Culto domenicale:
ore 9,00 sala degli Airali
ore 10,00 Tempio dei Bellonatti
nel periodo invernale il culto avrà luogo presso la sala Beckwith

Nuovo numero di telefono del presbiterio: 0121.30.28.50

Bellonatti

Archivio dei sermoni domenicali

Testo della predicazione: Romani 11,32-36

Dio ha rinchiuso tutti nella disubbidienza per far misericordia a tutti. Oh, profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza dì Dio! Quanto inscrutabili sono i suoi giudizi e ininvestigabili le sue vie! Infatti, "chi ha conosciu­to il pensiero del Signore? O chi è stato suo consigliere? O chi gli ha dato qualcosa per primo, sì da riceverne il contraccambio?". Perché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui sia la gloria in eterno. Amen.

Sermone

     Care sorelle e cari fratelli, è un inno quello che abbiamo letto, un inno di lode! E chi sta parlando è un animo entusiasta, un animo che ha scritto con l'ardore del fuoco. Si tratta dell’apice di un discorso che l'apostolo Paolo ha iniziato alcuni capitoli prima, un discorso che comincia molto pacatamente, in modo tiepido, ma che si ravviva e prende sempre più forza, terminan­do, qui al capito 11, in una splendida poesia che scaturisce dal profondo dell’anima.

     Si tratta di un ardore senza pari che la fede ha suscitato in lui. Spesso è proprio questo entusiasmo per Dio che ci manca perché ci siamo assuefatti alla parola “misericordia”, al messaggio dell’amore di Dio; ma qui l’apostolo vuole trasmettere anche noi oggi la sua gioia incontenibile, come incontenibile è l’amore di Dio e la sua bontà.

Ma cos'è che ci può infiammare, entusiasmare, cosa ci può scio­gliere la lingua, al punto da farci cantare e scrivere poesie come l’apostolo?

     L’inno di Paolo comincia con una espressione eloquente: «Oh!». Ma cosa dobbiamo dire per far sì che quelli che ci ascolta­no, e noi stessi, arriviamo ad esclamare questo «Oh!»?

Testo della predicazione: I Corinzi 12,1-11

Circa i doni spirituali, fratelli, non voglio che siate nell'ignoranza. Voi sapete che quando eravate pagani eravate trascinati dietro agli idoli muti secondo come vi si conduceva. Perciò vi faccio sapere che nessuno, parlando per lo Spirito di Dio, dice: «Gesù è anatema!» e nessuno può dire: «Gesù è il Signore!» se non per lo Spirito Santo. Ora vi è diversità di doni, ma vi è un medesimo Spirito. Vi è diversità di ministeri, ma non v'è che un medesimo Signore. Vi è varietà di operazioni, ma non vi è che un medesimo Dio, il quale opera tutte le cose in tutti. Ora a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune. Infatti, a uno è data, mediante lo Spirito, parola di sapienza; a un altro parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito; a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, doni di guarigione, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro, potenza di operare miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue e a un altro, l'interpretazione delle lingue; ma tutte queste cose le opera quell'unico e medesimo Spirito, distribuendo i doni a ciascuno in particolare come vuole.

Sermone

     Cari fratelli e sorelle, dalla parola biblica che abbiamo ascoltato, lo Spirito Santo risulta essere alla base di ogni attività e ogni testimonianza dei credenti. Senza lo Spirito nessuno può dire “Gesù è il Signore”, nessuno può pervenire alla fede, non vi è la capacità di comprendere il lieto annuncio dell’amore di Dio, c’è, infatti, troppa gratuità in quel messaggio per la nostra indole umana che ragiona in termini ricompensa, di “Do ut des”, di scambio di favori o di doni; senza l’azione dello Spirito non vi è la possibilità di esprime tale amore di Dio, tale grazia sovrabbondante, e poterla capire profondamente ed esprimerla sarebbe del tutto impossibile.

Perché?

Perché ciò di cui si parla, è altro da noi, diverso da noi, esseri umani, perché si tratta di qualcosa che ci sorpassa, qualcosa che va oltre il nostro orizzonte e i nostri limiti.

     L’apostolo Paolo che scrive alla chiesa di Corinto, spiega che solo attraverso il dono dello Spirito possiamo capire e allargare il nostro orizzonte.

