Culto domenicale:
ore 9,00 sala degli Airali
ore 10,00 Tempio dei Bellonatti
nel periodo invernale il culto avrà luogo presso la sala Beckwith

Nuovo numero di telefono del presbiterio: 0121.30.28.50

Pastore Giuseppe Ficara

Consacrato nel 1992, ha svolto il suo ministero nelle chiese di Riesi, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Marsala, Palermo.
Pastore a Luserna San Giovanni da Agosto 2013.

 

Indirizzo: Via Beckwith 49, Luserna San Giovanni (TO), 10062, ITALIA

Tel/Fax: (+39) 0121/30.28.50

Mail: Per contattare il pastore via mail, clicca qui

 

Martedì, 28 Gennaio 2014 23:13

Lezione 3: Le guerre sante

Nel ricostruire gli elementi che strutturano la guerra santa, il teologo Gerard von Rad ha scoperto che questi elementi sono ricorrenti nelle guerre riportate dai libri di Giosuè, Giudici e I Samuele e che hanno uno svolgimento stereotipato, fisso.

Si inizia con la chiamata alle armi. I guerrieri osservano quindi le prescrizioni: praticano l'astinenza sessuale, fanno voti, si sottomettono al precetto della purezza rituale; anche le armi vengono consacrate. Seguono i sacrifici e la consultazione di Dio: Dio risponde che ha messo il nemico nelle mani d'Israele. La guerra viene definita "guerra del Signore", cioè che Dio combatte per il suo popolo la cui forza non conta. La guerra ha inizio con la "teeah" il «grido di guerra» il cui segnale veniva dato dallo "šôpâr", un corno d'ariete. I nemici sono allora assaliti dal terrore di Dio, la vittoria d'Israele è garantita. Il bottino viene interdetto (herem) e offerto al Signore, uomini e animali vengono uccisi, l'oro e altro materiale di valore vengono immessi nel tesoro del Signore. Ottenuta la vittoria, l'esercito viene congedato.       

Giosuè 6,2

E il Signore disse a Giosuè: «Vedi, io do in tua mano Gerico, il suo re, i suoi prodi guerrieri». 

Giosuè 10,12-15

 Allora Giosuè parlò al Signore, il giorno che il Signore diede gli Amorei in mano ai figli d'Israele, e disse in presenza d'Israele: «Sole, fermati su Gabaon, e tu, luna, sulla valle d'Aialon!» E il sole si fermò, e la luna rimase al suo posto, finché la nazione si fu vendicata dei suoi nemici.

Questo non sta forse scritto nel libro del Giusto?

Testo della predicazione: Atti 10,23b-28

Il giorno seguente andò con loro; e alcuni fratelli di Ioppe l’accompagnarono. L’indomani arrivarono a Cesarea. Cornelio li stava aspettando e aveva chiamato i suoi parenti e i suoi amici intimi. Mentre Pietro entrava, Cornelio, andandogli incontro, si inginocchiò davanti a lui. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Àlzati, anch’io sono uomo!» Conversando con lui, entrò e, trovate molte persone lì riunite, disse loro: «Voi sapete come non sia lecito a un giudeo di aver relazioni con uno straniero o di entrar in casa sua; ma Dio mi ha mostrato che nessun uomo deve essere ritenuto impuro o contaminato».

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, la lettura biblica di oggi ci fa assistere a un fatto singolare che dà inizio all’apertura della chiesa verso il mondo, verso le persone che non facevano parte d’Israele. Il fatto non deve essere dato per scontato perché la legge ebraica giudicava impura una persona che non apparteneva al popolo d’Israele, tale impurità era contagiosa, perciò non si potevano avere contatti con i pagani, né si poteva entrare nelle loro case.

Perfino chi viaggiava fuori dai confini della Palestina, al suo rientro doveva sottoporsi a riti di purificazione prima di inserirsi nella vita sociale della propria città.

