Culto domenicale:
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Domenica, 04 Dicembre 2016 17:52

Sermone di domenica 4 dicembre 2016 (Filippesi 2,1-5)

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Testo della predicazione: Filippesi 2,1-5

Se dunque v’è qualche incoraggiamento in Cristo, se vi è qualche conforto d’amore, se vi è qualche comunione di Spirito, se vi è qualche tenerezza di affetto e qualche compassione, rendete perfetta la mia gioia, avendo un medesimo pensare, un medesimo amore, essendo di un animo solo e di un unico sentimento. Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a sé stesso, cercando ciascuno non il proprio interesse, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù.

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, dal carcere di Efeso l’apostolo Paolo scrive questa lettera alla chiesa della città di Filippi. Da lì rivolge un appello a quella comunità che ha visto nascere e crescere, una comunità alla quale era molto legato.

L’apostolo dice in tono paterno: «rendete perfetta la mia gioia: abbiate un medesimo pensare, un medesimo amore, siate di un animo solo e di un unico sentimento».

Per lui, quella era la sua famiglia, la comunità dei credenti, perché questo in fondo è la chiesa: una famiglia, essa si fonda sull’affetto, sull’amore reciproco e sui legami che questo crea.

Dunque, l’apostolo fa appello all’amore, quello che lega questi due sposi tra loro, Irene e Dennis, l’amore sta alla base di ogni legame, ogni affetto, ogni tipo di famiglia.

Chi ama non sbaglia mai.

Gesù ha dato la sua vita per noi per amore: questo è il significato della croce di Gesù, significa che siamo amati da chi ha preferito dare la sua vita per noi. Ogni rapporto umano fondato sull’amore è anche un rapporto di rispetto, di dialogo da pari a pari, senza superiorità o interessi personali.

Infatti l’amore permette un atteggiamento umile e autentico che dispone l’altro/a alla comprensione e all’ascolto, al dialogo e al confronto, al perdono e alla riconciliazione. Un atteggiamento saccente, di chi pensa di sapere tutto e più degli altri, crea invece conflitti e rotture.

Così, come la comunità dei credenti, anche la famiglia, che è una chiesa in piccolo, non sarà mai il luogo dell’autoaffermazione o dell’egocentrismo, perché così si tradisce la propria vocazione di padre, madre, figlio/a.

Come la chiesa, la famiglia è invece il luogo dell’accoglienza, dove ognuno può essere se stesso in modo autentico, dove ognuno riceve dall’altro coraggio, sostegno e aiuto, nella diversità dei modi di essere, di pensare e di agire: nella Bibbia non c’è mai la richiesta di appiattirsi sulle opinioni degli altri, ma di rispettarle sempre e di accogliersi vicendevolmente in pari dignità.

Nessuno di noi è chiamato a essere uguale agli altri, ma ad avere il proprio pensiero, le proprie scelte e la propria coscienza, nello spirito della condivisione: condivisione del proprio amore, dei propri affetti, della propria storia, anche delle proprie debolezze e pregi.

Per questo l’apostolo dice: «Rendete perfetta la mia gioia!».     Eppure i credenti a cui si rivolgeva erano noti per la loro generosità, per il loro amore e la loro accoglienza; tuttavia, per l’apostolo non bastava, mancava qualcosa e ripeteva: «Siate di un unico amore, di un animo solo, di un unico sentimento». Se non mancava l’amore, la sensibilità, la gentilezza, l’affetto, l’audacia, il coraggio, cosa mancava? Mancava l’unico, piccolo particolare che, però, fa la differenza.

Mancava il camminare insieme, mancava l’obiettivo comune, mancava una progettualità comune. Essere di un unico sentimento significa camminare insieme verso un’unica direzione, non in «ordine sparso» senza meta, sebbene con buoni propositi, ognuno per i fatti propri, con il proprio cuore, con il proprio amore e la propria sensibilità. L’apostolo invita a perseguire una meta insieme, a essere concordi sugli obiettivi.

È così anche per voi cari sposi, cara Irene e caro Dennis: voi siete chiamati ad essere, insieme alla vostra piccola Astrid, di un animo solo, di un unico sentimento. Non una famiglia di persone identiche, ma diverse, che però si ritrovano a guardare avanti con fiducia, ad andare incontro al vostro futuro sapendo che non sarete mai lasciati soli, ma sempre sostenuti dal Signore che vi ama. Amen!

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

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