Culto domenicale:
ore 9,00 sala degli Airali
ore 10,00 Tempio dei Bellonatti
nel periodo invernale il culto avrà luogo presso la sala Beckwith

Nuovo numero di telefono del presbiterio: 0121.30.28.50

Notizie

Archivio di notizie ed eventi.

L'invito a dedicare una preghiera per le vittime il prossimo 5 ottobre

Roma (NEV), 24 settembre 2014 - Il Consiglio della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), nella sua riunione del 16 settembre, ha approvato un ordine del giorno in cui “esprime viva preoccupazione per la decisione del governo italiano di porre fine alla missione Mare Nostrum. Riconoscendo che dopo l’ennesima strage in mare del 3 ottobre 2013 l’operazione Mare Nostrum ha contribuito a dare forza all’Italia nella negoziazione di misure europee per l’accoglienza dei profughi, chiede al Governo di non concludere l’operazione prima che sia stato attivato un altro dispositivo ugualmente orientato al salvataggio in mare. Rinnova l’appello al governo italiano e alle istituzioni europee perché, di fronte alla strage che si compie sotto i nostri occhi, si apra un canale umanitario che consenta a profughi identificati presso le sedi diplomatiche di raggiungere le loro destinazioni in condizioni di sicurezza e rispettose degli standard dei diritti umani.

Mercoledì, 24 Settembre 2014 19:23

Venerdì su Rai Storia il nuovo documentario su Willy Jervis

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Un lavoro di Giovanni De Luna e Enrico Cerasuolo presentato al Prix Italia di Torino

Presentato in anteprima al Prix Italia, il più antico e prestigioso concorso internazionale per programmi radio, tv e web ospitato dalla Rai di Torino, il documentario “La Resistenza tra scelta e martirio” che, attraverso i diari e le lettere di tre grandi protagonisti della guerra partigiana , ripercorre gli scontri, le ansie e le speranze, raccontati in presa diretta, nel pieno del loro svolgimento, delle battaglie che hanno insanguinato le montagne piemontesi dal 1943 al 1945. Emanuele Artom, ebreo, Willy Jervis, valdese, e Leletta d’Isola, cattolica, rivivono attraverso i loro scritti, conducendo lo spettatore negli abissi dell’abiezione umana, della guerra e di tutto ciò che comporta. Il progetto è a cura dello storico Giovanni De Luna, docente di Storia contemporanea all’Università di Torino e celebre volto televisivo di programmi di stampo storico, e di Enrico Cerasuolo che ne cura anche la regia.

Lampedusa, Agrigento (NEV), 3 settembre 2014 - Lampedusa non ci sta ad essere dipinta come l'Isola che non c'è, non ci sta ad essere il palcoscenico dell'emergenza, così come i media l'hanno costruita alimentando nel resto del paese l'idea dell'invasione. Lampedusa non ci sta più a recitare questa parte e prova per la prima volta a reagire.

Quest'estate, più volte, i media hanno utilizzato il nome “Lampedusa” nelle notizie che parlavano delle tragedie in mare, anche quando queste avvenivano a centinaia di miglia dalle sue coste. Così, ancora una volta, la Lampedusa dell'emergenza è cresciuta geograficamente nella dimensione mediatica fino a diventare enorme quasi quanto la Sicilia, fino a lambire le coste della Libia e dell'Egitto, della Tunisia e di Malta.

Occorrerebbe chiedere ai giornalisti un'attenzione particolare sulle notizie, ma la semplificazione mediatica ha imposto talmente tanto il suo linguaggio che ogni azione da parte delle istituzioni locali in questo senso cade nel vuoto. Giustamente l'amministrazione è preoccupata di questa dinamica, lo sono i lampedusani, e lo sono gli imprenditori che vivono di turismo. E lo sono perché tutto questo produce un danno ad una popolazione che vive quasi esclusivamente di turismo.

Ci è capitato spesso sentire i turisti che vengono sull'isola dire che non si aspettavano questa Lampedusa che sembra Rimini o Riccione, ci è capitato spesso sentirli raccontare di come i loro parenti ed amici li sconsigliassero di fare questa vacanza “rischiosa”, e ci è capitato spesso di dover rispondere alla domanda “perché i media raccontano queste bugie?”.

