Culto domenicale:
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Domenica, 01 Ottobre 2017 17:33

Sermone di domenica 1 ottobre 2017 (Matteo 6,25-34)

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Testo della predicazione: Matteo 6,25-34

Perciò vi dico: non siate in ansia per la vostra vita, di che cosa mangerete o di che cosa berrete; né per il vostro corpo, di che vi vestirete. Non è la vita più del nutrimento, e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? E chi di voi può con la sua preoccupazione aggiungere un'ora sola alla durata della sua vita? E perché siete così ansiosi per il vestire? Osservate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano; eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, fu vestito come uno di loro. Ora se Dio veste in questa maniera l'erba dei campi che oggi è, e domani è gettata nel forno, non farà molto di più per voi, o gente di poca fede? Non siate dunque in ansia, dicendo: "Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?" Perché sono i pagani che ricercano tutte queste cose; ma il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose. Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più. Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno.

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, Gesù affronta il tema dell’ansia perché sa bene che si tratta perfino di una sofferenza che non aggiunge nulla alla nostra vita, anzi ci toglie qualcosa: la serenità. Gesù insiste sul fatto che, spesso, la nostra ansia dipende da una errata priorità che diamo alle cose.

In effetti, ci sono tante cose nella vita alle quali diamo poca importanza, ma un giorno, quando facciamo un’esperienza intensa, quelle persone, parole o gesti, possono acquistare un significato profondo, e diventare per noi particolarmente cari e preziosi che cambiamo anche la nostra esistenza.

Per questo Gesù parla di una nuova concezione della vita che diventa un modo di essere e di porsi nei confronti della vita stessa e di Dio. Gesù ci invita a prendere sul serio e la vita e Dio. Gesù vuole ricordarci che come Dio è il creatore di tutti gli esseri umani, così egli non li abbandona a se stessi, ma continua ad prendersene cura sempre, come dire che il suo atto creatore non si è concluso nella prima pagina della Bibbia.

Gesù ci invita a guardare gli uccelli, belli e brutti (nel vangelo di Luca, si parla anche di corvi!) i vegetali, i fiori e persino le erbacce che continuano a ricevere l'attenzione di Colui che li ha creati. Gesù ci dice che anche per noi è così, anche noi dipendiamo dall’amore del Signore che ci sostiene nella vita. Gesù ci dice che Dio ci ha creati, non per buttarci nel vasto mondo chiedendoci di cavarcela da soli e di arrangiarci, ma continua ad amarci e a prendersi cura di ognuno di noi.

Gesù ci dice che chi si ritiene autosufficiente da Dio e dagli altri sbaglia, così come non hanno senso le nostre ansie e le nostre preoccupazioni circa le cose materiali di cui abbiamo bisogno.

È vero, tutti siamo inclini all’inquietudine e all’ansia, ma perché abbiamo poca fiducia nel nostro Creatore, e questa scarsa fiducia che crea un grande vuoto in noi, ci induce a chiedere per noi, ad avere, a possedere, sempre di più.

Commentando questo brano del Vangelo di Matteo, un teologo moderno ha detto che «la fede finisce quando comincia la preoccupazione e la preoccupazione finisce quando comincia la fede».

In fondo, è questo che Gesù ci vuole insegnare: a lasciare che la fede che abbiamo ricevuto determini anche le nostre convinzioni e le nostre azioni nella vita di tutti i giorni. Spesso, invece, noi ci lasciamo guidare dalle esperienze che ci portano lontani da Dio, nel senso che ci fanno pensare che Dio ci ha lasciato soli e ha smesso di prendersi cura di noi. Ma è proprio nelle esperienze e nelle prove più dure che Dio viene per sostenerci e rialzarci, anche se non riusciamo a capire che cosa sta facendo, a sentirlo, a vederlo che ci prende per mano e ci conduce.

Talvolta la frenesia della vita e la fretta stessa, ci provocano ansie e ci tolgono il respiro. Non avete sentito anche voi qualche volta dire: “Scusa, sono di fretta!”? Anche il nostro linguaggio cambia, perché anche noi siamo cambiati. “Sono di fretta” ha sostituito quello che in passato si diceva “vado di fretta”. Il verbo essere mi indica un tutt’uno con la fretta: io sono la fretta in persona.

Insegniamo questa filosofia di vita dell’agitarsi anche ai nostri figli ancora piccoli, inserendoli in questo stile di vita frenetico, togliendo il tempo lento della loro crescita catapultandoli in una affaccendata rincorsa di attività. I nostri catecumeni sono così; per loro è diventato quasi impossibile trovare un’ora alla settimana per incontrarsi. Sono presi in ostaggio da mille attività.

E noi? Noi avremmo bisogno di un giorno di 48 ore, di una settimana di 10 giorni e via dicendo.

Com’è attuale per noi il discorso di Gesù!

Ma Gesù va oltre. Va oltre la fretta e il tempo, spiegando che questi sono la conseguenza di un vuoto che cerchiamo di riempire, di una nudità che cerchiamo di coprire. “La vita è più importante del cibo e il corpo più del vestito”, dice Gesù: queste parole vogliono dirci che noi sbagliamo l’ordine delle priorità. Per noi diventa più importante quello che è secondario. E ciò che è importante davvero, non è tenuto in conto, è dato per scontato, e così smette di avere quell’importanza necessaria per prestargli attenzione affinché maturi, si formi e dia un senso vero alla vita.

Voi non siete pagani, dice Gesù, cioè voi siete credenti che sanno distinguere i piani della realtà e della finzione, che conoscono la differenza fra ciò che è importante e ciò che non lo è, che sanno mettere in primo piano ciò che è fondante per una vita che sa confidare nel sostegno di Dio anche quando le prove diventano gravi o terribili da sopportare.

Gesù ci dice: «Tu puoi non disperare». I non credenti sbagliano priorità, tu non devi, perché Dio ti ha dato quella fede che ti permette di vedere oltre l’ansia e la preoccupazione.

Ci sono realtà che Dio realizza e sostiene, quelle sono importanti, perché sono a sostegno della vita. Tu sei chiamato/a a impegnarti a guardare questa opera di Dio per la vita perché, dice Gesù, «la vita vale più di tutto», quella tua e degli altri. È la “vita” di tante persone che va coltivata, che va resa dignitosa, liberata dalla schiavitù, guarita dal male, lenita dalle sofferenze. È quella vita di tante persone che incontriamo, o che possiamo sostenere con la nostra convinzione, con la nostra preghiera, con la nostra disponibilità.

Gesù vuole che le tante persone che sono vinte dalle preoccupazioni della vita, perché sono investite dalla sofferenza, dal lutto, dalla violenza, dalla costrizione a lasciare la loro terra per la guerra o la povertà, possano essere incontrate da quei credenti che, con la loro fede, siamo per loro come pioggia nel deserto, come porte che si aprono, mani che si schiudono, braccia che si allargano, piedi che vanno incontro, affinché anche per loro, più che le preoccupazioni e l’ansia, la vita possa valere più di tutto il resto. 

Questo significa per noi la parola di Gesù: «Cercate prima il regno e la giustizia di Dio e tutte le altre cose vi saranno date in più».

Gesù ci chiede di confidare sempre nel sostegno del Signore e di imparare a realizzare, con l’aiuto di Dio, una società sempre meno disumana e sempre più umana, capace di condividere reciprocamente la vita come un dono prezioso che tutti abbiamo ricevuto. Amen!

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

Indirizzo: Via Beckwith 49, Luserna San Giovanni (TO), 10062, ITALIA

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