Culto domenicale:
ore 9,00 sala degli Airali
ore 10,00 Tempio dei Bellonatti
nel periodo invernale il culto avrà luogo presso la sala Beckwith

Nuovo numero di telefono del presbiterio: 0121.30.28.50

Bellonatti

Archivio dei sermoni domenicali

Testo della predicazione: Ecclesiaste 1,8-11

Ogni cosa è in travaglio, più di quanto l'uomo possa dire; l'occhio non si sazia mai di vedere e l'orecchio non è mai stanco di udire. Ciò che è stato è quel che sarà; ciò che si è fatto è quel che si farà; non c'è nulla di nuovo sotto il sole. C'è forse qualcosa di cui si possa dire: «Guarda, questo è nuovo?» Quella cosa esisteva già nei secoli che ci hanno preceduto. Non rimane memoria delle cose d'altri tempi; così di quanto succederà in seguito non rimarrà memoria fra quelli che verranno più tardi.

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, la prossima domenica sarà la domenica della Memoria, che ricorda quando i cancelli le campo di concentramento nazista di Auschwitz furono aperti, era il 27 gennaio 1945. Sia in questa domenica che nella prossima rifletteremo sul senso della MEMORIA.

Alla nostra attenzione oggi un testo biblico tratto dal libro dell’Ecclesiaste che ci parla della memoria, o meglio del pessimismo riguardo alla memoria del passato, della storia passata. L’autore biblico è un predicatore che fa riflettere sul fatto che non ci sono novità, ma che tutto si ripete, ciclicamente, inesorabilmente. «C’è forse qualcosa di cui si possa dire: Guarda, questo è nuovo?».

All’epoca dell’autore biblico senz’altro no, ma anche a noi oggi direbbe la stessa cosa, nonostante la tecnologia ci abbia batto cambiare molte abitudini, direbbe che il senso di ciò che facciamo è vuoto, così come la vita stessa se non facciamo memoria del passato.

Testo della predicazione: Isaia 60,1-6

«Sorgi, risplendi, poiché la tua luce è giunta, e la gloria del Signore è spuntata sopra di te!  Infatti, ecco, le tenebre coprono la terra e una fitta oscurità avvolge i popoli; ma su di te sorge il Signore e la sua gloria appare su di te. Le nazioni cammineranno alla tua luce, i re allo splendore della tua aurora. Alza gli occhi e guàrdati attorno; tutti si radunano e vengono da te; i tuoi figli giungono da lontano, arrivano le tue figlie, portate in braccio. Allora guarderai e sarai raggiante, il tuo cuore palpiterà forte e si allargherà, poiché l'abbondanza del mare si volgerà verso di te, la ricchezza delle nazioni verrà da te. Una moltitudine di cammelli ti coprirà, dromedari di Madian e di Efa; quelli di Seba verranno tutti, portando oro e incenso, e proclamando le lodi del Signore». 

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, chi di voi non ha mai vissuto momenti di profondo sconforto o di tristezza dovuti a una malattia, propria o di una persona cara, dovuti a un lutto, a una crisi di un rapporto, oppure una crisi spirituale, o una crisi finanziaria che ha messo in forse le prospettive del futuro, i progetti, i programmi per una vita serena?

Il profeta Isaia fa risuonare le sue parole ad un popolo che ha perso la speranza perfino nelle promesse di Dio! Un popolo che non vede alcun futuro davanti a sé. La deportazione di Israele in Babilonia aveva distrutto ogni attesa, i pochi non deportati rimasti in Giudea vivevano sulla loro pelle la distruzione delle città e la devastazione dei campi; la percezione dell’ingiustizia e la privazione provocavano sconforto e arresa.

Anche quando cominceranno ad arrivare, dopo quasi 50 anni, come un piccolo rivolo, i primi esuli da Babilonia, non si avrà certo la sensazione che tutto cambierà per magia, anche se il ritorno degli esuli è salutato come un dono della grazia di Dio.

Mercoledì, 25 Dicembre 2013 11:46

Sermone di Natale 2013 (Giovanni 1,1-14)

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Testo della predicazione: Giovanni 1,1-14

«Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Essa era nel principio con Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini. La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta. Vi fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni. Egli venne come testimone per render testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui. Egli stesso non era la luce, ma venne per render testimonianza alla luce. La vera luce che illumina ogni uomo stava venendo nel mondo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non l’ha conosciuto. È venuto in casa sua e i suoi non l’hanno ricevuto; ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome; i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio. E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre.». 

