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Domenica, 20 Settembre 2015 11:53

Sermone di domenica 20 settembre 2015 (Giovanni 11,1-3. 17-27)

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Testo della predicazione: Giovanni 11,1-3. 17-27

C’era un ammalato, un certo Lazzaro di Betania, del villaggio di Maria e di Marta sua sorella. Maria era quella che unse il Signore di olio profumato e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; Lazzaro, suo fratello, era malato. Le sorelle dunque mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». Gesù dunque, arrivato, trovò che Lazzaro era già da quattro giorni nel sepolcro. Betania distava da Gerusalemme circa quattro chilometri, e molti Giudei erano andati da Marta e Maria per consolarle del loro fratello. Come Marta ebbe udito che Gesù veniva, gli andò incontro; ma Maria stava seduta in casa. Marta dunque disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto; e anche adesso so che tutto quello che chiederai a Dio, Dio te lo darà». Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». Marta gli disse: «Lo so che risusciterà, nella risurrezione, nell'ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?» Ella gli disse: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che doveva venire nel mondo».

Sermone

«Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo». Il brano che oggi abbiamo ascoltato si conclude con questa confessione di fede pronunciata da una donna, Marta, la sorella di Lazzaro che era morto.

Pronuncia questa confessione di fede davanti alla morte, nel lutto, nel momento in cui ci sentiamo indifesi, feriti e fragili e le nostre domande sfociano nel dubbio, nella rassegnazione, nell’arresa.

Non è ancora accaduto nessun miracolo, nessuna risurrezione di Lazzaro, eppure Marta crede che Gesù sia risurrezione e vita di fronte alla distruzione che la morte provoca e all’annullamento.

«Tuo fratello risusciterà» le aveva detto Gesù. «Sì, lo so che risusciterà nell’ultimo giorno, ma ora è morto, è stato tolto alla vita, ai nostri affetti, al nostro amore», aveva risposto Marta.

Eppure, davanti a tutto ciò, Marta dice: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, che tu sei risurrezione e vita e chi crede in te non morirà mai».

Nonostante questa contraddizione, la confessione di fede di Marta è ferma, perché così è la sua fede; la fede non si basa su segni tangibili, visibili, neppure su miracoli. Paradossalmente, per credere in Gesù Cristo e nel suo messaggio di vita, bisogna guardare alla croce, a quel sepolcro in cui hanno deposto il nostro Signore. Per credere in Gesù bisogna essere convinti del suo amore per noi, una amore tanto grande che non ha paura di andare in contro alla morte perché è un amore che non è fermato da nulla, neppure dalla distruzione più grande che conosciamo.

La croce, dunque è il segno supremo, la rivelazione più grande dell’amore di Dio per noi.

Certo, tutti sappiamo che Gesù risusciterà il suo amico Lazzaro, ma ciò non accadrà per sbalordire o suscitare la fede, ma vorrà essere il segno di quella Vita che Gesù porta in sé; per questo può dire: "Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me anche se muore vivrà". La fede è aprirsi a questo dono della Vita, è riconoscerlo in noi, presente nella nostra vita.

Su questo episodio, l’evangelista Giovanni proietta l'ombra della croce; le parole di Gesù "Io sono la risurrezio­ne e la vita" acquistano tutto il loro significato quando Dio risusci­terà Gesù dai morti confondendo quelli che credevano di sistemare le cose eliminandolo. Qui, la risurrezione di Lazzaro vuole essere la prefigurazione della risurrezione di Gesù prima, e quella dei credenti dopo.

Il messaggio dell’evangelista è chiaro: la risurrezione e, quindi, la Vita, non sono delle realtà da vivere nell'ultimo giorno, dopo la morte, ma adesso, nell'oggi. Marta era convinta del contrario quando diceva: «Lo so che mio fratello risusciterà nell’ultimo giorno», ma Gesù rivela a Marta, e anche a noi oggi, che Egli è risurrezione e Vita nel nostro presente, non nel nostro futuro.

L'episodio della risurrezione di Lazzaro diventa un se­gno che riporta a Dio e alla sua opera di salvezza che sta per compiere nel mondo, attraverso la morte di Gesù e la sua risurrezione, prefigura­ta dalla risurrezione di Lazzaro.

Spesso Gesù proibisce che un miracolo venga raccontato, oppure lo fa in segreto, altre volte si adira alla richiesta di miracoli. Gesù è consapevole che il miracolo in sé non suscita la fede, la fede che non si fonda sull'aver visto o sull'essere stupiti. Lo stupore crea un vuoto, il vuoto di chi non si riesce a spiegare il fatto e non trova altra motivazione, quindi crede in Dio, ma è una fede vacillante radicata sulla spettacolarità di un avvenimento, una fede che ha sem­pre bisogno di essere alimentata dallo sbalordimento. Come è attuale oggi, nella nostra epoca che si definisce moderna, com'è attuale que­sta ricerca affannosa del miracolo.

Gesù, attraverso il segno della risurrezione di Lazzaro ha riportato l'attenzione sull'opera che Dio avrebbe da lì a poco compiuto. Ha voluto scolpire con caratteri indelebili che solo Lui è la risurrezione e la Vita, Colui che dà la fede e la speranza circa il nostro futuro.

Marta esprime questa fede che non si fonda sui miracoli, una fede che è richiesta anche a te fratello, anche a te sorella; una fede che sa guardare oltre l'apparente, che va oltre ciò che si vede. Questa è la fede: è saper vedere, significa avere la sensibilità di riconoscere al di là delle apparenze una realtà di dolore, di sofferenza, oppure di gioia e allegrezza.

Aver fede significa ricevere la capacità di partecipare con semplicità, ma con determinazione, alla realtà sociale, ecclesiastica, famigliare, ecc… e di tutto ciò che ci circonda perché crediamo che anche noi abbiamo il nostro posto, il nostro compito, uno scopo che contribuisce a portare vita e speranza in un mondo di disperazione e distruzione.

Fede è, innanzitutto, condivisione di Cristo, della speranza e della vita che porta. Fede non è tenersi Cristo e la sua Vita tutto per sé in modo egoistico, ma condividerlo.

In realtà non esiste una fede chiusa, interiorizzata, non esternata e non vissuta nel quotidiano e nel mondo, nel sociale. La fede è compromettersi, diventare complici per la giustizia, complici per il diritto di tutti ad avere Vita e speranza. La fede ci chiama a prendere posizioni chiare e trasparenti di fronte alle discriminazioni, alle ingiustizie, alle situazioni di disagio che negano la libertà e il diritto di altri esseri umani.

«Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo»: dire queste parole significa agire come Gesù, e poter dire, come Lui: «Tuo fratello risusciterà». Questa è la fede: permettere la risurrezione di tanti fratelli e tante sorelle che hanno perso vita e speranza, che scappano dalla morte, dalla devastazione, da un inferno di fuoco e distruzione.

Quando respingiamo, ci comportiamo da increduli, annunciamo morte e disperazione. La fede, invece, ha il potere di risuscitare, di donare vita e speranza. A questo siamo invitati a credere quando diciamo che «Gesù è risurrezione e vita», quando diciamo «Io credo che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio».

Amen.

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

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