Culto domenicale:
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Domenica, 18 Giugno 2017 19:09

Sermone di domenica 18 giugno 2017 (Giovanni 3,1-8)

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Testo della predicazione: Giovanni 3,1-8

C'era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, uno dei capi dei Giudei. Egli venne di notte da Gesù, e gli disse: «Rabbì, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi segni miracolosi che tu fai, se Dio non è con lui». Gesù gli rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio». Nicodemo gli disse: «Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?» Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d'acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne, è carne; e quello che è nato dallo Spirito, è spirito. Non ti meravigliare se ti ho detto: "Bisogna che nasciate di nuovo". Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito».

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, per tutti, il buio e la notte, sono sinonimi di paura, luoghi per non essere visti. Il buio interiore può rappresentare la condizione della nostra coscienza, o della nostra sofferenza, del nostro dolore.

Nel Vangelo di Giovanni, il buio e le tenebre hanno proprio il senso dello sgomento e dell’angoscia, tanto che quando Giuda lascia Gesù per consegnarlo ai suoi nemici «era notte». E sì, era davvero notte nell’animo di Giuda. Ma anche nell’animo di Pietro che rinnega, per tre volte, il suo maestro, di notte, prima che faccia giorno, prima che il gallo canti.

Un vecchio di nome Nicodemo incontra Gesù di notte. Era un capo dei Giudei, un dottore d’Israele, pare, simpatizzante di Gesù e del suo messaggio. Incontra Gesù di notte, col favore delle tenebre: certamente non voleva compromettere la sua reputazione dal momento che incontrava un maestro considerato sovversivo dai suoi amici. Gesù, infatti, interpretava la legge di Mosè, non l’applicava letteralmente, non in modo restrittivo, ma rispettoso della dignità e della libertà umana; diceva: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato» e poi ancora: «Voi avete udito che fu detto dagli antichi… ma io vi dico». Gesù predicava un rapporto con Dio profondo, non superficiale, legato alla mera ubbidienza a una legge, benché promulgata da Mosè. Per Gesù non era sufficiente essere discendenti di Abramo per essere popolo di Dio, per Gesù era necessario il proprio rapporto, intimo e personale con Dio, condiviso con tutti: uomini, donne, bambini. 

Perché Nicodemo vuole incontrare Gesù?

Perché i segni e i prodigi che Gesù compie portano a una sola conclusione, che egli è il Figlio di Dio, il Messia.

Ma Gesù non è accolto come Messia, dai capi dei Giudei, non è riconosciuto come Figlio di Dio, e per Nicodemo questa è una domanda esistenziale. Nicodemo ha bisogno di incontrare Gesù per porgli la sua domanda, per dirgli: «Sei davvero tu il Figlio di Dio?». È una domanda che lo tormenta, che rende oscura e buia la sua vita senza la risposta chiara di Gesù.

Ma Nicodemo non riuscirà a formulare la sua domanda in modo completo, riuscirà, a malapena, a iniziare a porla dicendo: «So che sei un dottore venuto da Dio perché nessuno può fare questi segni miracolosi che tu fai…», quando Gesù lo interrompe prima di arrivare al nodo cruciale.

«Se uno non è nato di nuovo…»: Gesù risponde a Nicodemo che bisogna nascere di nuovo per trovare la risposta alla sua domanda inespressa. Nicodemo dovrebbe tornare nel grembo di sua madre e nascere di nuovo? Sì, per capire chi è Gesù, Nicodemo deve ripartire da zero. Ma come è possibile?

«Se uno non è nato d’acqua e di Spirito…» dice ancora Gesù. Ecco cosa significa “nascere di nuovo”, significa “ricevere lo Spirito”, essere immersi in qualcosa di nuovo, nell’acqua del battesimo, nel liquido amniotico materno, per ricevere quella lucidità della mente e del cuore sgomberati dai nostri preconcetti, dalle nostre interpretazioni, dai nostri pregiudizi. «Se uno non è nato di nuovo…»!