Sermone

     Cari fratelli e care sorelle, l’annuncio di Natale di oggi ci è testimoniato dal Vangelo di Giovanni che, al capitolo 1, che abbiamo letto, fa riferimento alla Genesi, all’inizio cioè di tutte le cose, del mondo, quando cioè Dio pronunciò una parola e tutto accadde. Dio disse: «Sia la luce», e la luce fu. Il Salmo 33,9 dice infatti si esprime così: «Egli parlò, e la cosa fu; egli comandò e la cosa apparve».

     La Bibbia vuole dirci, in ogni pagina, che quando Dio parla accade qualcosa, che la sua parola non è come la nostra che è portata via dal vento, che è dimenticata, che non è mantenuta, che può essere una voce tra le tante. Ma la parola che Dio pronuncia è sempre una promessa, e una promessa fa riferimento al futuro dove ancora noi non ci siamo, ma proprio per questo ci dà una speranza.

     Cosa accade quando Dio parla? Il parlare di Dio crea la vita.

     Perché?

Testo della predicazione: Matteo 1,18-21

«La nascita di Gesù Cristo avvenne in questo modo. Maria, sua madre, era stata promessa sposa a Giuseppe e, prima che fossero venuti a stare insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe, suo marito, che era uomo giusto e non voleva esporla a infamia, si propose di lasciarla segretamente. Ma mentre aveva queste cose nell’animo, un angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua moglie; perché ciò che in lei è generato, viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati»

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, oggi abbiamo raggiunto un grado significativo circa la paternità e la maternità, l’avere dei figli. Si può parlare oggi di maternità responsabile, si pianifica un figlio, oppure no se non possiamo garantirgli una condizione di vita accettabile.

Anche se purtroppo succede che sono sempre meno le donne e gli uomini che sono pronti ad accettano la responsabilità di avere un figlio/a. E può capitare che, quando una gravidanza è frutto di “un incidente di percorso”, allora essa è recepita come uno spezzare la tranquillità che si voleva, o l’interruzione di progetti diversi.

I figli certamente “cambiano la vita” ed essa non sarà più la stessa di prima.

Come una gravidanza non programmata, in modi diversi, Dio interviene nella nostra vita e ne interrompe il corso in modo inatteso, ci fa cambiare direzione. E noi ci troviamo impreparati e l’accaduto ci scombussola, scompiglia i nostri progetti.

Testo della predicazione: Luca 22,21-27

«Ecco, la mano di colui che mi tradisce è con me sulla tavola. Perché il Figlio dell'uomo, certo, se ne va, come è stabilito; ma guai a quell'uomo per mezzo del quale egli è tradito!» Ed essi cominciarono a domandarsi gli uni gli altri chi sarebbe mai, tra di loro, a far questo. Fra di loro nacque anche una contesa: chi di essi fosse considerato il più grande. Ma egli disse loro: «I re delle nazioni le signoreggiano, e quelli che le sottomettono al loro dominio sono chiamati benefattori. Ma per voi non dev'essere così; anzi il più grande tra di voi sia come il più piccolo, e chi governa come colui che serve. Perché, chi è più grande, colui che è a tavola oppure colui che serve? Non è forse colui che è a tavola? Ma io sono in mezzo a voi come colui che serve».

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, oggi è la domenica della diaconia ed è stato proposto alle nostre chiese di riflettere su questo brano dell’evangelista Luca che parla di servizio, di diaconia, appunto.
L’evangelista Luca pone questo passo subito dopo l’ultima Cena, è un discorso di addio rivolto a suoi discepoli, ma è anche un dialogo con loro. Gesù rivela il tradimento di Giuda e la propria morte; d’altra parte durante l’ultima Cena lo aveva già rivelato. È l’annuncio del tradimento da parte di uno dei discepoli che scatena la domanda esistenziale: chi sarà quello, tra noi, a tradire il Maestro? 
«Sei forse tu? No! Semmai sarai tu a tradire il Maestro e tutti noi!». Non dev’essere stato facile sentirsi accusati o soltanto sospettati di tradimento. Ma questa contesa porta i discepoli a domandarsi chi, tra loro, sarebbe stato il più grande, il più importante, che così sarebbe stato scartato come sospettato di tradire il Signore.
Gesù interviene all’interno di questa contesa per spiegare il senso dell’essere grandi, quale dovrebbe, davvero, essere il ruolo delle persone importanti, dei re, dei governati; quello di Gesù stesso, quindi, quello dei suoi discepoli e, oggi, il ruolo della Chiesa.
L’evangelista Luca, sottolinea, intanto, che la Chiesa non è mai al riparo dai tradimenti, dalle infedeltà, dai voltafaccia nei confronti del Signore. L’interrogarsi reciprocamente è la domanda che sempre la chiesa deve porsi: sono fedele a Cristo o a me stessa? 