Il culto di apertura presieduto dal pastore Claudio Pasquet

Roma (NEV), 13 agosto 2014 - L'annuale Sinodo delle chiese metodiste e valdesi si terrà, com'è tradizione, dal 24 al 29 agosto presso la "Casa valdese" di Torre Pellice (Torino). Tra i temi all'attenzione dei 180 sinodali - pastori e "laici" in numero uguale - figureranno la missione delle chiese nell'Italia e nell'Europa caratterizzate dalla crisi, la formazione giovanile e l'interculturalità, l'essere chiesa insieme, l'ecumenismo, il Cinquecentenario della Riforma nel 2017, la libertà religiosa in Italia e l'Otto per mille. Lo ha anticipato il moderatore della Tavola valdese, il pastore Eugenio Bernardini, a capo dell'organo esecutivo dell'Unione delle chiese metodiste e valdesi.

Francesco cita i valdesi definendoli “religiosi di prim'ordine”

Roma, 23 luglio 2014 - “E' un segnale di attenzione, di rispetto e di fraternità che non possiamo non raccogliere e per il quale ringraziamo”. Così ha reagito il moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini, alla menzione che papa Francesco ha fatto della chiesa valdese nella lunga intervista rilasciata ad Eugenio Scalfari, apparsa su “Repubblica” di domenica 13 luglio. Bergoglio ha definito i valdesi dei “religiosi di prim'ordine”, indicandoli insieme a pentecostali ed ebrei tra gli interlocutori ecumenici del suo pontificato.

“Papa Francesco conosce e stima i valdesi e questo ci fa piacere ma non ci deve stupire”, ha scritto Bernardini in un'ampia nota pubblicata sul sito www.chiesavaldese.org, ricordando come in Argentina esista il ramo sudamericano della chiesa valdese, ben radicato e attivo sul piano sociale ed ecumenico. Quello che invece stupisce, secondo il moderatore, è che “papa Bergoglio abbia voluto citare i valdesi insieme agli ortodossi, agli anglicani, ai pentecostali e agli ebrei, ovvero a comunità di fede infinitamente più grandi della nostra piccola chiesa.

Roma (NEV), 23 luglio 2014 - Manca appena un mese all'annuale Sinodo delle chiese metodiste e valdesi che si terrà, com'è tradizione, alla “Casa valdese” di Torre Pellice (Torino). Quest'anno i 180 delegati di chiese - per metà pastori e per metà “laici” - si riuniranno per i lavori sinodali dal 24 al 29 agosto. I temi che la Tavola valdese presenterà al Sinodo riguardano la vita delle chiese, la valutazione del nuovo sguardo sul campo di lavoro avviato negli anni scorsi, la formazione pastorale, il cammino dell'essere chiesa insieme, la diaconia, il progetto della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) Mediterranean Hope, il lancio di un quotidiano online da affiancare al settimanale cartaceo “Riforma”. “Nonostante le tante difficoltà, vogliamo affrontare i problemi che ci stanno di fronte con la gioia e la gratitudine a cui ci richiama la Parola di Dio”, ha dichiarato il pastore Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese.

Giovedì, 10 Luglio 2014 13:52

Onora il Padre, non il padrino

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di Luca Baratto, curatore della rubrica radiofonica RAI "Culto Evangelico"

Ogni persona di fede diffida dalla religione. Diffida da quella ritualità formale, da quella pietà codificata, da quelle cerimonie collettive nelle cui pieghe i poteri di questo mondo fingendo di onorare Dio, trovano invece il modo di onorare se stessi e ingabbiare la dirompente buona notizia di Gesù. E' da questo è punto di vista – da quello della critica alla religione che parte dalla fede – che un protestante ascolta le parole di papa Francesco che scomunica i mafiosi e dei vescovi cattolici che propongono una moratoria sui padrini nei battesimi delle proprie diocesi ad alta densità mafiosa.

Naturalmente un protestante non può dare dei consigli su come si dovrebbe svolgere una processione. Un protestante, anzi, potrebbe obbiettare che da un suo punto di vista, una processione è un modo "sbagliato" di onorare Dio. Ma qui siamo di fronte a ben altro rischio: non l'onorare Dio in modo sbagliato, ma addirittura inchinarsi davanti ad un altro dio, totalmente diverso da quello di Gesù Cristo. Il rischio è quello di apostasia e rispetto a questo pericolo ogni cristiano, indipendentemente dalla chiesa a cui appartiene, deve sentirsi interpellato e unire la sua voce a quella dei suoi fratelli e delle sue sorelle.