Come agisce lo Spirito?

Innanzitutto crea diversità.

Testo della predicazione: Giovanni 15, 26 - 16,4

«Quando sarà venuto il Consolatore, che io vi manderò da parte del Pa­dre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli testi­monierà di me e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal princi­pio.
Io vi ho detto queste cose affinché non siate scandalizzati. Vi espelleran­no dalle sinagoghe; anzi l’ora viene che chiunque vi uccide­rà crederà di offri­re un servizio a Dio. E faranno questo perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma io vi ho detto queste cose affinché quando sia giunta l’ora in cui avverranno, vi ricordiate che ve l’ho dette»
.

Sermone

Il brano del vangelo di Giovanni che abbiamo ascoltato, fa parte di un discorso che Gesù rivolge ai suoi di­scepoli. L’argomento è quello dell’«odio del mondo», verso i credenti, i cristiani dell’epoca.

Volendo, possiamo dare anche un’occhiata al contesto del nostro brano e scopriamo subito che, pochi versetti prima, Gesù contrappone a questo brano che parla di odio, l’amore: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi». Appare chiaro il dualismo di Giovanni: da una parte c’è l’amore, che tiene viva la comuni­tà dei cre­denti, e dall’altra l’odio di coloro che non credono in Cristo; da una parte la luce, dall’altra le tenebre. La luce splende nelle tenebre, così come l’amore ama in un mondo d’odio.

Eppure Gesù aveva detto: «conosceranno che siete miei discepoli se avete amore gli uni per gli altri», cioè che la testimonianza dell’a­more porterà i non credenti verso Cristo. Ma nel testo che abbiamo udito sembra invece che l’amore dei discepoli non faccia che inasprire l’odio dei non cre­denti verso la comunità dei cre­denti. Come si spiega questa contraddizione biblica?

Per capire meglio le parole di Gesù è necessario aprire uno squar­cio nella situazione della chiesa al tempo in cui l’evangelista Gio­vanni scrive. Egli ha davanti a sé una realtà concreta, una situa­zione particolare che la comunità dei credenti stava attraversando. Una situazione di persecuzione, di odio, di violenza. Certamente molto difficile da sopportare.

     «Dov’è il Regno di Dio annunziato e promesso? Dov’è quel regno di pace, di giusti­zia, di solidarietà, d’amore?», questa e altre domande simili i credenti cominciava­no a porsi! Essi attendevano che nel mondo irrompesse della pace, della felicità, della giustizia di Dio, invece incontrarono la guerra con il mondo. La fede dei più era scossa!

Testo della predicazione: Giovanni 3,1-8

C'era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, uno dei capi dei Giudei. Egli venne di notte da Gesù, e gli disse: «Rabbì, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi segni miracolosi che tu fai, se Dio non è con lui». Gesù gli rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio». Nicodemo gli disse: «Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?» Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d'acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne, è carne; e quello che è nato dallo Spirito, è spirito. Non ti meravigliare se ti ho detto: "Bisogna che nasciate di nuovo". Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito».

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, in genere, per tutti, il buio, l’oscurità, le tenebre, sono il luogo in cui nascondersi quando riteniamo di aver agito male, quando non vogliamo che gli altri ci vedano, che pensino male di noi. Anche se il buio è qualcosa che, interiormente, ci fa paura, perché rappresenta la condizione della nostra coscienza, e dei nostri pensieri a volte molto confusi a seguito di tante domande che ci facciamo dopo una sofferenza, un dolore, un lutto, nostro o degli altri.

L’evangelista Giovanni deve avere una comprensione analoga del buio e delle tenebre, tanto che quando Giuda lascia Gesù per consegnarlo ai suoi nemici afferma: «Egli, dunque, prese il boccone, uscì subito, ed era notte». E sì, era davvero notte nell’animo di Giuda.

Un vecchio di nome Nicodemo incontra Gesù di notte. Era un capo dei Giudei, un dottore d’Israele, pare, simpatizzante di Gesù e del suo messaggio. Incontra Gesù di notte, col favore delle tenebre: certamente non voleva che nessuno, data la sua posizione, sapesse che incontrava un maestro considerato eretico da molti dei suoi amici.

