le scelte giuste. Siamo proprio persone di buona volontà.

Lo dice anche Paolo: se il mio impegno di apostolo è una questione di buona volontà è giusto che io sia ricompensato e anche elogiato. Nel caso di Paolo la questione era letteralmente essere mantenuto dalle chiese dove predicava.  Ma continua Paolo il mio impegno di apostolo, di annunciatore della buona notizia   non è una questione di buona volontà, per me è un obbligo, una costrizione (letteralmente, un destino).   Avete presente lo schiavo che alcuni di voi hanno in casa? A lui affidate dei compiti che deve svolgere, non sceglie di svolgerli. Ecco il mio apostolato, lo leggo così. Non ho scelto io di viaggiare per il mediterraneo predicando e mantenendomi con il mio lavoro di tessitore. L'orizzonte delle mie scelte, quello che potevo immaginare secondo la mia educazione e la mia storia personale, era fare il tessitore ed essere un buon ebreo. Poi è arrivata una forza irresistibile, la buona notizia che mi ha cambiato i piani. Devo fare quel che faccio perché mi muove la forza della buona notizia che viene da Dio.

L'impegno del credente, della chiesa nel mondo viene da questa forza irresistibile, non dalla buona volontà di qualcuno.  La buona volontà alla lunga cede, la forza irresistibile della vocazione, regge. Le passioni personali vanno e vengono, l'annuncio della buona notizia in parole e azioni, mossa da una sua forza irresistibile, continua.

La vocazione cristiana, si alimenta di questa forza  irresistibile e può certo assumere impegni diversi nella nostra vita, nelle varie epoche della nostra vita, ma resta qualcosa che non avrei potuto scegliere io, semplicemente a partire dalla mia storia.

Per Paolo, la costrizione che viene dalla forza dell'Evangelo, non è solo una cosa tra lui e Dio. Ha un riflesso nel modo con cui egli si relaziona con le persone , destinatarie del suo annuncio.  Se non sono io il centro del messaggio che porto, se non sono io quello che deve rimanere impresso negli altri, non ha   senso che io salga in cattedra come un maestro di verità cui ci si deve affidare. Non ha senso che io guardi gli altri dall'alto in basso, li giudichi, gli offra la mia verità. Mi sono invece messo dove erano loro, ho fatto miei i  loro timori, le loro domande, ho rinunciato a imporre il punto di maturazione nella fede in cui mi trovavo,  ho fatto miei i pensieri degli altri. Perché il mio scopo è far scoprire a quelli a cui parlo la forza irresistibile e dell'evangelo. La fede infatti non è adesione a un messaggio teorico, ma un rapporto, una relazione con l'amore di Dio a cui guadagnare persone reali con le loro esperienze di vita, le domande, le speranze.

La predicazione dell'evangelo è la proposta della relazione con Dio e si concretizza con  relazioni concrete con altre persone. Noi stiamo vivendo come all'epoca di Paolo, il necessario punto di passaggio verso la grande  raccolta delle diversità  umane, nel regno di Dio.

Alla fine allora, la libertà cristiana, non è l'esaltazione della mia scelta personale o della mia buona volontà.

Nati a libertà dall'offerta dell'amore di Dio, viviamo liberati dalle determinazioni della nostra storia personale, dalla nostra buona o cattiva volontà, scopriamo che la libertà ci è donata con la nostra vocazione a dire in parole e azioni l'amore di Dio. La nostra libertà nasce da un legame amorevole e vive di relazioni amorevoli, dove nessuno sale in cattedra, o giudica, ma dove ognuno è preso sul serio e prende sul serio gli altri nella ricerca di fede. Già perché lo scopo del nostro muoverci come cristiani nel mondo è che scopriamo giorno per giorno quanto è liberatorio e liberante l'amore di Dio.

Amen.

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Erika Tomassone

Consacrata nel 1984, è pastora a Rorà e a Luserna San Giovanni dal 2011.

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