Gesù dice a Nicodemo che non potrà mai capire chi è Gesù se non cambia prospettiva, se non guarda dal lato opposto, se non cambia direzione, orientamento, se non entra in un orizzonte nuovo, se non esce da se stesso e da una visione univoca, a senso unico, delle cose, delle persone, della vita, di Dio stesso. E tutto questo potrà accadere non con le proprie forze, ma con l’azione dello Spirito. Sì, perché è lo Spirito che permette di andare oltre i nostri limiti, di guardare oltre il proprio naso, di allargare i nostri orizzonti.

Gesù aveva spiegato più volte ai discepoli della necessità di un cambiamento radicale della loro esistenza, che ha già inizio quando lasciano tutto per seguirlo. L’evangelista ci racconta che Gesù dice ai discepoli «passiamo all’altra riva», chiedendo un cambiamento di direzione, di progetti, di visione. Tuttavia, passare all’altra riva, provoca una gran tempesta nel mare dei discepoli, tanto che la loro barca sembrava affondare, ed essi hanno paura, fino a pregare Gesù che facesse qualcosa: «Maestro, non ti curi di noi? siamo per morire». Le tempeste che provocano i cambiamenti mettono a dura prova la fede dei discepoli: «Perché avete pura, non avete ancora fede?» dice Gesù.

Dunque, i cambiamenti, benché necessari, molto spesso ci fanno paura, ci mettono a disagio, destabilizzano le nostre certezze, le nostre abitudini che esprimono noi stessi, la nostra fede, la nostra pratica religiosa.

Eppure, Gesù ci chiede, come a Nicodemo, di nascere di nuovo, di ricevere lo Spirito, di guardare oltre, cioè, con altri occhi, con uno sguardo diverso, le cose e le persone. Sempre, ogni giorno, in modo nuovo, per scoprire quello che ci eravamo persi.

Gesù spiega che è necessario uscire da noi stessi, abbattere i nostri muri di protezione, per permettere al vento di soffiare libero. Il vento nella Bibbia è il “pneuma” che significa anche “Spirito”. Il proverbio cinese scritto sulle locandine del Concorso fotografico dell’Uliveto, è chiaro: «Quando soffia il vento del cambiamento alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento». Si può resistere al vento, opponendosi energicamente, oppure lasciarsi andare, riconoscerne l’opportunità e sfruttarla al meglio per costruire nuove realtà e una nuova storia.

Gesù ci chiede di avere questa fede: la fiducia in quell’azione di Dio che cambia le nostre menti, la fiducia in quei "cambia-menti" che egli stesso pone lungo il nostro cammino, per vedere in modo sempre nuovo la dimensione della fede e quella del mondo in cui viviamo. Lungo questo cammino, nella paura, nel disagio, nell'angoscia, egli ci sostiene donandoci il suo Spirito e permettendoci così di nascere di nuovo e di vivere in modo completo e radicale il cambiamento che ogni giorno egli esige in noi.

Accade, così, il miracolo: nello Spirito, la possibilità di Dio entra nella nostra vita umana, storica, e la rinnova.

Lo Spirito è così, come il vento, libero, arriva e va dove vuole, secondo un disegno che noi non controlliamo, né conosciamo.

L’incontro di Nicodemo con Gesù rappresenta anche il nostro incontro con Gesù. Non è facile perché ci sentiamo inadeguati, ripiegati su noi stessi. Altre volte siamo troppo tristi, troppo afflitti dai colpi della vita e viviamo nel buio della nostra anima, nella notte della nostra coscienza.

Tuttavia, Gesù ci incoraggia ad andare da lui, anche nel buio della nostra notte, a porgli tutte le nostre domande, i nostri dubbi, le nostre paure, le nostre lacerazioni. Gesù ci risponde che ci offre il dono del suo Spirito, perché possiamo nascere a una nuova dimensione della nostra vita e uscire dal buio della nostra esistenza, lasciando tutto ciò che ci impediva di andare oltre.

Gesù non ci chiede di fuggire dal mondo, dalla nostra realtà umana, ma ci dice di viverla pienamente, nella nuova comprensione che ci offre, con il dono del suo Spirito. Amen!

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

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