Incontreremo ancora Nicodemo più avanti nello stesso Vangelo, quando difenderà Gesù di fronte ai capi dei sacerdoti e dei farisei; e lo incontreremo ancora, più avanti, intento a prendersi cura della salma di Gesù, avvolgendola in fasce e aromi, e poi della sua sepoltura insieme a Giuseppe d’Arimatea, discepolo di Gesù, ma in segreto per timore dei Giudei. Avevano senz’altro qualcosa in comune i due.

Testo della predicazione: Genesi 1,1 fino a 2,3

In principio Dio creò il cielo e la terra. Il mondo era vuoto e deserto, le tenebre coprivano gli abissi e lo Spirito di Dio soffiava su tutte le acque.

Dio disse: «Vi sia la luce!». E apparve la luce. Dio vide che la luce era bella e separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce Giorno e le tenebre Notte. Primo giorno.

Dio disse: «Vi sia una grande volta. Divida la massa delle acque». E così avvenne. Dio fece una grande volta e separò le acque di sotto dalle acque di sopra. Dio chiamò la grande volta Cielo. Secondo giorno.

Dio disse: «Siano raccolte in un sol luogo le acque che sono sotto il cielo e appaia l’asciutto». E così avvenne. Dio chiamò l’asciutto Terra e chiamò le acque Mare. E Dio vide che era bello. Dio disse: «La terra si copra di verde, produca piante con il proprio seme e ogni specie di albero da frutta». E così avvenne. La terra produsse erba verde, piante e ogni specie di alberi da frutta. E Dio vide che era bello. Terzo giorno.

Dio disse: «Vi siano luci nella volta del cielo per distinguere il giorno dalla notte: saranno segni per le feste, i giorni e gli anni. Risplendano nel cielo per far luce sulla terra». E così avvenne. Dio fece due grosse luci: il sole, la luna e poi anche le stelle. E Dio vide che era bello. Quarto giorno. [...]

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, cari bambini e bambine della Scuola domenicale, ragazzi e ragazze del catechismo, abbiamo ascoltato il brano della Bibbia che racconta della creazione della terra, di tutto quello che c’è nella terra e dell’universo.

«In principio…». Cosa accade prima che tutte le cose esistessero?

Dio crea!

Cosa crea Dio?

Dio crea la vita! Chiama all’esistenza.

E cosa c’era prima?

Il nulla! Tutto era vuoto, deserto e buio, perché non c’era la vita. Non esisteva neppure la luce. Non si vedeva nulla, ma tanto non c’era nulla da vedere, proprio nulla, ma neppure c’era qualcuno che avrebbe voluto vedere qualcosa.

Ma qualcuno però c’era, chi?

Dio. Dio c’era.

Ma Dio era solo, troppo solo per amare qualcuno. Dio aveva un grande amore da dare, un amore strabordante, infinito, ma non poteva amare nessuno perché non esisteva nessuno. Così Dio decide di creare l’universo e l’essere umano per donagli tutto il suo amore.

Dio crea per amore, crea tutto quello che vediamo per amare tutte le sue creature. Dunque, noi esistiamo per essere amati da Dio, proprio come fa un padre e una madre quando mettono al mondo i loro figli, anzi, Dio ama di più, infatti dice il Salmo 27 (v. 10): «Qualora mio padre e mia madre m'abbandonino, il Signore mi accoglierà».

Ma in che modo Dio crea?

Testo della predicazione: Deuteronomio 10,17-18

Il Signore, il vostro Dio, è il Dio degli dèi, il Signore dei signori, il Dio grande, forte e tremendo, che non ha riguardi personali e non accetta regali, che fa giustizia all'orfano e alla vedova, che ama lo straniero e gli dà pane e vestito.


Sermone

Il libro del Deuteronomio è il libro delle prescrizioni, dei precetti, delle regole e comandi rivolti al popolo d’Israele. Spesso vi è riportata una minuzia di particolari da osservare con grande scrupolo, i casi che possono accadere nella realtà umana sembra che siano tutti considerati meticolosamente.

Si tratta di esortazioni date per evitare errori e di cadere nelle maglie del male e della malvagità, e ciò attraverso la mera osservanza di tutte regole. Perciò dirà il Salmo 34 «Allontànati dal male e fa' il bene; cerca la pace e adoperati per realizzarla» (Salmo 34,14).

