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Domenica, 07 Gennaio 2018 14:12

Sermone di domenica 7 gennaio 2018 (I Corinzi 1,26-31)

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Testo della predicazione: I Corinzi 1,26-31

Fratelli, guardate la vostra vocazione; non ci sono tra di voi molti sapienti secondo la carne, né molti potenti, né molti nobili; ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono, perché nessuno si vanti di fronte a Dio. Ed è grazie a lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, ossia giustizia, santificazione e redenzione; affinché com’è scritto: «Chi si vanta, si vanti nel Signore».

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, in questo scritto in cui l’apostolo scrive alla comunità cristiana di Corinto, affronta il tema della gratuità dell’amore, della grazia e del perdono di Dio.

I credenti, sono tali perché hanno ricevuto la fede da Dio, e questa fede non l’hanno ricevuta perché sono più intelligenti, sapienti o più giusti e santi di altri; i credenti, dunque, non possono avere alcun vanto riguardo alla loro fede: essa è un dono gratuito di Dio.

«Guardate la vostra vocazione», scrive l’apostolo, come dire: «Guardate che cosa siete diventati voi, per grazia di Dio, senza alcun merito, senza nessuna delle vostre carte in regola, senza appartenere a classi agiate, o a classi di intellettuali, di persone altolocate che esercitano poteri forti». No, Maria diceva: «Il Signore ha buttato giù dai troni i potenti e ha mandato a mani vuote i ricchi».

Così accadrà che i Magi d’oriente faranno una lunga strada per abbassarsi nell’adorazione di un bambino povero che nasce in una stalla e deposto in una mangiatoia: questa è la logica di Dio, è la logica per la quale non ci sono ceti di appartenenza giusti, come il popolo ebraico, ma tutti hanno accesso alla fede e alla grazia, qualunque sia la propria condizione a patto che riconosca Dio nell’umiltà, nella povertà, nell’impotenza, nella semplicità.

Eppure non mancano credenti ancora convinti che Dio stia dalla parte dei potenti che altri onorano e riveriscono. Credenti che affermano: «Dio non mi ascolta perché non ho influenza politica», o «perché non ho alcun potere», o «perché non ho l’intelligenza di capire la Bibbia». No, Paolo dice chiaramente: «Dio ha chiamato voi alla fede, proprio perché non siete né ricchi, né potenti».

Dio ha dato a voi la vocazione di diffondere la testimonianza del suo amore. Dio sceglie voi, voi che ritenete di non esserne degni, sceglie voi che siete oggetto di scherno e di derisione; voi che riconoscete di essere peccatori e peccatrici per meritare il perdono e la grazia di Dio.

Perché tutto questo? Perché Dio, invece, non si rivolge a tutti, indipendentemente da quello che pensano?

Certo che Dio lo fa, ma per l’apostolo Paolo, coloro che entrano nell’orizzonte della salvezza di Dio e del suo amore, sono coloro che non hanno alcun vanto di ciò, perché sanno che è Dio che viene e li prende per mano, che li tira fuori dal proprio fango, dalle proprie false possibilità, dai propri perbenismi, dalle proprie false capacità.

Perché?

Perché chi crede di essere salvato per le proprie opere o per le proprie capacità, non entra nella dimensione della grazia di Dio, ma rimane all’interno del proprio egoismo, all’interno di un orizzonte di “do ut des”, ti do affinché tu mi dia, affinché tu mi corrisponda, non c’è quindi gratuità, ma retribuzione, compenso, corresponsione, scambio, non c’è amore ma indifferenza, non c’è grazia ma tornaconto.

Chi è consapevole di vivere della sola grazia di Dio, vive nell’orizzonte di una gratuità che coinvolge e determina anche il corso della sua via; sa di non avere alcuna merce di scambio, alcun merito da far valere a proprio vantaggio, può solo allargare le braccia e accogliere tutto l’amore gratuito di Dio che non chiede nulla in cambio; è come un bambino amato dalla madre e che allarga le braccia per correrle incontro. È un amore gratuito che è vissuto concretamente quando corrisposto. Così, questo credente, accoglie in sé un amore che gli dà, a sua volta, la possibilità di amare senza chiedere nulla in cambio.

È questo che significa “Essere in Cristo”, dell’apostolo, per questo dice: «È grazie a lui che voi siete in Cristo».

Questa è una realtà che con le nostre sole forze, capacità e intelligenza non avremmo mai potuto vivere. Se c’è in noi un minimo di senso della giustizia, di saggezza, di bontà, di perdono è perché Gesù stesso è giustizia, saggezza, perdono e bontà.

Essere in Cristo, significa dunque, partecipare a ciò che Cristo è. Di ciò, dice l’apostolo Paolo, possiamo vantarci: di appartenere a Cristo, di essere stati introdotti nella dimensione gratuita dell’amore che non chiede nulla in cambio.

Che te ne viene? Che ci guadagni a dare senza mai ricevere nulla?

Guadagno tutto e tutti: una vita non più da egoistica e disperante, sempre alla ricerca di avere di più, sempre per sé, compreso il Paradiso; una vita vissuta non più all’insegna della paura del dopo, del futuro, degli altri che minacciano il mio spazio.

Guadagno tutto e tutti perché l’orizzonte non è dentro me stesso, ma fuori, non per soddisfare il mio “io”, ma per soddisfare il piacere e la gioia di andare incontro agli altri, al prossimo, per amare, per donare ciò di cui ho di più prezioso: la mia stessa vita posta al servizio, come una vocazione.

Infatti «guardate la vostra vocazione» dice l’apostolo nel nostro brano. La vocazione che Dio affida non è facile da mettere in pratica, perché bisogna superare le nostre resistenze, i nostri orientamenti sbagliati, che vanno nella direzione dei propri interessi e non del bene comune.

Correggere la direzione della nostra vocazione, implica fiducia in Dio, affidarsi nelle sue mani, affidarsi all’amore di Dio che riempie di senso il nostro essere, la nostra vita, i nostri rapporti umani, i nostri legami reciproci.

No, non sarà un impoverirsi: orientare la vocazione verso gli altri, non ricercare le cose solo per sé, sarà invece un arricchimento reciproco, più prospero, più sereno.

La nostra vocazione è l’essere in Cristo, cioè partecipare a ciò che Cristo è, e sarà un guadagnare tutto e tutti, attraverso rapporti fondati sulla riconciliazione reciproca, sulla pace, sulla giustizia, sul perdono reciproco, sulla solidarietà. Tutto questo provoca la sola grazia di Dio per noi. Amen!

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

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