Culto domenicale:
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Domenica, 25 Ottobre 2015 12:58

Sermone di domenica 25 ottobre 2015 (Matteo 6,19-23)

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Testo della predicazione: Matteo 6,19-23

«Non fatevi tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine consumano, e dove i ladri scassinano e rubano; ma fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non scassinano né rubano. Perché dov’è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore. La lampada del corpo è l’occhio. Se dunque il tuo occhio è limpido, tutto il tuo corpo sarà illuminato; ma se il tuo occhio è malvagio, tutto il tuo corpo sarà nelle tenebre. Se dunque la luce che è in te è tenebre, quanto grandi saranno le tenebre!

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, oggi vi propongo un brano che il Corpo pastorale e diaconale del nostro Circuito ha scelto, è il secondo su cinque, sul tema del rapporto tra noi, Dio e i beni materiali. Oggi alla nostra attenzione vi è un brano dal Vangelo di Matteo che fa parte dei discorsi di Gesù raccolti nel “Sermone sul monte”. L’evangelista Matteo raccoglie alcuni detti che trattano, appunto, del valore da attribuire alle cose attorno a noi e alle persone.

Gesù è consapevole che tutti gli esseri umani hanno la tendenza ad accumulare beni e a raccogliere “tesori”, perché danno un senso di sicurezza. Oltre a ciò, è anche vero che le persone attribuiscono un alto valore sociale ad altre persone sulla base delle loro ricchezze e delle cose possedute.

Vi sono società nelle quali si è giudicati in base al bestiame posseduto, in altre società si è giudicati in base a pietre preziose, oro, argento posseduti oppure, nella la nostra epoca, che ha un’economia basata sul denaro, le disponibilità finanziarie permettono a chi le possiede di essere posto su un gradino sociale elevato.

Tali persone acquisiscono considerazione, stima, rispetto, i primi posti, conferimento di privilegi particolari perfino quando si tratta di persone che hanno commesso atti di illegalità o sono stati pure condannati dai tribunali.

Gesù mette in questione questa equivalenza, quella che considera le persone di valore in base alle proprie ricchezze acquisite. Gesù spiega invece che ciò che si possiede è una cosa, e ciò che si è, un’altra cosa; Gesù afferma che non si possono mescolare le due cose insieme: le ricchezze non possono rappresentare il valore di una persona. Prima che il filosofo moderno Eric Fromm avesse affrontato questo importante argomento nel suo libro “Avere o essere?”, Gesù ne aveva già delineato l’orientamento.

Così, spiega Gesù, che i vestiti costosi e tutto il dispendioso corredo che una donna ricca portava in dote, possono deteriorarsi; i mobili pregiati essere facilmente rosi dai tarli, i metalli arrugginirsi, gli ori e i preziosi essere rubati dai ladri, il bestiame ammalarsi e, oggi, i mercati azionari crollare facendo perdere, a volte, tutto quanto era stato investito.

Gesù qui vuole semplicemente contestare la convinzione secondo la quale il valore delle persone dipenda dai beni posseduti e avverte, piuttosto, che la ricchezza non determina sicurezza, ma vulnerabilità e fragilità.

Si considereranno persone spacciate coloro che subiscono, per diversi motivi, il danneggiamento del loro patrimonio, riterranno la loro vita ormai inutile perché non possono più ostentare, anche modestamente, le proprie ricchezze e quindi il proprio status.

L’apostolo Paolo, che pure doveva pure fare i conti con i credenti ricchi, doveva invitare a ricordarsi sempre che ciò che si possiede è un dono potente della grazia di Dio e che ciò non serve ad acquisire privilegi particolari, ma ad essere generosi verso il prossimo, verso la chiesa che annuncia e testimonia l’amore e la grazia di Dio e ad essere riconoscenti verso Dio stesso. Perché il solo potente da fare abbondare è Dio, è lui che moltiplica le sementi, «è lui che fornisce al seminatore la semenza e il pane da mangiare». L’apostolo mette in guardia i credenti che posseggono, ma che danno senza generosità e gioia, che «chi semina scarsamente, mieterà altresì scarsamente» (II Cor. 9,6).

Dunque, Gesù invita a considerare dove sta il nostro cuore, Gesù invita a orientare il nostro cuore verso quelle ricchezze che nessuno potrà mai toglierci e che, a differenza delle altre ricchezze materiali, danno un vero senso alla nostra esistenza e a quella degli altri: si tratta della ricchezza della compassione verso le persone deboli, della solidarietà verso chi è vittima di ingiustizie, della ricchezza della condivisione con chi non ha nulla, dell’accoglienza verso chi ha perso tutto: la patria, la casa, gli amici, il lavoro a motivo di una guerra, una repressione, di una realtà di violenza, di carestia, di povertà estrema, ma anche, come spesso accade, di un licenziamento.

Dunque, «se il tuo occhio è limpido, tutto il corpo sarà illuminato», letteralmente, la traduzione limpido (haplous) significa semplice, dunque Gesù invita, cioè, a rifuggire la malvagità e a guardare il prossimo con gli occhi semplici di un bambino.

Qui sta la nostra vera ricchezza, nella capacità di guardare il nostro cuore e quello degli altri, non le apparenze, ma l’amore che abbiamo ricevuto e che ci spinge, pressa, perché sia condiviso.

Ecco, se i nostri occhi sapranno scorgere quelle persone più sfortunate attorno a noi e sapremo orientare il nostro sguardo verso di loro e verso un cammino comune, insieme, allora la nostra vita acquisirà una ricchezza e un valore che nessuno potrà togliere né rubare e che la renderà degna di essere vissuta. Amen!

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

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