Nel nostro brano, l’autore parla del comportamento di Dio nei confronti di coloro che non osservano le sue esortazioni e cercano di abbonirsi Dio rivolgendogli offerte, doni e regalie.

L’autore biblico presenta un Dio che “incarna”, nel suo essere, il suo progetto di bene per l’umanità: innanzitutto Dio è un Dio che rende giustizia a coloro che hanno ricevuto ingiustizie a motivo del loro essere poveri e senza mezzi di sostentamento come potevano esserlo, all’epoca, l’orfano, la vedova.

Ma in questo elenco di persone che attendono giustizia vi è anche lo straniero che poteva essere considerato senza diritti perché fuori dalla sua patria dove, invece, si sarebbe sentito al sicuro e protetto.

Il testo dice che «Dio ama lo straniero e gli dà pane e vestito». Dunque, Dio non transige nel portare avanti la giustizia, non può che usare imparzialità ed equità verso tutti. Perciò, dice il nostro brano, «Dio non ha riguardi personali» e «non accetta regali», non si lascia corrompere per chiudere un occhio sulla disonestà e sull’ingiustizia, sulla parzialità e l’arbitrio di chi trasforma il proprio potere in strapotere per accaparrare, accumulare illegalmente, a proprio vantaggio e a scapito dei cittadini e delle istituzioni.

Il Signore non ha riguardi personali, non distribuisce raccomandazioni ai più meritevoli, ma tratta tutti allo stesso modo, con imparzialità per il bene di tutti perché è questo bene che Dio vuole per tutti i suoi figli. Una logica diversa dalla nostra, che orienta la nostra benevolenza verso chi la merita.

Testo della predicazione: 1 Corinzi 15,1-11

Vi ricordo, fratelli, il vangelo che vi ho annunciato, che voi avete anche ricevuto, nel quale state anche saldi, mediante il quale siete salvati, purché lo riteniate quale ve l'ho annunciato; a meno che non abbiate creduto invano.
Poiché vi ho prima di tutto trasmesso, come l'ho ricevuto anch'io, che Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture; che fu seppellito; che è stato risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture; che apparve a Cefa, poi ai dodici. Poi apparve a più di cinquecento fratelli in una volta, dei quali la maggior parte rimane ancora in vita e alcuni sono morti. Poi apparve a Giacomo, poi a tutti gli apostoli; e, ultimo di tutti, apparve anche a me, come all'aborto; perché io sono il minimo degli apostoli, e non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio. Ma per la grazia di Dio io sono quello che sono; e la grazia sua verso di me non è stata vana; anzi, ho faticato più di tutti loro; non io però, ma la grazia di Dio che è con me. Sia dunque io o siano loro, così noi predichiamo, e così voi avete creduto.

Sermone

Care sorelle e cari fratelli,

     è Pasqua, l’evento che non avrebbe valore se non indicasse la croce di Cristo. Per l’apostolo Paolo non ci sono dubbi, Cristo è veramente risuscitato, tanto è vero che è apparso a tante persone come prova della sua risurrezione. Ma anche l’apostolo stesso può essere testimone del Cristo vivente in quanto sulla via di Damasco ha udito la sua voce ed è stato abbagliato dalla sua luce, anche lui può dire di averlo visto e che ha trasformato e cambiato radicalmente la sua esistenza.

     Per l'apostolo Paolo, aver visto il Signore non ha però soltanto un mero significato di testimonianza di un fatto realmente accaduto nella storia. Per l’apostolo, vedere il Signore significa riconoscere che la sua risurrezione ha senso anche “per me”. Significa che il Cristo vivente non è assente perché è andato in un posto lontano da noi. Vedere il Signore, per Paolo, è partecipare alla risurrezione di Gesù e trovarsi ancora lì, con lui, come quando egli era vivo. Non a caso il vangelo di Giovanni riferisce le parole di Gesù: «Ecco, io sono con voi fino alla fine dell'età presente».

     Per l’apostolo Paolo, solo l’esperienza che i credenti fanno con il Cristo risuscitato e vivente permette loro di vivere una esistenza piena di significato, un’esistenza fondata su una speranza che non delude.

Testo della predicazione: Filippesi 2,1-11

Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma svuotò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.