Testo della predicazione: Romani 3,21-28

Ora però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, della quale danno testimonianza la legge e i profeti: vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti coloro che credono - infatti non c'è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio - ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, avendo usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, al tempo della sua divina pazienza; e per dimostrare la sua giustizia nel tempo presente affinché egli sia giusto e giustifichi colui che ha fede in Gesù. Dov'è dunque il vanto? Esso è escluso. Per quale legge? Delle opere? No, ma per la legge della fede; poiché riteniamo che l'uomo è giustificato mediante la fede senza le opere della legge.

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, la Riforma protestante del ‘500 ha sottolineato questa parola dell’apostolo Paolo: «Siamo giustificati gratuitamente per la Grazia di Dio mediante la fede».

La grazia è quindi il presupposto della nostra salvezza, ne è il fondamento, il fulcro attorno a cui ruota l’esistenza umana. Ma dobbiamo domandarci che cosa è questa grazia di cui parla l’apostolo!

Per noi protestanti, la grazia è il punto di partenza di un cammino di fede, non il punto di arri­vo, non la meta, non il nostro obiettivo. Non accade che dopo una serie di buone opere arriviamo a guadagnarci l’agognata grazia, dopo una serie di sacrifici e di rinunce riusciamo a meritarci quella grazia che ci porta in salvo. Al contrario, consapevoli che la grazia è un dono di Dio, che ci è data gratuitamente senza averla meritata, possiamo incamminarci portando i frutti che essa produce in noi.

Testo della predicazione: Michea 6,6-8

«Con che cosa verrò in presenza del Signore e mi inchinerò davanti al Dio eccelso? Verrò in sua presenza con olocausti, con vitelli di un anno? Gradirà il Signore le migliaia di montoni, le miriadi di fiumi d'olio? Dovrò offrire il mio primogenito per la mia trasgressione, il frutto delle mie viscere per il mio peccato? O uomo, Egli ti ha fatto conoscere ciò che è bene; che altro richiede da te il Signore, se non che tu pratichi la giustizia, che tu ami la misericordia e cammini umilmente con il tuo Dio?». 

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, alla nostra attenzione, oggi, vi è un brano del profeta Michea che annuncia il suo messaggio in una epoca molto difficile di Israele. Il Regno del Nord (Israele) con capitale Samaria è già conquistato dagli Assiri dal 722 a.C. e la minaccia incombe anche per il piccolo Regno del Sud (Giuda) con capitale Gerusalemme.

Le profezie del profeta Michea si rivolgono ad una popolo che vive una realtà instabile, una minaccia, un pericolo imminente e che cerca di rendersi indipendente da un oppressore che impone anche i propri idoli e che poi, nel 701 avrà la peggio, perché Sennacherib sarà miracolosamente sconfitto dal re di Giuda, Ezechia.

Testo della predicazione: Genesi 1,26 fino a 2,3

«Dio disse: "Facciamo l'uomo: sia simile a noi, sia la nostra immagine. Dominerà sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame... popolate la terra. Governatela...».

Sermone

Nel brano del libro della Genesi, Dio dona all'essere umano, che ha creato a sua immagine, il governo della terra. Dice: «Dominate sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame... popolate la terra. Governatela... E Dio disse: Io vi do...» tutto questo.

Cosa significa tutto questo? Che tutto è nostro e che possiamo farne ciò che vogliamo?

Eppure il Salmista loda il Signore perché è Lui che si prende cura della terra, che la rende fertile affinché possiamo riceverne il nutrimento; e l'apostolo Paolo spiega chiaramente che è il Signore stesso che dà il seme al seminatore e il pane per il nutrimento. Ciò significa che non siamo chiamati ad essere i dominatori della terra, ma i suoi custodi, siamo chiamati a condividere i doni che Dio dà, con misura ed equità, per tutti.

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