Dunque l’epoca della chiesa primitiva era segnata da nette divisioni che Gesù aveva individuato cercando di spiegare che tutte le barriere che dividono vanno abbattute, per questo Gesù tocca un lebbroso, si lascia toccare da una donna ritenuta impura a causa delle sue emorragie di sangue, va a tavola con i peccatori e i pubblicani, non disdegna di riconoscere una grande fede nella donna siro-fenicia, parla con una samaritana di teologia, ecc…

Mercoledì, 22 Gennaio 2014 13:34

Giorno della memoria 2014

Martedì, 21 Gennaio 2014 21:07

Lezione 2: Dio salvatore e Dio violento

Fin dalle prime pagine dell'Antico Testamento, si fa menzione di guerre e di atti di violenza. Caino uccide Abele suo fratello: la storia umana inizia così con un atto di violenza. Mosè uccide un funzionario egiziano: anche la storia di liberazione d'Israele dalla schiavitù in Egitto inizia con un atto di violenza.

Guerre e atti di violenza accompagnano la storia d'Israele: dalla conquista della terra promessa di Giosuè e poi Davide fino alla guerra di liberazione del II secolo a.C. per opera dei Maccabei.

Tante volte, c'è chi fa riferimento a questi testi per accusare l'Antico Testamento di essere sanguinario, oppure per giustificare i propri atti di violenza. In realtà, rimane il problema di come spiegare la violenza biblica. Negare o rimuovere questo problema sarebbe un errore. 

In gran parte della Bibbia domina il tema della violenza. Uno studioso dell'Antico testamento arrivò alla seguente conclusione: 

«Nessun'altra attività o esperienza umana è menzionata così spesso come la violenza, né nel mondo del lavoro e dell'economia, né in quello della famiglia e della sessualità o della natura e della scienza».

Marcione, il primo grande eretico della storia della chiesa, aveva detto che il Dio di Gesù e dei Vangeli sarebbe un Dio nuovo, diverso da quello che compare nell'Antico Testamento, dal momento che quest'ultimo è un desposta, eccitato, selvaggio, bellicoso, violento e iroso. Perciò Marcione aveva escluso l'Antico Testamento dalla Sacra Scrittura. Ma la chiesa ufficiale non accolse questa opinione e preferì allontanarlo dal proprio ambito.

Testo della predicazione: Ecclesiaste 1,8-11

Ogni cosa è in travaglio, più di quanto l'uomo possa dire; l'occhio non si sazia mai di vedere e l'orecchio non è mai stanco di udire. Ciò che è stato è quel che sarà; ciò che si è fatto è quel che si farà; non c'è nulla di nuovo sotto il sole. C'è forse qualcosa di cui si possa dire: «Guarda, questo è nuovo?» Quella cosa esisteva già nei secoli che ci hanno preceduto. Non rimane memoria delle cose d'altri tempi; così di quanto succederà in seguito non rimarrà memoria fra quelli che verranno più tardi.

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, la prossima domenica sarà la domenica della Memoria, che ricorda quando i cancelli le campo di concentramento nazista di Auschwitz furono aperti, era il 27 gennaio 1945. Sia in questa domenica che nella prossima rifletteremo sul senso della MEMORIA.

Alla nostra attenzione oggi un testo biblico tratto dal libro dell’Ecclesiaste che ci parla della memoria, o meglio del pessimismo riguardo alla memoria del passato, della storia passata. L’autore biblico è un predicatore che fa riflettere sul fatto che non ci sono novità, ma che tutto si ripete, ciclicamente, inesorabilmente. «C’è forse qualcosa di cui si possa dire: Guarda, questo è nuovo?».

All’epoca dell’autore biblico senz’altro no, ma anche a noi oggi direbbe la stessa cosa, nonostante la tecnologia ci abbia batto cambiare molte abitudini, direbbe che il senso di ciò che facciamo è vuoto, così come la vita stessa se non facciamo memoria del passato.

Testo della predicazione: Isaia 60,1-6

«Sorgi, risplendi, poiché la tua luce è giunta, e la gloria del Signore è spuntata sopra di te!  Infatti, ecco, le tenebre coprono la terra e una fitta oscurità avvolge i popoli; ma su di te sorge il Signore e la sua gloria appare su di te. Le nazioni cammineranno alla tua luce, i re allo splendore della tua aurora. Alza gli occhi e guàrdati attorno; tutti si radunano e vengono da te; i tuoi figli giungono da lontano, arrivano le tue figlie, portate in braccio. Allora guarderai e sarai raggiante, il tuo cuore palpiterà forte e si allargherà, poiché l'abbondanza del mare si volgerà verso di te, la ricchezza delle nazioni verrà da te. Una moltitudine di cammelli ti coprirà, dromedari di Madian e di Efa; quelli di Seba verranno tutti, portando oro e incenso, e proclamando le lodi del Signore». 