Sermone

Cari fratelli e sorelle, oggi è la domenica delle Palme una ricorrenza che nell'anno liturgico si sofferma sul momento in cui Gesù entra a Gerusalemme ed è accolto come un re. Ma ciò accade proprio pochi giorni prima che, da quelle stesse persone, verrà condannato a morte.

Il nostro lezionario, per questa domenica ci pone davanti un testo che è una delle più antiche confessioni di fede della Chiesa primitiva. Si tratta di un vero e proprio inno, come quelli che abbiamo sull'innario. L’apostolo Paolo lo ripropone alla chiesa di Filippi proprio perché qui il culto dell'imperatore aveva una grande importanza, a lui si riconosceva il titolo di “Signore”.

Questa comunità cristiana di minoranza, non aveva vita facile a motivo della sua fede che riconosceva l'unico culto e l'unica adorazione al solo Dio che è morto sulla croce per il mondo. La confessione dei filippesi è chiara e inequivocabile: "Gesù Cristo è il Signore!".

La fede di questi credenti, in una città intollerante, provocava persecuzioni difficili da sopportare. Ma con forza, contro l'imperante culto dell'imperatore la piccola comunità canta: "Gesù Cristo è il Signore!".

L’apostolo Paolo, dunque, esorta i credenti alla comunione reciproca, all’incoraggia­mento reciproco, all’amore vicendevole, a vivere concordi e stimando non solo se stessi, ma anche gli altri cercando non il proprio inte­resse, ma quello di tutti. Solo così si può andare avanti in mezzo a prove e difficoltà, in mezzo a lotte e pregiudizi reciproci.

L’inno afferma che Gesù Cristo «pur essendo in forma di Dio... spogliò (o svuotò) se stesso». Questo lo diranno oggi i nostri confermandi nella loro Confessione di fede: Gesù è venuto a diventare come noi piuttosto che starsene lontano ammantato della sua gloria e onnipotenza.

Testo della predicazione: Marco 10,13-16

Gli presentavano dei bambini perché li toccasse; ma i discepoli sgridavano coloro che glieli presentavano. Gesù, veduto ciò, si indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano da me; non glielo vietate, perché il regno di Dio è per chi assomiglia a loro. In verità io vi dico che chiunque non avrà ricevuto il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà affatto». E, presili in braccio, li benediceva ponendo le mani su di loro.

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, la Bibbia parla dei bambini come coloro a cui sono riservate le promesse del Signore, il Regno di Dio, la rivelazione stessa di Dio, la sua gloria.

Non è raro trovare nella Bibbia brani nei quali si esprime la preghiera di ricevere la capacità di sorprendersi delle piccole cose.

Nel brano alla nostra attenzione ci sono dei bambini festanti e urlanti, entusiasti, che corrono verso Gesù; i discepoli sgridano i loro genitori chiedendo loro di allontanarsi: Gesù non deve essere scambiato per un taumaturgo o un santone che basta toccare per ricevere miracoli. Solitamente, proprio per questo motivo, Gesù si allontanava dalla gente per stare in luoghi isolati, ma qui no, qui ci sono dei bambini, la chiusura e la superstizione degli adulti non deve penalizzare l'apertura e la fiducia dei piccoli. Così Gesù pronuncia una delle parole più belle del Nuovo Testamento: «In verità vi dico: chi non accoglie il Regno di Dio come un bambino non vi entrerà» e poco prima del nostro brano dirà: «Chiunque riceve uno di questi bambini nel nome mio, riceve me».

Ogni bambino che viene al mondo, porta con sé quella fiducia di possedere il diritto di trovare attenzione e accoglienza. Per un bambino, non vale ciò che vale per gli adulti, e cioè che l'altro possa essere stanco o occupato in cose più importanti. Un bambino si considera, istintivamente, la cosa più importante della terra. Quando chiama, vuole che qualcuno arrivi, e ha diritto a questa "cortesia", si ammalerebbe se nessuno rispondesse ai suoi richiami.

Quando un bimbo chiede dell'altro, ha il diritto che l'altro gli sia "accessibile". Per lui tutto il mondo è aperto e a portata di mano. Ogni bambino che viene al mondo, porta con sé questa fiducia originaria e deve poterla vivere. Per questo Gesù non si nega ai piccoli.