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Domenica, 19 Gennaio 2014 11:16

Sermone di domenica 19 gennaio 2014 (Ecclesiaste 1,8-11)

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Testo della predicazione: Ecclesiaste 1,8-11

Ogni cosa è in travaglio, più di quanto l'uomo possa dire; l'occhio non si sazia mai di vedere e l'orecchio non è mai stanco di udire. Ciò che è stato è quel che sarà; ciò che si è fatto è quel che si farà; non c'è nulla di nuovo sotto il sole. C'è forse qualcosa di cui si possa dire: «Guarda, questo è nuovo?» Quella cosa esisteva già nei secoli che ci hanno preceduto. Non rimane memoria delle cose d'altri tempi; così di quanto succederà in seguito non rimarrà memoria fra quelli che verranno più tardi.

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, la prossima domenica sarà la domenica della Memoria, che ricorda quando i cancelli le campo di concentramento nazista di Auschwitz furono aperti, era il 27 gennaio 1945. Sia in questa domenica che nella prossima rifletteremo sul senso della MEMORIA.

Alla nostra attenzione oggi un testo biblico tratto dal libro dell’Ecclesiaste che ci parla della memoria, o meglio del pessimismo riguardo alla memoria del passato, della storia passata. L’autore biblico è un predicatore che fa riflettere sul fatto che non ci sono novità, ma che tutto si ripete, ciclicamente, inesorabilmente. «C’è forse qualcosa di cui si possa dire: Guarda, questo è nuovo?».

All’epoca dell’autore biblico senz’altro no, ma anche a noi oggi direbbe la stessa cosa, nonostante la tecnologia ci abbia batto cambiare molte abitudini, direbbe che il senso di ciò che facciamo è vuoto, così come la vita stessa se non facciamo memoria del passato.

«Non rimane memoria delle cose passate… non rimarrà memoria fra quelli che verranno più tardi». Eppure oggi noi abbiamo i libri, anche elettronici che non prendono neppure spazio, ne possiamo portare con noi un gran quantità in un semplice pendrive o disco di memoria, o e-book; possiamo riguardare fotografie antiche e moderne, vecchie e nuove, renderci conto dei cambiamenti; guardare filmati che testimoniano una storia avvenuta e prenderne coscienza, convincerci della necessità di un cambiamento se si tratta di una storia violenta, di negazione dei diritti, di povertà, ecc…

Oggi, il predicatore dell’ecclesiaste ci direbbe tutta l’importanza di fare memoria, proprio lui che pensa che non esistono parole adatte per ricordare e che quindi la storia è destinata a ripetersi ciclicamente e in modo inesorabile, senza scampo, senza possibilità di cambiare.

Egli ritiene che la nostra storia umana sia afflitta da una incurabile amnesia che la rende vuota e priva di senso. Il passato diventa futuro e il futuro una ripetizione del passato.

Diversamente il profeta Isaia annunciava: «Ecco, le cose di prima sono avvenute e io ve ne annuncio delle nuove» (Is. 42,9); Gesù parlava di “nuova nascita” e l’apostolo Paolo di “uomo nuovo”. Il predicatore dell’Ecclesiaste, con la sua provocazione, ci pone davanti a una sfida: hai la capacità di fare memoria? Se non ne hai la capacità la storia e la vita cadranno nel vuoto, non avranno senso.

Fare memoria non significa ricordare per il nostro predicatore, ma significa essere ricondotti nel luogo e nel tempo degli eventi storici passati perché siano rivissuti in modo che ci permettano di non ripeterli e di proiettarci verso un futuro nuovo dove il passato è presente non nella ripetizione ciclica, ma come monito per le nuove generazioni.

Ricordare Auschwitz, i campi di concentramento, i lager nazisti non è sufficiente se non riusciamo a rivivere nella nostra anima quella storia passata. Se non ci interroghiamo domandandoci cosa avremmo fatto noi se fossimo stato lì: avremmo denunciato una famiglia ebrea per 5000 lire oppure l’avremmo accolta col rischio di essere scoperti?

Fare memoria significa collocarci nella storia dell’altro, nelle vicende dell’altro, e permettere che diventino la nostra storia e le nostre vicende.

Le pietre d’inciampo sono delle targhette di ottone 10x10 cm poste al posto dei sampietrini, le pietre quadrate che compongono la strada, davanti alle case dei deportati, sono un inciampo perché ci obbligano a fermarci per riflettere. Come pure le 11.541 sedie rosse che, in occasione dell’anniversario dei 20 anni, hanno fatto memoria delle 11.541 vittime causate dall’assedio di Sarajevo, nella sola città.

Abbiamo tante occasioni per fare memoria di una storia che non dobbiamo ripetere, così la memoria ci porta indietro al 2 agosto del 1980, alla strage della stazione di Bologna quando guardiamo, posto là, come un monito, l’orologio della stazione, fermo alle ore 10,25.

Siamo chiamati a costruire un futuro nuovo, a essere protagonisti di una civiltà nuova, siamo chiamati a costruire nuovi ponti di riconciliazione, di pace, di giustizia. Ponti di solidarietà, di condivisione, di comunione, senza barriere confessionali, senza barriere etniche, muri culturali, separazioni intellettuali, nazionali, di genere o di sesso. La memoria del passato sia per noi un monito per disporci ad un impegno volto al cambiamento.

Facciamo memoria di noi stessi e della storia passata per costruire tutti insieme una storia e un futuri di giustizia, di legalità, di equità e di pace. Amen!

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Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

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