Culto domenicale:
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Domenica, 27 Ottobre 2013 02:00

Sermone di domenica 27 ottobre 2013 (Michea 6,6-8)

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Testo della predicazione: Michea 6,6-8

«Con che cosa verrò in presenza del Signore e mi inchinerò davanti al Dio eccelso? Verrò in sua presenza con olocausti, con vitelli di un anno? Gradirà il Signore le migliaia di montoni, le miriadi di fiumi d'olio? Dovrò offrire il mio primogenito per la mia trasgressione, il frutto delle mie viscere per il mio peccato? O uomo, Egli ti ha fatto conoscere ciò che è bene; che altro richiede da te il Signore, se non che tu pratichi la giustizia, che tu ami la misericordia e cammini umilmente con il tuo Dio?». 

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, alla nostra attenzione, oggi, vi è un brano del profeta Michea che annuncia il suo messaggio in una epoca molto difficile di Israele. Il Regno del Nord (Israele) con capitale Samaria è già conquistato dagli Assiri dal 722 a.C. e la minaccia incombe anche per il piccolo Regno del Sud (Giuda) con capitale Gerusalemme.

Le profezie del profeta Michea si rivolgono ad una popolo che vive una realtà instabile, una minaccia, un pericolo imminente e che cerca di rendersi indipendente da un oppressore che impone anche i propri idoli e che poi, nel 701 avrà la peggio, perché Sennacherib sarà miracolosamente sconfitto dal re di Giuda, Ezechia.

Non solo, ma il popolo deve fare i conti anche con il malgoverno di quei potenti che approfittano della facciata religiosa per agire per il proprio tornaconto, piuttosto che per il bene di tutti. Chi governa si mostra rispettabile perfino davanti al profeta Michea, osserva i precetti e offre i suoi sacrifici nel tempio per il perdono dei peccati.

Ma il profeta non crede che ciò sia sufficiente perché la volontà di Dio sia veramente praticata, non crede che sia possibile prevaricare i diritti dei deboli, esporre al rischio della morte i poveri e abbandonare al loro destino chi non ha più mezzi di sostentamento, come gli orfani e le vedove, non crede che sia possibile coprire le proprie malefatte e i propri interessi perversamente mondani, offrendo a Dio dei doni sull’altare dei sacrifici.

La coscienza è ben altro, non si lava con un colpo di spugna, perché l’integrità e la coerenza esigono impegno nella giustizia.

Così il profeta pone il rapporto con Dio non più all’insegna di riti cerimoniali esteriori che non impegnano il credente sul piano spirituale e sociale, ma nell’incontro vero e proprio con Dio, nella riconciliazione con lui e con il prossimo, in un rapporto solidale e di condivisione.

E l’unico modo per incontrare Dio è incontrare del prossimo, attraverso un impegno di partecipazione e sostegno dell’altro, dell’altra. Fumo negli occhi può essere una religiosità formale, ma non certamente la tua etica che il profeta concretizza in tre momenti essenziali della vita di tutti i credenti che si rapportano a Dio e al prossimo in modo corretto: praticare la giustizia, amare la misericordia e camminare con Dio umilmente.

Giustizia, misericordia e umiltà, sono i passi imprescindibili, necessari per incontrare il tuo Dio: «camminare umilmente con il tuo Dio», dice il profeta, cioè camminare al passo del tuo Dio, secondo i suoi progetti di bene per l’umanità che realizza attraverso di te, fratello, sorella.

È qui che Dio diventa il tuo modello, il tuo maestro di vita, Colui che ispira le tue scelte, le tue valutazioni del prossimo e della realtà che ti circonda, della tua storia e di quella che condividi con il prossimo. È Dio che diventa l’ispiratore della tua solidarietà, della tua condivisione, della tua comunione e che diventano elementi prioritari della tua vita e del tuo cammino.

«Il Signore ti ha fatto conoscere ciò che è bene» afferma Michea: questa conoscenza del bene forma la tua coscienza, lo spessore della tua consapevolezza, l’umile percezione di ciò che accade intorno a te, e ti impegna a vivere in modo coerente e fedele.

Se questo impegno di onestà, compassione e umiltà è concreto, allora ti indignerai quando vedrai l’ingiustizia perpetrata contro i deboli, gli ultimi, i senza patria che cercano di ripartire da zero per ridare dignità alla loro esistenza, contro persone che hanno il “difetto” di essere del Sud, o di avere la pelle di un colore sbagliato, o sono di una cultura diversa. Ti indignerai quando vedrai scritto: “Affittasi solo a persone referenziate”, mente negli anni ’60 si scriveva “Non si affitta ai terroni”.

I confini del tuo impegno si allargheranno quando avrai la capacità di indignarti e di non abituarti all’ingiustizia attorno a te, ma lotterai affinché il rispetto per tutti gli esseri umani sia praticato. Cosa devi sempre ricordarti, dunque? Di stare ritto in piedi, praticando la giustizia e camminando, mano nella mano, con il Signore che ti prometti di sostenerti, di ispirarti e di non lasciarti mai solo nelle situazioni difficili.

Amen!

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

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