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, chi di voi non ha mai vissuto momenti di profondo sconforto o di tristezza dovuti a una malattia, propria o di una persona cara, dovuti a un lutto, a una crisi di un rapporto, oppure una crisi spirituale, o una crisi finanziaria che ha messo in forse le prospettive del futuro, i progetti, i programmi per una vita serena?

Il profeta Isaia fa risuonare le sue parole ad un popolo che ha perso la speranza perfino nelle promesse di Dio! Un popolo che non vede alcun futuro davanti a sé. La deportazione di Israele in Babilonia aveva distrutto ogni attesa, i pochi non deportati rimasti in Giudea vivevano sulla loro pelle la distruzione delle città e la devastazione dei campi; la percezione dell’ingiustizia e la privazione provocavano sconforto e arresa.

Anche quando cominceranno ad arrivare, dopo quasi 50 anni, come un piccolo rivolo, i primi esuli da Babilonia, non si avrà certo la sensazione che tutto cambierà per magia, anche se il ritorno degli esuli è salutato come un dono della grazia di Dio.

Mercoledì, 25 Dicembre 2013 11:46

Sermone di Natale 2013 (Giovanni 1,1-14)

Testo della predicazione: Giovanni 1,1-14

«Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Essa era nel principio con Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini. La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta. Vi fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni. Egli venne come testimone per render testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui. Egli stesso non era la luce, ma venne per render testimonianza alla luce. La vera luce che illumina ogni uomo stava venendo nel mondo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non l’ha conosciuto. È venuto in casa sua e i suoi non l’hanno ricevuto; ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome; i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio. E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre.». 

Sermone

     Cari fratelli e care sorelle, l’annuncio di Natale di oggi ci è testimoniato dal Vangelo di Giovanni che, al capitolo 1, che abbiamo letto, fa riferimento alla Genesi, all’inizio cioè di tutte le cose, del mondo, quando cioè Dio pronunciò una parola e tutto accadde. Dio disse: «Sia la luce», e la luce fu. Il Salmo 33,9 dice infatti si esprime così: «Egli parlò, e la cosa fu; egli comandò e la cosa apparve».

     La Bibbia vuole dirci, in ogni pagina, che quando Dio parla accade qualcosa, che la sua parola non è come la nostra che è portata via dal vento, che è dimenticata, che non è mantenuta, che può essere una voce tra le tante. Ma la parola che Dio pronuncia è sempre una promessa, e una promessa fa riferimento al futuro dove ancora noi non ci siamo, ma proprio per questo ci dà una speranza.

     Cosa accade quando Dio parla? Il parlare di Dio crea la vita.

     Perché?

Testo della predicazione: Matteo 1,18-21

«La nascita di Gesù Cristo avvenne in questo modo. Maria, sua madre, era stata promessa sposa a Giuseppe e, prima che fossero venuti a stare insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe, suo marito, che era uomo giusto e non voleva esporla a infamia, si propose di lasciarla segretamente. Ma mentre aveva queste cose nell’animo, un angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua moglie; perché ciò che in lei è generato, viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati»

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, oggi abbiamo raggiunto un grado significativo circa la paternità e la maternità, l’avere dei figli. Si può parlare oggi di maternità responsabile, si pianifica un figlio, oppure no se non possiamo garantirgli una condizione di vita accettabile.

Anche se purtroppo succede che sono sempre meno le donne e gli uomini che sono pronti ad accettano la responsabilità di avere un figlio/a. E può capitare che, quando una gravidanza è frutto di “un incidente di percorso”, allora essa è recepita come uno spezzare la tranquillità che si voleva, o l’interruzione di progetti diversi.

I figli certamente “cambiano la vita” ed essa non sarà più la stessa di prima.

Come una gravidanza non programmata, in modi diversi, Dio interviene nella nostra vita e ne interrompe il corso in modo inatteso, ci fa cambiare direzione. E noi ci troviamo impreparati e l’accaduto ci scombussola, scompiglia i nostri progetti.